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Data 2 agosto 2016

RELIGIONE – 1°

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La religione è quell’insieme di credenze, vissuti, riti che coinvolgono l’essere umano, o una comunità, nell’esperienza di ciò che viene considerato sacro, in modo speciale con la divinità, oppure è quell’insieme di contenuti, riti, rappresentazioni che, nell’insieme, entrano a formare parte di un determinato culto religioso.

Lo studio delle “religioni” è oggetto della “Scienza delle religioni” mentre lo sviluppo storico delle religioni è oggetto della “Storia delle religioni“.

 

La religione è per l’uomo la “percezione” di un “totalmente Altro”,ciò ha come conseguenza un’esperienza del sacro che a sua volta dà luogo ad un comportamento sui generis.

La religione elabora una spiegazione del destino umano e conduce a un comportamento che attraverso miti,riti e simboli attualizza l’esperienza del sacro.

Molto probabilmente il fenomeno della religione è una forma specifica della cultura umana.

 

Nella Grecia antica il termine “religione” possedeva un significato preciso,indicava cioè la modalità formale con cui andava celebrato il culto a favore degli dèi. Non celebrare loro il culto significava provocarne l’ira,da qui il “timore” della divinità.

 

La concezione romana di “religione” (religio) corrisponde alla cura nei confronti dell’esecuzione del rito a favore degli dèi, rito che, per tradizione, va ripetuto finché non risulti correttamente eseguito .

 

Cicerone

 

Ma la prima definizione del termine “religione” ,ovvero del suo originario termine latino religio,la dobbiamo a Cicerone il quale nel De inventione così la esprime:

« Religio è tutto ciò che riguarda la cura e la venerazione rivolti ad un essere superiore la cui natura definiamo divina »

 

Lucrezio

 

critica fortemente la nozione di religione intesa come elemento che sottomette l’uomo per mezzo della paura e da cui il filosofo deve liberarsi. (De rerum natura).

 

 

 Occidente cristiano

 

A partire dal V secolo,il Cristianesimo adottò il termine “religione” nell’accezione indicata da Lattanzio e cioè che la religione era l’unica via di salvezza per l’uomo.

 

Giustino (II secolo),Clemente Alessandrino e Origene sostennero che partecipando tutti gli uomini al “Verbo” coloro che tra questi vissero secondo “ragione” erano comunque dei cristiani.

 

Con la Scolastica la “religione” venne collocata tra le “virtù morali” inserite nella “giustizia” in quanto essa rende a Dio l’onore e l’attenzione che gli sono “dovuti” esprimendosi con atti esteriori, come la liturgia o il voto, ed atti interiori, come la preghiera o la devozione.

 

Le Guerre di religione del XVI secolo provocarono in Francia l’abbandono dell’idea che il termine “religione” potesse essere sovrapponibile a quello di civiltà e, ad incominciare dal XVII secolo, alcuni intellettuali francesi avviarono una critica serrata al valore stesso della religione.

« Vive forze nazionali si risvegliano e insorgono contro l’adattamento compiuto dopo le guerre di religione. Da allora la religione è vista come riguardante un‘autorità oppressiva, la fede come una credenza poco ragionevole, anzi quasi irragionevole. In Francia, le intelligenze cominciano a preferire la civiltà alla religione. E c’è la tendenza a credere che quanto l’uomo più si civilizzerà tanto meno sarà incline alla religione. »

(Michel Despland. Op.cit.)

 

 

 

Razionalità e religione

 

A partire dal XVII secolo, la Modernità attribuisce valore supremo alla razionalità affrontando con questo strumento conoscitivo anche l’alveo della religione che così viene sottoposto al suo esame.

 

Se da una parte autori come Gottfried Wilhelm von Leibniz (1645-1716) e Nicolas Malebranche (1638-1715) dopo l’analisi razionale esaltarono i valori religiosi, altri, come ad esempio John Locke (1632-1704) o Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), utilizzarono la “ragione” per spogliare la “religione” dei suoi contenuti non giustificabili razionalmente.

