I blog di Alessioempoli

Data 13 novembre 2016

WORDPRESS – 3°

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               WordPress – 3°

 

 

 

21) Configurazione e moderazione dei commenti

 

Abbiamo appena sottolineato il fatto che i commenti svolgono una funzione fondamentale per i blog, stimolano la discussione e aumentano il grado di partecipazione degli utenti e la condivisione di esperienze e risorse. Non si può certo temere di essere smentiti quando si afferma che la qualità e la quantità dei commenti determinano, insieme ai contenuti dei post, il successo di un blog.

Ma le discussioni possono essere anche molto accese e non tutti i contributi sono accettabili, corretti e utili a priori; sulla base di questa considerazione è importante che il sistema di gestione dei commenti sia configurato nel modo migliore possibile.

Per la configurazione dei commenti abbiamo una voce apposita all’interno del menù “Opzioni” che prende il nome di “discussione”; questa voce consente innanzitutto di settare le “Impostazioni tipiche per un articolo”, che potranno in ogni caso essere modificate per ogni singolo post. In particolare sarà possibile:

 

notificare tutti i blog citati da un determinato articolo, funzione da utilizzare con cautela in quanto tende a rallentare l’inserimento dei post;

permettere la notifica da altri blog, i cosiddetti “pingback” e” trackback” di cui parleremo a breve;

– consentire la scrittura dei commenti per un determinato articolo.

 

È poi possibile stabilire degli avvisi tramite e-mail in corrispondenza con l’inserimento dei commenti, in questo caso le opzioni disponibili sono due (selezionabili anche contemporaneamente):

ricevere un’email ogni volta che viene inserito un commento;

ricevere un’email ogni volta che un commento viene immesso nella coda di moderazione.

 

Sarà anche possibile stabilire quali comportamenti attuare prima che un commento sia visibile sul blog; in questo caso abbiamo 3 scelte:

 

accodare un commento e non pubblicarlo se non prima approvato dall’amministratore;

vincolare l’inserimento del commento alla digitazione del nome e dell’indirizzo e-mail dell’utente;

consentire il post automatico dei commenti a tutti coloro per cui è stato approvato in precedenza un commento.

 

Le tre opzioni appena descritte sono tutte selezionabili, una non esclude l’altra, e riguardano i concetti di “moderazione” e “approvazione”.

 

La “moderazione” è una prassi che permette di non rendere visibile immediatamente un commento su un blog se non risponde a determinata caratteristiche (contiene troppi link, contiene parole o affermazioni non adatte alla policy del blog, l’autore non è conosciuto, il commento non è stato approvato etc.).

L’approvazione è una prassi che può essere successiva o meno alla “moderazione”; un admin può per esempio scegliere di visualizzare tutti i commenti senza alcun controllo preventivo, può considerare affidabili determinati utenti e non ritenere necessario sottoporre i loro commenti a moderazione, può utilizzare un plug-in antispam per eliminare i messaggi non adatti alla pubblicazione senza intervenire sulle altre tipologie di commenti e così via.

Insomma, le combinazioni possibili tra moderazione e approvazione sono numerose e WordPress mette a disposizione dell’utilizzatore delle funzioni molto utili per svolgere entrambi i compiti.

 

Sempre nel percorso di amministrazione “Opzioni” >> “Discussione”, abbiamo la possibilità di inserire un commento in coda di moderazione se contiene uno o più link (il numero è configurabile arbitrariamente dall’utente); una caratteristica ricorrente nello spam dei commenti è infatti l’abitudine di postare un gran numero di link per pubblicizzare attività che generalmente non hanno nulla a che fare con l’argomento del nostro sito Web.

Attraverso una textarea, sarà inoltre possibile indicare all’applicazione quali parole determinano lo spostamento di un commento in coda di moderazione se contenute nel testo, nel nome, nell’URL, nell’e-mail o nell’IP.

Per far questo è necessario inserire ogni singola parola o IP per linea, l’applicazione cercherà corrispondenze anche all’interno delle parole, quindi per “spam” verrà trovata una corrispondenza in parole come “Spammer” o “Spammone” etc.

Se la funzione appena descritta invia in coda di moderazione tutti i commenti che non rispondono a determinate caratteristiche, nella stessa sezione dell’amministrazione ve n’è un’altra ancora più drastica denominata “Blacklist dei commenti”.

 

Anche in questo caso abbiamo una textarea in cui digitare termini, stringhe o IP (una per ogni linea) su cui effettuare un controllo, ma la Blacklist in questo caso non renderà i commenti moderabili, più semplicemente li contrassegnerà automaticamente come “spam”.

Si tratta di uno strumento molto utile ma va utilizzato con cautela per evitare che si verifichino troppi “falsi positivi”, anche in questo caso, infatti, WordPress cercherà corrispondenze all’interno delle parole.