Altri autori, come l’irlandese John Toland (1670-1722) o il francese Voltaire (1694-1778) furono propugnatori del deismo, una  lettura decisamente razionalista della religione.

Con David Hume (1711-1776) vi fu un rifiuto dei contenuti razionali della religione, nell’insieme considerata un fenomeno del tutto irrazionale, nato dai timori propri dell’uomo nei confronti dell’universo. Partendo dal giudizio di “irrazionalismo” della religione, in Occidente, con ad esempio Julien Offray de La Mettrie (1709-1751) o Claude-Adrien Helvétius (1715-1771), si affacciarono le prime critiche radicali alla religione che portarono all’affermazione dell’ateismo.

 

Max Weber   (1864-1920)       

 

aveva sostenuto che:

 

« Una definizione di ciò che la religione ‘è’ non può trovarsi all’inizio, ma caso mai, alla fine di un’indagine . »

Weber scoprì che alcune religioni sono caratterizzate da un ascetismo ultramondano,che privilegia la fuga dai problemi terreni,distogliendo gli sforzi dallo sviluppo economico.

 

Leszek Kolakowski

 

è uno storico polacco e rileva che:

“ studiando le attività umane,nessuno dei concetti di cui disponiamo può essere definito con assoluta precisione e sotto questo aspetto – religione- non si trova in una situazione peggiore di

“arte,società,storia,politica,scienza” ecc…

Ogni definizione della religione deve essere fino ad un certo punto arbitraria e tuttavia,molte persone riterranno che la nostra definizione comprenda troppo o troppo poco.

 

Ludwig Feuerbach

 

Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach (1804-1872) sosteneva che: la religione consiste di idee e valori prodotti dagli esseri umani, erroneamente proiettati su forze e personificazioni divine. Dio sarebbe quindi la costruzione di un Super uomo (uomo potenziato con attribuiti ideali dati dall’uomo stesso). È una forma di Alienazione (che non ha lo stesso significato attribuito da Marx), in quanto la religione estranea l’uomo da sé stesso facendogli credere di non essere in prima persona: l’uomo è sottomesso da sé stesso. La religione si trova ad essere dunque un rifugio dell’uomo di fronte alla durezza della realtà quotidiana.

 

Karl  Marx  (1818-1883)

 

Karl Marx (1818-1883) affermò che: la Religione è «il gemito della creatura oppressa, l’animo di un mondo senza cuore, così come è lo spirito d’una condizione di vita priva di spiritualità. Essa è l’oppio dei popoli».

 

 

 

Termini classificatori e descrittivi delle religioni. —————————————-

 

 

Animismo

 

“Animismo” (dall’inglese animism, a sua volta dal latino anĭma) è il termine introdotto nello studio delle religioni primitive dall’antropologo inglese Edward Burnett Tylor (1832-1917) che, nel 1871 nel suo Primitive Culture: Researches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Language, Art and Custom, lo utilizzò per indicare quella prima forma di credenza spirituale (“anima” o “forza vitale“) che viene riscontrata in oggetti o luoghi.

 

Carlo Prandi nota anche come tale termine venga utilizzato per indicare le credenze religiose dell’Africa subsahariana, quelle afrobrasiliane e quelle attinenti alle culture dell’Oceania.

 

Deismo

 

Il termine “Deismo” (dal francese déisme, a sua volta dal latino deus) fu coniato dal teologo calvinista svizzero di lingua francese Pierre Viret (1511-1571) che nella sua Instruction chrétienne del 1564 lo utilizzò per indicare un gruppo che si opponeva agli “ateisti“. Ma Viret descrisse questo “gruppo” come di coloro che pur credendo in un Dio unico e creatore rigettavano la fede in Gesù Cristo.

 

Enoteismo

 

“Enoteismo” (dal tedesco henotheismus, a sua volta dal greco  “un dio”) fu il termine coniato dal Friedrich Schelling (1775-1854) in Philosophie der Mythologie und der Offenbarung (1842) per indicare un “monoteismo ” rudimentale sorto durante la preistoria della coscienza e precedente al “monoteismo evoluto” e al politeismo.

 

Monoteismo

 

Il termine Monoteismo  caratterizza quelle religioni che propugnano l’esistenza di una singola divinità.

Andrè Lalande (1867-1963) ha così descritto:

« Dottrina filosofica o religiosa che ammette un solo Dio, distinto dal mondo »

In questo gruppo di religioni sono state incluse da Paolo Scarpi: Ebraismo, Cristianesimo, Islam.

Di tutt’altro avviso è invece,Theodore M. Ludwig che include altre religioni oltre quelle citate,

come lo Zoroastrismo, Religione greca, la Religione egizia del culto di Aton, il Buddhismo nella forma della Terra Pura, l’Induismo in alcune sue particolari manifestazioni e il Sikhismo.

 

 Panteismo

 

Il termine Panteismo (dall’inglese pantheism a sua volta dal greco  = tutto Dio) letteralmente significa “tutto è Dio“. Tale termine fu derivato da analogo termine, pantheistic, utilizzato dal filosofo irlandese John Toland (1670-1722) nel suo Socinianism Truly Stated. By a pantheist (1705), ed ebbe larga diffusione in Europa durante le polemiche inerenti al Deismo.

Oggi il termine “Panteismo” occorre come termine tecnico-descrittivo per individuare quei credi religiosi, o filosofico-religiosi, che individuano una divinità che abbraccia ogni cosa, ovvero Dio che compenetra ogni aspetto e luogo dell’universo rendendo così sacro ogni aspetto dell’esistente, anche quello naturale.

 

Politeismo

 

Il termine “politeismo” è attestato nelle lingue moderne per la prima volta nella lingua francese (polythéisme) a partire dal XVI secolo. Il termine polythéisme fu coniato dal giurista e filosofo francese Jean Bodin.

La parola  è formato da termini derivati dal greco antico ad indicare “molti dei”

 

Buddhismo

 

Il Buddhismo è una religione che comprende una varietà di tradizioni, credenze e pratiche, in gran parte basata sugli insegnamenti attribuiti a Siddhārtha Gautama, vissuto nel Nepal intorno al VI secolo a.C., comunemente appellato come il Buddha, ossia “il Risvegliato”.

Le numerose scuole dottrinarie afferenti a questa religione si fondano e si differenziano in base alle raccolte scritturali riportare nei Canoni buddhisti e agli insegnamenti tradizionali trasmessi all’interno delle stesse scuole.

Le due grandi differenziazioni all’interno del Buddhismo riguardano le correnti Theravāda, presente prevalentemente in Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Myanmar e Laos, e Mahāyāna, presente invece prevalentemente in Cina, Tibet, Giappone, Corea, Vietnam e Mongolia.

 

Cristianesimo

 

Il Cristianesimo è la religione più diffusa nel mondo, in particolare in Occidente (Europa, Americhe, Oceania). Le forme storiche del cristianesimo sono molteplici, ma è possibile indicare tre principali suddivisioni: il Cattolicesimo, il Protestantesimo, l’Ortodossia. Oltre a queste tre suddivisioni, esistono alcuni credi che si riallacciano al Cristianesimo ma non sono classificati nelle tre categorie principali, tra cui Mormonismo e i Testimoni di Geova.

Tutte queste tradizioni cristiane riconoscono, seppure con piccole varianti, che il loro fondatore, Gesù di Nazaret, è il Figlio di Dio, e lo riconoscono come Signore. Credono altresì, a parte i Testimoni di Geova, i Mormoni ed i Protestanti Unitari, che Dio è uno in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Inoltre, seppure con qualche differenziazione sul numero dei libri, considerano la Bibbia un testo ispirato da Dio. La Bibbia dei cristiani è composta dall’Antico Testamento, il quale corrisponde alla Septuaginta, versione e adattamento in lingua greca della Bibbia ebraica con l’aggiunta di ulteriori libri, e dal Nuovo Testamento: quest’ultimo ruota interamente sulla figura di Gesù Cristo e del suo “lieto annuncio” (Vangelo).