Se avete attivato le funzioni per la moderazione, il menù “Commenti” mostrerà una voce “Da moderare” seguita dal numero dei commenti in coda; nell’elenco completo dei commenti avremo, invece, la consueta lista di tutti gli interventi ordinati per data, quelli da moderare saranno caratterizzati da tonalità di colore più chiare per essere distinguibili dagli altri.

Se desideriamo intraprendere qualche operazione di moderazione ci basterà portarci sulla voce di menù “Da moderare” e ci verranno presentati soltanto i commenti in coda; qui avremo la possibilità di operare anche su più commenti contemporaneamente.

 

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A quel punto potremo scegliere se approvare il commento, segnalarlo come “spam” in vista di ulteriori invii, di cancellarlo o di lasciare le cose come stanno intervenendo in un secondo momento.

 

 

22) Gestione degli utenti

 

Un blog partecipato e di successo è spesso scritto a più mani, capita che quando la comunità di utenti cresce cresca anche la richiesta di contenuti sempre nuovi e di autori in grado di scrivere articoli riguardanti l’argomento trattato.

WordPress permette di gestire gli utenti che partecipano al blog su una scala gerarchica, che abbiamo già descritto, in cui il gradino più alto spetta all’amministratore, mentre quello più basso è occupato dai “Subscribers” che, di fatto, sono dei semplici utenti iscritti.

Il menù principale dell’applicazione mette a disposizione una sezione appositamente dedicata alla gestione degli utenti; cliccando sulla relativa voce avremo accesso diretto alla lista degli utenti disponibili e per ognuno di essi verrà indicato il ruolo ricoperto (“Elenco utenti per ruolo”).

 

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Per tutti gli utenti che partecipano verrà indicato il “Nome utente” e il “Nome”; il nome utente può essere anche uno pseudonimo.

L’admin potrà modificare tutti i dati relativi ad un determinato utente tramite l’apposito collegamento chiamato “Modifica”, ma non il “Nome utente” che è una voce non modificabile per salvaguardarne l’identità (tale modifica potrà essere fatta ma solo tramite modifica al record direttamente su db).

Sull’elenco degli utenti sarà possibile effettuare anche modifiche di massa semplicemente selezionando tutti quelli interessati tramite l’apposita casella di spunta di fianco all’ID.

Sarà possibile, per esempio, cancellare più utenti selezionati o modificarne simultaneamente la posizione gerarchica.

Quando si desidera cancellare un determinato utente, l’applicazione ci propone due possibili alternative:

cancellare tutti gli articoli e i link relativi all’utente che si desidera rimuovere;

assegnare la proprietà di tutti gli articoli e i link ad un altro utente presente nella lista di quelli disponibili.

Aggiungere un nuovo utente è un’operazione molto semplice e richiede l’inserimento di pochi dati tra l’altro non tutti obbligatori.

 

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I parametri fondamentali da inserire sono:

– il “Nome utente” con cui verrà identificato l’utente stesso;

– l’e-mail per le notifiche all’utente;

– la password di accesso alle funzioni consentite;

– il “Ruolo” all’interno della gerarchia di utenti.

 

Il profilo e le opzioni personali

 

La voce “Il tuo profilo” del menù “Utenti” consente all’utente di modificare tutti i dati relativi al suo profilo, escluso il “Nome utente” che, come abbiamo anticipato, non è modificabile; l’admin, invece, potrà modificare i profili dei diversi utenti direttamente dal collegamento “Modifica” disponibile nell’elenco utenti.

Gli strumenti disponibili per la profilazione dell’utente sono veramente molti, sulla destra in altro troviamo i dati di iscrizione (quelli con cui l’utente è stato “aggiunto”):

 

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Naturalmente se la profilazione viene effettuata lato admin sarà possibile anche modificare il ruolo ricoperto dall’utente.

Le altre opzioni disponibili permettono di modificare ed integrare:

– i recapiti utilizzabili per i contatti con l’utente, di default, oltre all’indirizzo email e l’indirizzo della home page, sarà possibile indicare gli accounts AIM, Yahoo! e Google Talk (“Contatta l’autore”);

– le informazioni biografiche relative all’utente, per esempio, un breve curriculum che descriva le sue competenze riguardo agli argomenti trattati nel blog (“Info autore”);

– la password dell’utente, basterà digitarla due volte per associare all’utente una nuova parola chiave per l’autenticazione.

 

Una volta modificati i parametri d’iscrizione e integrato il profilo con le altre voci eventualmente indicate, sarà possibile memorizzare il tutto con un semplice click sul pulsante “Aggiorna profilo >>“.

 

 

23) Permalink

 

Con il termine “Permalink” si indicano gli “URL permanenti” ai diversi post inseriti all’interno di un blog gestito con WordPress, alle varie categorie che dividono i contenuti e ai post pubblicati su blog esterni.

Per essere più specifici, possiamo dire che un permalink è il tipo di collegamento che un blogger utilizzerà per linkare un articolo o una categoria presente su un altro blog, o in alternativa un link che verrà utilizzato per segnalare a chiunque tramite posta elettronica un determinato post.