 

Ebraismo

 

Secondo la tradizione religiosa ebraica, poche generazioni dopo Adamo, dopo che si abbandonò la fede in Dio, con Abramo, Isacco e Giacobbe fu fondata la religione ebraica, religione monoteistica dalla quale derivano il Cristianesimo e l’Islām.

I principali testi sacri dell’Ebraismo sono raggruppati nel Tanakh, composto da Torah (pentateuco), Neviim (profeti) e Ketuvim (agiografi). Oltre a questi è riconosciuto il Talmud, testo fondamentale della pratica religiosa ebraica. Gli ebrei attendono la venuta del Messia.

 

Induismo

 

L’Induismo è un insieme di dottrine, credenze e pratiche religiose e filosofico-religiose che hanno avuto origine in India, luogo dove risiede la maggioranza dei suoi fedeli. Secondo la tradizione, questa religione è eterna (Sanātana dharma, religione eterna) non avendo né un principio né una fine.

L’Induismo fa riferimento ad un insieme di testi sacri che per tradizione suddivide in Śruti e in Smti. Tra questi testi occorre ricordare in particolar modo i Veda, le Upaniad e la Bhagavadgītā.

 

 

 

CITAZIONI

 

– A tante sciagure ha potuto indurre la religione. (Tito Lucrezio Caro)

-Alleandosi a un potere politico, la religione aumenta il suo potere su alcuni uomini, ma perde la speranza di regnare su tutti. (Alexis de Tocqueville)

– Ci sono persone buone che fanno cose buone e persone cattive che fanno cose cattive, ma se volete trovare gente buona che faccia cose cattive, rivolgetevi alla religione. (Steven Weinberg)

– Come la religione favorisca i sentimentalismi deboli, com’essa che predica la sete della giustizia sia incapace di formare negl’intelletti devoti a lei il vero concetto di giustizia. (Antonio Fogazzaro)

– Dal momento che la religione produce effetti pubblici e politici, essa aumenta considerevolmente il suo potere di nuocere. (Michel Onfray)

– Di tutte le religioni, quella cristiana è senza dubbio quella che dovrebbe ispirare più tolleranza, sebbene fino ad ora i cristiani siano stati i più intolleranti tra gli uomini. (Voltaire)

– Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale. (Sigmund Freud)

– È religione anche non credere in niente. (Cesare Pavese)

– È un fatto comune al sorgere e al primo sviluppo di ogni grande corrente religiosa che la situazione della donna subisca una depressione. (Maffeo Pantaleoni)

– Entrate nella Borsa di Londra […] Lì l’ebreo, il maomettano e il cristiano si trattano reciprocamente come se fossero della stessa religione, e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarotta. (Voltaire)

– Fra le diverse religioni le distanze sono talvolta così grandi che solo l’odio ogni tanto riesce a superarle. (Ivo Andrić)

– I libri sacri di qualsiasi religione traggono il proprio valore non già dalla precisione storica, bensì dai sentimenti che possono destare in chi li legge; e l’uomo che, oppresso dal dolore, chiede i soccorsi religiosi, desidera non già una dotta dissertazione storica, della quale non capirebbe nulla, bensì parole di conforto e di speranza. (Vilfredo Pareto)

– L’idea di una religione universale (coltivata in laboratorio dagli scienziati) non esiste. (Andrea Riccardi)

– La religione è la causa esplicita di milioni di morti avvenute negli ultimi dieci anni. (Sam Harris)

– La religione è stata e forse resterà,ancora per lungo tempo,tra i più importanti nemici del progresso e della libertà (Hristo Botev)

– La religione è il più solido puntello del capitalismo e dello Stato, i due tiranni del popolo. Ed è anche il più temibile alleato dell’ignoranza e del male. (Bruno Misefari)

– La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli. (Karl Marx)

– La religione è nulla. Vivere religiosamente è tutto. Ciò che intendo per vivere religiosamente è ciò che pensavano i profeti, ciò che Gesù pensava: fare ciò che è giusto, dire la verità, amare il prossimo tuo come te stesso. Questo è tutto. (Erich Fromm)

– La religione è un certo modo di effettuare i rapporti fra l’uomo e le forze sovrumane e misteriose da cui egli si considera dipendente. (Eugène Goblet d’Alviella)

– La religione è una spiegazione della vita umana attraverso il legame con quello Spirito misterioso, il cui governo sul mondo e sull’uomo viene riconosciuto dall’uomo e a cui l’uomo si sente legato. (Albert Réville)

– La religione è uno dei maggiori ostacoli che dobbiamo affrontare nel mondo d’oggi. (Frank Zappa)

– La religione fu inventata dall’uomo, così come dall’uomo furono inventate l’agricoltura e la ruota, e in essa non v’è assolutamente nulla che giustifichi la credenza che i suoi inventori avessero l’ausilio di potenze più alte, terrene o d’altra natura. In alcuni suoi aspetti, essa è estremamente geniale, in altri di commovente bellezza, ma in altri ancora è così assurda da rasentare l’imbecillità. (Henry Louis Mencken)

– La religione impedisce ai nostri figli di ricevere un’educazione razionale; la religione ci impedisce di rimuovere le cause fondamentali delle guerre; la religione ci impedisce di insegnare l’etica della collaborazione scientifica in luogo delle vecchie aberranti dottrine di colpa e castigo. Forse l’umanità è alla soglia di un periodo aureo; ma per poterla oltrepassare sarà prima necessario trucidare il drago di guardia alla porta: questo drago è la religione. (Bertrand Russell)

– La vera religione ha una qualità universale. Essa non trova difetti nelle altre religioni. […] Il perdono, la compassione, la tolleranza, la fratellanza e il sentimento di unità sono i segni di una vera religione. (Sri Chinmoy)

– Le più importanti religioni della Terra si contraddicono a vicenda riguardo a molti punti. Non possono essere tutte perfette. E se fossero tutte sbagliate? È una possibilità, sapete. (Carl Sagan)

– Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. […] Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile. È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza. (Elias Canetti)

– Lo spirito religioso si adatta ad ogni nuova scoperta, dopo averla demonizzata di anatema. Rettifica, riscrive, reinterpreta. […] La logica clericale macina ogni contraddizione e annulla la rimozione di ieri, ormai inservibile, con nuove e più sofisticate rimozioni. (Paolo Flores d’Arcais)

– Niente è più specifico all’uomo della capacità di religione e del senso di una divinità. (Benjamin Whichcote)

– Non esitiamo a dire che un bambino è cristiano o che è musulmano, quando in realtà sono troppo piccoli per comprendere argomenti del genere. Eppure non ci sogneremmo mai di dire che un bambino è keynesiano o marxista. Con la religione, invece, si fa un’eccezione. (Richard Dawkins)

– Non vi può essere pace tra le nazioni senza la pace tra le religioni (Hans Küng)

– Ogni religione è repressiva. (Richard Wright)

– Ogni religione è vera. Dio può essere raggiunto da ogni religione. I fiumi scorrono in direzioni diverse ma si riversano tutti nel mare. Nel mare essi sono un’unità. (Ramakrishna)

– Ogni religione monoteistica finisce col perseguitare gli altri, e ucciderli perché non li accetta. È accaduto in ogni periodo storico, e accade ancora oggi. (Philip Pullman)

– Pensateci, la religione attualmente convince la gente che c’è un uomo invisibile. Che vive nel cielo e guarda quello che fai in ogni minuto di ogni giorno. E l’uomo invisibile ha una lista speciale di 10 cose che non vuole che tu faccia. Se farai anche solo una di queste cose ha pronto un posto speciale per te, pieno di fuoco e fiamme e fumo e tortura e angosce dove vivrai per sempre e soffrirai e brucerai e griderai fino alla fine dei tempi. Ma lui ti ama. (George Carlin)

– Se c’è un Dio, l’ateismo deve sembrargli una minore ingiuria che la religione. (Edmond e Jules de Goncourt)

– Se le religioni fossero molto chiare perderebbero, con l’andar del tempo, i credenti. (Leo Longanesi)