Una volta scelta la forma migliore per i propri Permalink questi solitamente non vengono più modificati, diventano quindi permanenti.

 

Per la gestione dei Permalink WordPress mette a disposizione una sezione dedicata all’interno del menu “Opzioni >> Permalink“; di default (template standard o “Default: Ugly”) l’applicazione utilizza il classico sistema di URL basato sui parametri passati per querystring e l’utilizzo di caratteri come il punto di domanda e il simbolo dell’uguale per associare i valori alle variabili passate tramite metodo.

Un esempio di questo tipo di URL può essere il seguente:

 

http://www.miosito.it/?p=123

 

 

Come è noto a molti ora che le tematiche inerenti all’ottimizzazione per i motori di ricerca vanno sempre più diffondendosi, le URL basate sul passaggio di parametri non sono considerate la soluzione migliore per il posizionamento di un sito Web. A questo proposito WordPress ci permette di modificarne la loro forma con tre diverse opzioni.

 

La prima (“Almost Pretty” permalink) è basata sulla data e il nome del post a cui è associata l’URL; quindi se per esempio il nostro articolo intitolato “Script PHP” è stato scritto il 18 di Gennaio del 2008 avremo un’URL di questo tipo:

 

http://www.miosito.it/2008/01/18/script-php/

 

La seconda opzione disponibile ci permette di utilizzare un formato di tipo numerico, per cui l’ID dell’articolo apparirà comunque all’interno dell’URL ma non sarà passato nella forma tipica utilizzata per la valorizzazione dei parametri in querystring; un esempio potrebbe essere il seguente:

 

http://www.miosito.it/archives/123

 

L’ultima possibilità (“Pretty” permalinks), quella più orientata verso le tematiche di ottimizzazione di cui parlavamo in precedenza, consente di creare dei campi personalizzati.

Quest’ultimo caso prevede numerose personalizzazioni basate sulla struttura dei “tag” di WordPress, in questo caso i tag non sono altro che delle variabili che si portano dietro come valori determinati attributi relativi agli articoli.

I “Pretty” permalink, o in Italiano “pemalink gradevoli”, sono delle URL che svolgono contemporaneamente tre funzioni:

 

comunicano all’applicazione il corretto percorso verso un determinato articolo;

– sono facilmente leggibili dagli utenti e permettono a questi di ricavare informazioni riguardanti i contenuti trattati;

– sono “Search Engine-Friendly” e permettono ai motori di ricerca di posizionare più facilmente le pagine degli articoli rispetto a determinate chiavi.

 

I vantaggi derivanti da questo tipo di struttura per le URL sono quindi rilevanti e vale la pena vengano analizzati approfonditamente.

Alla base della creazione di permalink c’è l’utilizzo della struttura dei tag del Blog engine, ogni tag si porta dietro un valore che è anche un’informazione relativa all’articolo di destinazione; tra i tag utilizzati distinguiamo:

%year%: l’anno dell’articolo espresso in quattro cifre, come ad esempio “2008”;

%monthnum%: il mese dell’anno dell’articolo espresso in due cifre, come ad esempio “01” per indicare Gennaio;

%day%: il giorno dell’articolo, ad esempio il “18”;

%hour%: l’ora del giorno, come per esempio “15” per indicare le 3 del pomeriggio;

%minute%: che indica l’informazione relativa ai minuti, ad esempio “35”;

%second%: che indica l’informazione relativa ai secondi, ad esempio “59”;

%postname%: un stringa di caratteri che contiene il titolo del post;

%post_id%: una cifra che indica l’ID univoco associato all’articolo, se l’ID del nostro post è pari a “123” allora il valore di %post_id% sarà il medesimo;

%category%: un stringa di caratteri che contiene il nome di una categoria o di una sottocategoria;

%author%: una stringa di caratteri che contiene il nome dell’autore del post.

 

I tag %postname%, %category% e %author% posseggono una particolarità: per poter prendere parte al permalink i valori che rappresentano vengono, infatti, “bonificati” sotto forma di una stringa priva di caratteri speciali, lettere accentate, maiuscole e spazi i cui termini sono concatenati da un trattino (il segno “meno”).

Per cui un articolo intitolato per esempio “Realizzare uno script con PHP” corrisponderà al %postname% “realizzare-uno-script-php”, il nome di categoria “Tutorials PHP” sarà associato come valore al tag %category% “tutorials-php”, “Mario Rossi” sarà un %author% “mario-rossi” e così via.