– Senza la religione staremmo tutti meglio. Saremmo liberi di esultare per il privilegio che abbiamo di essere nati, grati di vivere una vita, questa, terrena, abbandonando il presuntuoso desiderio di averne una seconda, eterna, nell’aldilà. (Richard Dawkins)

– Sì, cittadini, la religione è incompatibile col sistema della libertà; l’avete sentito. L’uomo libero non s’inchinerà mai davanti agli dei del cristianesimo; mai i suoi dogmi, i suoi riti, i suoi misteri o la sua morale converranno ad un repubblicano. Ancora uno sforzo! Dal momento che vi date da fare per distruggere tutti i pregiudizi, non lasciatene in vita nessuno, perché anche uno solo è sufficiente a farli ritornare tutti. (Donatien Alphonse François de Sade)

– Si dice che al mondo ci sia tanta religione per far si che gli uomini si odino, ma non abbastanza perché gli uomini si amino. (Angel  Heart)

Tanto più le religioni e le fedi corrono il rischio di contrapporsi violentemente le une alle altre, tanto più è urgente un dibattito sulle religioni che prescinda dalle fedi. Gli specialisti debbono poter esprimere le loro ipotesi senza condanne, a proposito di ogni credo religioso”. (Mauro Pesce)

– Tutte le chiese, tutte le comunità religiose mancano del contrassegno più importante della […] Verità. Essendo fondate su una fede rivelata ed essendo perciò legate ad una serie di specifici eventi storici, sono prive di validità universale. È sostanzialmente inutile ricercare tra le varie tradizioni religiose quale sia la religione vera: quel che importa è agire bene. Compiere il Bene, la Virtù, per amore del Bene stesso relativizza non tanto la verità bensì l’esistenza delle singole comunità religiose, le quali si presentano ormai più come un ostacolo che come una via al conseguimento dell’unica religione morale, la sola davvero uguale per tutti. (Immanuel Kant)

– Tutte le forme di religione organizzata si somigliano dal punto di vista sociale per alcuni aspetti. Ciascuna di esse pretende di essere l’unica custode dell’autentica verità. Ciascuna pretende di pronunciarsi in quanto suprema autorità su tutte le questioni etiche. E ciascuna ha richiesto, preteso, o ordinato allo Stato di sottoscrivere il suo specifico sistema di divieti. Nessuna Chiesa ha mai rinunciato alla rivendicazione di esercitare per diritto divino un controllo assoluto sulla vita morale dei cittadini. Se la Chiesa è troppo debole, ricorre a mezzi indiretti per trasformare il proprio credo e le proprie regole in legge. Se è forte, si serve della tortura. (Robert Heinlein)

– Tutte le religioni coi loro dèi, i loro semidei e i loro profeti, i loro messia e i loro santi, furono create dalla fantasia credula degli uomini non ancora giunti al pieno sviluppo ed al pieno possesso delle loro facoltà intellettuali. (Michail Aleksandrovič Bakunin)

– Un po’ di filosofia porta la mente degli uomini all’ateismo, ma molta filosofia riporta le menti degli uomini verso la religione. (Francis Bacon)

– Un uomo può ignorare d’avere una religione, come può ignorare d’avere un cuore, ma senza religione, come senza cuore, l’uomo non può esistere. (Lev Tolstoj)

– Una religione è dannata e confessa la sua estrema impotenza il giorno in cui brucia il primo eretico. (Ezra Pound)

 

Emil Cioran

 

-Abbiamo un bisogno profondo che ci sia qualcuno molto al di sopra di noi, che abbia pietà di noi. È questa l’origine della religione, non bisogna cercarla altrove.

La religione è un’arte di consolare.

-La religione è un sorriso che plana sopra un non-senso generale, un profumo residuo sopra un’onda di nulla. È per questo che, quando è a corto di argomenti, la religione ripiega sulle lacrime.

-Mi intendo pienamente soltanto con quelli che, senza essere credenti, hanno attraversato una crisi religiosa da cui sono rimasti segnati per sempre. La religione – come contrasto interiore – è la sola via per bucare, perforare lo strato delle apparenze che ci separa dall’essenziale.

 

Albert Einstein

 

-Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità.

-È stata la religione che ha permesso all’umanità di progredire in tutti i campi.

-Il sapere che l’impenetrabile esiste realmente e si manifesta a noi come la più alta saggezza e la bellezza più splendida, che le nostre facoltà limitate riescono a comprendere solo nelle loro forme più primitive – questa coscienza, questo sentimento, è al cuore di ogni autentica religiosità. In questo senso, e solo in questo senso, io appartengo alla categorie degli uomini devotamente religiosi.

-La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà.

-Per me la religione ebraica, così come tutte la altre religioni, è una incarnazione delle più infantili superstizioni.

-Quale il significato della vita umana o di quella, in genere, di ogni altra creatura? Conoscere una risposta a questa domanda significa essere religiosi. Vi domanderete: vale dunque la pena di porla? Io rispondo: chiunque consideri la propria e l’altrui vita come priva di significato è non soltanto infelice ma appena degno di vivere.

 

Christopher Hitchens

 

-Il livello d’intensità fluttua a seconda dei tempi e dei luoghi, ma è una verità incontestabile che la religione non si accontenta – e sul lungo periodo non può farlo – delle proprie straordinarie pretese e delle proprie sublimi certezze. Essa deve cercare di interferire con la vita dei non credenti, degli eretici o degli adepti delle altre fedi. Può parlare di beatitudine nell’altro mondo, ma vuole il potere in questo. E non c’è da aspettarsi altro. In fin dei conti è un prodotto esclusivamente umano. E non avendo fiducia in ciò che essa stessa predica non può consentire alla coesistenza delle altre fedi.

-La religione proviene dalla preistoria umana quando nessuno — nemmeno il poderoso Democrito, secondo cui tutta la materia era fatta di atomi — aveva la minima idea di come le cose funzionassero. Essa ci arriva dall’infanzia vociante e timorosa della nostra specie, ed è un tentativo puerile di dare risposta al nostro ineludibile bisogno di conoscenza (e anche di calore, di rassicurazione e di altri bisogni infantili).

-Penso che essa sia un male, non solo una falsità. E non mi riferisco solo alla religione organizzata, ma alla fede religiosa in sé e per sé.

 

Paul Henri Thiry d’Holbach

 

Ignoranza e paura, ecco i due sostegni di tutte le religioni. L’incertezza in cui l’uomo si trova in rapporto al proprio Dio è precisamente il motivo che lo tiene aggrappato alla sua religione.

-In breve, chiunque accetterà di consultare il buon senso sulle credenze religiose, si accorgerà facilmente che tali credenze non hanno alcun solido fondamento; che ogni religione è un castello in aria.

-In fatto di religione, gli uomini non sono che dei grandi bambini. Più una religione è assurda e piena di stranezze, più acquista diritti su di loro. Il devoto si crede obbligato a non porre alcun limite alla propria credulità: più le cose sono inconcepibili, più gli sembrano divine; più sono incredibili, più egli s’immagina che il credervi sia un merito.

-Le credenze religiose degli uomini di ogni paese sono antichi e durevoli relitti dell’ignoranza, della crudeltà, dei terrori e della ferocia dei loro antenati.

 

 

Friedrich Nietzsche

 

-Ciò che nella religiosità degli antichi Greci fa stupire, è la smisurata pienezza di gratitudine che da essi prorompe – è una nobilissima specie di uomini quella che si pone in questo modo dinanzi alla natura e alla vita! – più tardi, quando in Grecia la plebe divenne preponderante, la paura allignò a dismisura anche nella religione; si andava preparando il cristianesimo.