La grande disponibilità di tag per la definizione di URL personalizzate porta alla possibilità di creare diverse combinazioni; una struttura espressa in questo modo:

 

/%year%/%monthnum%/%day%/%postname%/

 

verrà tradotta nella forma seguente:

 

/anno/mese/giorno/nome-articolo/

 

I tag però non possono essere utilizzati in modo assolutamente arbitrario, vi sono, infatti, delle regole da seguire:

– il solo tag %postname% non è sufficiente, l’id o la data (per WordPress v1.2.x) sono spesso elementi necessari all’applicazione per riconoscere correttamente l’esatta struttura dei contenuti;

– se un articolo appartiene a più categorie allora l’applicazione considererà valida per l’URL quella dotata di ID più basso (la prima categoria associata all’articolo) anche se il post continuerà ad essere accessibile da tutte le categorie a cui appartiene;

– il Web Server Apache nella versione 1 non consente l’utilizzo del tag %category% all’interno dei Permalink;

– i Permalink devono terminare con un tag che consenta all’applicazione di tracciare un post identificandolo univocamente, è bene quindi utilizzare %post_id% o %postname% come tag finali.

 

 

24) Permalink senza mod_rewrite

 

Per la riscrittura delle URL, e la creazione dei permalink, abbiamo a disposizione il Mod_Rewrite del Web server Apache, ma non sempre gli hosting forniscono il supporto per questo servizio e spesso ci troviamo a lavorare in spazi Web basati su Windows e IIS che escludono questa possibilità.

WordPress è stato concepito in modo da cercare di aggirare questo problema utilizzando una tecnica che consiste nel passare il nome di un file all’inizio di un permalink, in questo modo l’applicazione cercherà comunque di trasmettere gli argomenti alla pagina anche senza il supporto per il Mod_Rewrite.

Se abbiamo deciso di utilizzare questa funzione dobbiamo tenere presente che il nome della pagina all’interno dell’URL è un argomento fondamentale per la tracciabilità di un’URL; se per esempio volessimo utilizzare un indirizzo come il seguente

 

/index.php/archives/anno/mese/giorno/nome_articolo/

Dovremo impostare i relativi tag in modo che seguano il nome della pagina:

 

/index.php/archives/%year%/%monthnum%/%day%/%postname%/

I permalink strutturati in questo modo sono chiamati “PATH-INFO Permalink” dove appunto l’URL restituisce l’informazione relativa al percorso delle pagina di destinazione.

Questa soluzione non è sempre praticabile, in alcune piattaforme, come per esempio quelle basate su IIS 6, l’opzione non sarà immediatamente disponibile ma richiederà la possibilità di accedere al file di configurazione di PHP (“php.ini”); all’interno di esso bisognerà digitare due linee contenenti le seguenti istruzioni:

 

cgi.fix_panthinfo = 1 cgi.force_redirect = 0

 

Permalink e pagine di errore 404

Un’altra soluzione per l’utilizzo dei Permalink è quella di sfruttare le pagine di errore “404” personalizzate per redirigere le chiamate nel giusto percorso. Un esempio potrebbe essere quello di includere nella pagina di errore il seguente codice:

 

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Per renderlo utilizzabile si dovranno seguire i seguenti semplici passaggi:

salvare il codice in un file denominato “wp-404-handler.php” nella directory base di WordPress;

configurare le pagine di errore 404 del proprio sito in modo che puntino sul file “wp-404-handler.php”;

recarsi nell’amministrazione del Blog engine (percorso “Opzioni” >> “Permalink”) e indicare nel modulo per i “Campi personalizzati” la seguente struttura per i links:

 

/%year%/%monthnum%/%day%/%postname%/

 

In questo modo sarà possibile sfruttare le variabili d’ambiente del Web server “$_SERVER[‘QUERY_STRING’]” e “$_SERVER[‘REQUEST_URI’]” per ottenere la variabile “$_SERVER[‘PATH_INFO’]” con cui redirigere le chiamate alle pagine nel giusto percorso.

 

 

25) Permalink con mod_rewrite

 

Se abbiamo la possibilità di sfruttare il mod_rewrite per la riscrittura delle URL avremo molta più libertà nella definizione dei nostri permalink.

Sistemi Linux a parte, una piattaforma hosting basata su Windows mette a disposizione questo modulo se dotata almeno di Apache e se la relativa istruzione viene abilitata nel file di configurazione “httpd.conf”, quindi il nostro campo d’azione è abbastanza vasto.

Perché sia possibile utilizzare il Mod_Rewrite con WordPress abbiamo necessita di alcuni minimi requisiti di sistema:

 

– una macchina server dotata del Web server Apache con modulo Rewrite installato;

– l’abilitazione della direttiva FollowSymLinks;

– l’abilitazione delle direttive FileInfo come per esempio AllowOverride, FileInfo e AllowOverride All;

– un file .htaccess in cui inserire le regole di riscrittura da comunicare al Web server;

– i permessi di scrittura sul file .htaccess per poterlo aggiornare tramite l’amministrazione di WordPress.

 

Se all’interno della directory di base di WordPress non è presente un file .htaccess, l’applicazione tenterà comunque di crearlo autonomamente quando si cerca di definire dei Permalink personalizzati.

 

La possibilità che WordPress definisca per noi le regole di riscrittura all’interno di un file .htaccess è un’opzione molto utile, pensata in particolare per coloro che non hanno molta pratica in tema di gestione dei Web server o di espressioni regolari (molto utilizzate per il rewriting delle URL).

 

Nel caso in cui il file .htaccess non sia scrivibile dovremo editarlo manualmente, ma anche in questo WordPress ci aiuterà, l’applicazione sarà infatti in grado di accorgersi che il documento non è accessibile e produrrà per noi le regole necessarie alla riscrittura pronte per essere copiate ed incollate.

 

È possibile utilizzare anche un .htaccess preesistente, WordPress non cancellerà le regole già scritte né sovrascriverà alcunché, nel caso in cui le regole vengano digitate a mano l’utilizzatore dovrà però avere l’accortezza di scriverle alla fine del file.

 

Regole da seguire per la scrittura di un file .htaccess di WordPress

Se abbiamo scelto di avvalerci del Mod_Rewrite di Apache per la riscrittura delle URL di WordPress, dovremo seguire alcune regole basilari per utilizzare e scrivere un file .htaccess:

– è necessario posizionare il file all’interno della stessa directory in cui si trova il file principale dell’applicazione (“index.php”), quindi se il nostro blog è installato nel percorso “http://www.sito.it/”, dovremo salvare il file .htaccess nel percorso http://www.sito.it/.htaccess;

 

– nel caso in cui si desideri modificare il file .htaccess direttamente dall’amministrazione (percorso: “Gestione” >> “File” >> “.htaccess per le regole di riscrittura”), si dovrà prima utilizzare il comando chmod sul file e settarne i permessi su “666”, in questo modo però qualsiasi utente iscritto al blog con il privilegio di modificare i temi grafici, avrà anche la possibilità di modificare il file .htaccess;

 

– è bene tenere presente che, se un file .htaccess contiene degli errori che causano problemi di raggiungibilità delle pagine del sito, si dovrà cancellare il file utilizzando il protocollo FTP; gli errori renderanno infatti irraggiungibile anche l’editor messo a disposizione dall’applicazione;

 

– se si lasciano degli spazi vuoti alla fine del file .htaccess, potrebbe succedere che le pagine del sito non siano più raggiungibili; questo (come nel caso precedente) non significa naturalmente che i nostri dati siano spariti, molto più semplicemente saranno momentaneamente irraggiungibili fino a quando non verrà cancellato il file .htaccess e sostituito con uno nuovo corretto;

 

– Se il file .htaccess è stato digitato correttamente ma le pagine del sito non sono comunque visibili, è molto probabile che nella configurazione del Web server Apache non sia stata abilitata la direttiva AllowOverride; per correggere il problema bisognerà editare il file “httpd.conf” e controllare che la direttiva non sia impostata su “None”. Se così fosse dovremmo modificare “None” in “All”.

 

 

26) I Plugin,installazione e gestione

 

I Plugin sono estensioni che permettono di integrare un CMS con nuove funzioni, non sono essenziali per il funzionamento dell’applicazione, in quanto non fanno parte del suo “core”, ma consentono di associare nuovi servizi al front-end e al back-end dei nostri siti Internet.

WordPress può contare su un numero impressionante di estensioni (ad oggi se ne contano circa 1500) per gli utilizzi più svariati.

Per gestire i nostri Plugin l’amministrazione di WordPress ci mette a disposizione un’omonima voce di menù.

 

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Di default sono presenti due Plugin disattivati:

 

– “Akismet“, permette di bloccare lo spam, per essere attivato necessita di una Api Key che potrà essere reperita facilmente iscrivendosi gratuitamente sul sito WordPress.com;

 

– “Hello Dolly“, si tratta del primo Plugin ufficiale di WordPress, il suo compito è quello di aprire casualmente, nella zona posta in alto a destra del pannello di amministrazione, alcune frasi tratte dal testo di “Hello, Dolly” di Luis Argmstron; una volta attivato, le frasi della canzone appariranno in tutte le pagine eccetto quella dei Plugin.

 

Entrambi i Plugin installati di default sono stati realizzati da Matt Mullenweg, lo stesso ideatore di WordPress.

 

Reperire estensioni per WordPress non è complicato, lo stesso sito ufficiale dell’applicazione mette a disposizione una directory molto vasta in cui i Plugin sono suddivisi per categorie a seconda della funzione svolta.

 

Prendiamo per esempio un Plugin come “VideoWarrior”, la sua utilità e quella di permettere in modo semplice ed immediato l’inclusione all’interno degli articoli di filmati ripresi da Youtube e Google Video.

 

Per installare “VideoWarrior” dovremo innanzitutto scaricare il relativo archivio in formato Zip e scompattarlo; all’interno troveremo semplicemente una cartella in cui è salvato il file “videowarrior.php”, esso contiene il codice necessario al funzionamento del Plugin.

 

Il file PHP dovrà poi essere uploadato all’interno della directory dell’applicazione sul percorso “wp-content/plugins/“, qui salveremo tutte le altre estensioni per WordPress che via via avremo necessità di utilizzare.

Portiamoci ora nell’interfaccia di amministrazione e torniamo su “Plugin”; nell’elenco delle estensioni disponibili sarà presente una nuova voce relativa a “VideoWarrior”.

 

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Di default i Plugin appena installati sono disattivati, per attivarli basterà cliccare sulla voce “Attiva” posto di fianco a destra della descrizione associata all’estensione.

Una volta attivato “VideoWarrior” diventerà disponibile e potrà essere utilizzato; grazie alla sua funzione potremo includere filmati nei nostri articoli semplicemente ponendo l’ID del video scelto tra parentesi quadre.

 

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Se per esempio desideriamo integrare un post con il video che si trova all’indirizzo “http://www.youtube.com/watch?v=123456789” basterà includerlo nella posizione desiderata utilizzando la sintassi “[youtube 123456789]“; lo stesso si potrà fare con i video di Google.

 

 

27) Pagine WordPress

 

Le Pagine in WordPress sono delle entità molto simili agli articoli ma si differenziano da questi poiché esistono al di fuori della comune cronologia sulla base del quale è ordinato il blog; una Pagina può essere utilizzata per l’organizzazione e la gestione di qualsiasi tipologia e quantità di contenuti.

Comunemente il termine “pagina” viene utilizzato per descrivere un qualsiasi documento web scritto col markup HTML; in WordPress, invece, per “Pagina” si intende una determinata funzione a disposizione degli utilizzatori a partire dalla versione 1.5 del Blog engine.

Torniamo alla differenziazione iniziale tra “Pagine” ed “Articoli”, i secondi sono identificabili come se fossero delle entità che fanno riferimento al tempo (ordinamento cronologico); un articolo viene scritto in una determina data e in una determinata ora e sulla base di queste entra a far parte della cronologia del blog.

Le pagine, invece, si può dire che “non abbiano una specifica collocazione nel tempo”, servono in particolare per la presentazione di dati ed informazioni riguardanti il sito stesso, l’autore o altri argomenti suscettibili di rare modifiche; se per esempio un articolo può parlare di quello che è successo oggi, una Pagina descriverà dell’argomento generale del sito, presenterà una galleria di immagini personali, elencherà i contattati, ecc.

Le regole descritte non sono assolutamente vincolanti, volendo un utilizzatore di WordPress potrebbe anche creare soltanto pagine nel proprio sito e utilizzarle per descrivere la propria attività quotidiana; la distinzione tra queste e gli articoli rappresenta semplicemente una comoda funzione in più che nessuno ci obbliga ad utilizzare.

Per completare il discorso appena fatto, possiamo parlare anche di quello che le pagine non sono e non fanno:

– le Pagine non ciclano sulla Home page del blog;

– le Pagine non sono associate ad alcuna categoria;

– non è possibile inserire codice PHP nelle Pagine a meno che non si sfrutti qualche Plugin apposito o non si crei qualche Template personalizzato per le Pagine;

– le pagine non devono necessariamente avere tutte lo stesso Template;

– le pagine non sono necessariamente uniche e possono essere suddivise in sotto-pagine.

 

Se si desidera creare una nuova Pagina è necessario recarsi nel pannello di amministrazione del blog con un utente che abbia a disposizione gli stessi privilegi necessari per la creazione degli articoli.

Esattamente come per la redazione degli articoli, per realizzare una pagina è necessario spostarsi nel menù “Scrivi”, per poi cliccare questa volta su “Scrivi Pagina”; le funzioni disponibili saranno per la maggior parte le medesime rispetto a quelle generalmente utilizzate per la redazione delle pagine.

Generalmente le pagine assumono una forma molto simile a quella degli articoli dato che entrambi presentano un “Titolo” ed un “Contenuto” e sono caratterizzati da template di presentazione che permettono di dar loro un layout in armonia con il resto delle pagine del blog.

WordPress è in grado di generare, in modo automatico, l’elenco delle Pagine di un blog, generalmente visualizzato nel menù laterale del front-end, questo è possibile grazie ad uno specifico Tag per i Template denominato “wp_list_pages()” che permette di:

 

visualizzare l’ordinamento personalizzato per la lista delle pagine, nel menù dell’amministrazione al percorso “Scrivi” >> “Scrivi Pagina” è presente un campo denominato “Ordine della Pagina” che sarà possibile settare con un valore relativo alla posizione da assegnare ad una determinata Pagina;

non visualizzare una determinata Pagina all’intero di una lista;

verificare quali Pagine e quali sotto-pagine sono visualizzabili tramite la lista;

visualizzare la profondità nella gerarchia delle pagine.

 

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I collegamenti alle pagine non devono essere espressi necessariamente tramite una lista, WordPress permette tra l’altro di posizionare i link alle pagine in qualsiasi punto del template utilizzato. Se, per esempio, abbiamo creato una pagina denominata “Contatti”, per linkarla potremmo utilizzare un codice HTML simile a seguente:

 

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Se si vogliono utilizzare i permalink è necessario che il file .htaccess sia scrivibile, diversamente si dovrà aggiornare il file .htaccess manualmente ogni volta che viene creata una nuova Pagina.

 

 

28) Gerarchia delle pagine

 

Abbiamo detto che le pagine, a differenza degli articoli, non sono suddivise per categorie; le pagine stesse, però, possono rappresentare una sorta di “categoria principale” per altre entità gerarchicamente inferiori dette “sotto-pagine“, un po’ come le sotto-categorie per gli articoli.

La definizione di pagine e sotto-pagine è affidata alla sezione dedicata alla creazione delle pagine (“Scrivi” >> “Scrivi Pagina”); nel menù laterale sulla destra è presente un box denominato “Pagina madre” che presenta la struttura delle pagine e delle sotto-pagine e permette di assegnare una posizione al documento.

 

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Se si seleziona la voce “Pagina Base”, che corrisponde alla voce “Categoria Madre” per i post, la pagina verrà salvata come pagina (di base), se invece si seleziona come pagina madre una delle pagine precedentemente create, allora la pagina che si sta creando assumerà il ruolo di sotto-pagina.

Per gestire la gerarchia delle pagine e il loro contenuto il menù “Gestione” ci mette a disposizione la voce “Pagine” in cui ogni documento viene mostrato nella sua posizione rispetto alla gerarchia assegnata:

 

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Le pagine potranno essere ricercate per parole chiave, per titolo e per autore; si può notare subito come il motore di ricerca interno metta a disposizione un numero di opzioni per il filtraggio inferiore rispetto agli articoli, mancano per esempio i riferimenti alle date e alle categorie che, come abbiamo detto in precedenza, non sono validi per le pagine.

Le “Pagine” non sono ordinate per data di creazione ma per identificatore univoco (“ID”) e per posizione gerarchica; ad ogni pagina è associato un riferimento cronologico relativo all’ultimo aggiornamento eseguito, questa data, però, a differenza di quanto succede per gli articoli, è una mera informazione e non potrà essere modificata direttamente dal pannello di amministrazione.

Da notare come i permalink delle pagine rispecchiano la posizione gerarchica di queste ultime; se per esempio creassimo una gerarchia di questo tipo:

– Italia

– Sardegna

– Cagliari

 

Avremo dei permalink corrispondenti espressi in un formato simile al seguente:

 

http://www.miosito.it/italia/sardegna/cagliari/

 

 

29) Template delle pagine

 

Nelle lezioni precedenti abbiamo sottolineato il fatto che una pagina può essere associata ad un determinato template e che diverse pagine possono essere associate a template differenti.

L’associazione tra pagine e template avviene attraverso un apposito box situato sul percorso “Scrivi >> Scrivi Pagine” e denominato appunto “Template Pagine”.

 

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In pratica, associando un template a una pagina, potremo variare, per ques’ultima, variabili fondamentali come, per esempio:

– la presenza della colonna del menù;

– la presenza del footer o dell’header;

– l’impostazione grafica della pagina.

 

Inoltre, grazie ai template, chi sa programmare, potrà facilmente inserire nuove funzionalità per estendere le funzioni del blog stesso. Un esempio classico, che potrà far capire bene ciò di cui sto parlando, potrebbe essere un blog sui libri (sui film, su software, ecc) che, oltre al blog engine stesso, dovrà avere una lista di schede, magari con i dati sui libri.

Molto semplicemente, passando delle variabili alla nuova pagina creata (con o senza mod_rewrite), e associando la pagina a una tabella del database, si avrebbe a disposizione la struttura necessaria per inserire nella pagina le informazioni che ci interessano.

I vantaggi sono evidenti: per ogni libro non creiamo una nuova pagina ma si usa un’unica pagina (struttura) alla quale viene passato di volta in volta un parametro (che potrebbe essere l’ID o il nome del libro) per richiamare il giusto record sul database.

Se poi tale sistema venisse implementato insieme a un pannello interno per la gestione della tabella del DB, si avrebbe uno strumento semplice e potente per la gestione delle schede, oltre al blog.

Passando a un esempio pratico più semplice, supponiamo di dover creare una pagina “Chi siamo”, con il solo corpo, quindi, senza la colonna del menù.

Listato 1. Creazione pagina template

 

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Un template del genere, ogni volta che verrà usato, creerà una pagina con il titolo “Chi siamo” e il testo tra <p>.

Se volessimo mostrare, invece, il testo e il titolo scritto nella pagina, ma senza il menù, basterà creare un template così formato:

Listato 2. Template pagina

 

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30) Temi WP

 

Il sistema basato sui Temi di WordPress è un metodo che ci consente di dare un determinato aspetto al nostro sito Web.

Un Tema è una raccolta di file che mettono a disposizione un’interfaccia grafica per il blog. Il vantaggio sta nel fatto che consentono di dare un aspetto alle pagine, e di modificarlo, senza per questo influire in alcun modo sull’applicazione che gestisce il blog.

Generalmente un tema è composto da:

– uno o più fogli di stile CSS;

– delle immagini nei formati compatibili per il browser Web;

– dei file PHP per la generazione dinamica del codice.

 

Dopo la prima installazione, WordPress mette a disposizione due temi subito utilizzabili e interscambiabili tramite il pannello di amministrazione. Infatti, se clicchiamo sulla voce “Aspetto“, del menù principale, vedremo subito elencati e mostrati in anteprima i temi “WordPress Default 1.6” (che è il tema predefinito d’installazione per WordPress) e “WordPress Classic”.

 

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Per modificare il “Tema corrente” con un altro, presente alla voce “Temi disponibili”, basterà semplicemente cliccare sull’anteprima del Tema scelto, l’applicazione si occuperà di tutte le operazioni necessarie per dare un nuovo aspetto al blog senza richiedere altri interventi da parte dell’utilizzatore.

Per i più esperti, i file dei temi potranno essere modificati attraverso la funzione di menu “Aspetto >> Editor temi”; una volta selezionato il tema da modificare, sulla destra verranno elencati i file che compongono il Tema, mentre sulla sinistra avremo una textarea all’interno della quale verrà visualizzato il codice del file selezionato che potrà essere modificato riga per riga.

 

Il sito ufficiale di WordPress mette a disposizione una directory appositamente dedicata al download dei Temi; generalmente per l’installazione di un nuovo Tema è sufficiente caricare la cartella del Tema all’interno della directory “wp-content/themes“, dopo il caricamento questo dovrebbe essere immediatamente disponibile e visibile in anteprima sulla pagina “Aspetto” dell’amministrazione alla voce “Temi disponibili”.

 

Se si desidera modificare l’aspetto del proprio blog con un Tema fatto da altri, è bene scaricarlo unicamente da gallerie ufficiali o di persone conosciute ed affidabili; spesso, infatti, alcuni realizzatori inseriscono all’interno dei temi link “abusivi” (sovente utilizzati per effettuare sponsorizzazioni), cioè non visibili all’utilizzatore ma perfettamente visibili per i motori di ricerca.

In altri casi, molto più pericolosi, potrebbe succedere che un Tema contenga del codice “malizioso”, cioè in grado di richiamare ed eseguire altri codici in grado di diffondere infezioni e trasformare i blog in veri è propri “Zombie”, veicoli per il contagio di malware. Lo stesso discorso può essere fatto per quanto riguarda le estensioni di terze parti; quindi, è sempre meglio rivolgersi a fonti affidabili quando si desidera scaricare un Tema o un Plugin.

 

Per fare un esempio di installazione e utilizzo di un nuovo Tema possiamo recarci nella directory ufficiale de temi di WordPress e sceglierne uno che si adatti alle nostre esigenze e al nostro gusto.

Una volta scaricato il file in formato Zip, che contiene tutti i file necessari per l’installazione, ci porteremo sulla directory di WordPress nella cartella “themes”, sotto-cartella di “wp-content”, dove salveremo la cartella uscita dallo scompattamento dell’archivio.

Ecco che il nuovo Tema risulterà immediatamente utilizzabile nell’apposita sezione di menù, per la gestione dei Temi, sotto la voce “Temi disponibili” in cui potremo visualizzarne l’anteprima.

 

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Un semplice click sull’anteprima ci permetterà di installarlo per dare un nuovo aspetto al nostro blog.

 

 

31) Widgets

 

Un altro strumento per la modifica dell’aspetto del nostro blog è presente alla voce “Widgets“; sono come dei Plugin ma il loro compito fondamentale è quello di fornire all’utilizzatore uno strumento molto semplice per ordinare i vari elementi della sidebar di WordPress (conosciuti appunto con il nome di “Widgets”) senza dover mettere mano ad una sola riga di codice.

Per utilizzare i “Wingets” rechiamoci nell’apposita sezione del pannello di amministrazione, vedremo in alto un riquadro che rappresenta la sidebar del nostro blog:

 

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Inizialmente la barra è vuota e potrà essere riempita trascinando all’interno di essa uno dei Widgets disponibili del riquadro sottostante.

 

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Potremmo per esempio trascinare sulla Barra laterale le voci relative a “Pagine”, “Articoli recenti” e “Commenti recenti”.

 

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Per confermare le modifiche effettuate basterà cliccare sull’apposito pulsante “Salva modifiche“, di conseguenza, portandoci sul front-end del nostro Blog potremo visualizzare la nuova disposizione degli elementi nella sidebar:

 

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23 Risposte a “WORDPRESS – 3°”

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