-È il timore profondamente sospettoso di un pessimismo immedicabile che costringe interi secoli ad attaccarsi coi denti a una interpretazione religiosa dell’esistenza; la paura di quell’istinto, il quale presagisce che si potrebbe essere troppo presto in possesso della verità, prima che l’uomo sia diventato abbastanza forte, abbastanza duro, abbastanza artista … La religiosità, la “vita in Dio”, considerate da questo punto di vista, apparirebbero il più raffinato e ultimo prodotto del timore della verità, l’adorazione e l’ebbrezza dell’artista di fronte alla più conseguente di tutte le falsificazioni, la volontà di capovolgere il vero, la volontà di non verità a qualsiasi prezzo.

-Le religioni sono affari per la plebe, io ho bisogno di lavarmi le mani dopo il contatto con uomini religiosi.

 

Giuseppe Rensi

 

-La religiosità e il vizio, insieme, sono l’indice che la vita sociale è diventata così triste e cattiva da non essere più tollerabile e da richiedere quindi una forma di stordimento, lo stupefacente vino o cocaina, o la stupefacente religione, che giovi a farci deviare l’attenzione da essa e a farci riporre, in un modo o nell’altro, fuori di essa, il fondamento d’ogni nostra possibile contentezza.

-Ogni religione è dimostrata falsa dalla stessa religione; cioè o dalla religione successiva o da altre contemporanee. Tutte dunque sono false.

-Religione è nient’altro che solidarietà con le forze del bene contro quelle del male. […] Se religione è nient’altro che solidarietà con le forze del bene contro queste forze del male, è la resistenza opposta a tale forze del male o l’adesione ad esse che rivela se un uomo sia religioso o no. Da ciò si scorge quale sia nella vita sociale l’atteggiamento veramente religioso. Dove manca tale atteggiamento, non v’è religione, ma chiacchiera di religione.

 

Arthur Schopenhauer

 

-Le religioni sanno di rivolgersi non già alla convinzione con delle ragioni, bensì alla fede con delle rivelazioni. L’età più propizia per queste ultime è la fanciullezza; per conseguenza esse hanno soprattutto cura di impadronirsi di questa tenera età.

-Le religioni sono come le lucciole: per risplendere esse hanno bisogno dell’oscurità.

-Le religioni sono figlie dell’ignoranza, che non sopravvivono a lungo alla loro madre. L’ha capito Omar quando fece incendiare la biblioteca di Alessandria.

-Quando uno comincia a parlare di Dio, io non so di cosa parli, infatti le religioni, tutte, sono prodotti artificiali.

 

Paul Tillich

 

-La religione è il fatto di essere presi da un interesse ultimo.

-La religione è la sostanza della cultura, la cultura è la forma della religione.

-La religione è la sostanza, il fondamento e la profondità della vita spirituale dell’uomo. […] Essere religiosi significa interrogarsi appassionatamente sul senso della nostra vita ed essere aperti alle risposte, anche se esse ci scuotono in profondità.

-La religione non è una funzione accanto alle altre, ma è l’orientamento, che sostiene tutte le funzioni dello spirito verso l’incondizionato.

 

 

 

 Sigmund Freud

 

“La religione è un’illusione, corrisponde, secondo un’impostazione classicamente illuministica, al trattenersi dell’umanità in una condizione di minorità: in una condizione infantile di un umano che continua a delegare ad altri – alla figura paterna (ma anche materna) del Dio – il possibile soddisfacimento dei propri bisogni, anziché approdare alla maturità adulta dell’autonomia umana, ovvero la gestione, responsabile in prima persona, dei propri bisogni.”

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L’avvenire di un’ illusione – Die Zukunft einer illusion – 1927 – è un opera di Sigmund freud  che tratta dell’origine psicologica della religione e il suo avvenire nella cultura umana. La tesi fondamentale di Freud è che non esistano “bisogni religiosi” ma solo bisogni psicologici. Freud descrive la religione come una illusione,ossia “l’inclinazione dei più antichi,forti e profondi desideri del genere umano”. Egli aggiunge inoltre che un’illusione non è necessariamente falsa : egli fa l’esempio di una ragazza convinta che un giorno verrà un principe azzurro per sposarla. Benchè questo desiderio sia di improbabile realizzazione,non è però impossibile. Ciò che rende la convinzione della ragazza un’illusione è proprio il fatto che essa sia semplicemente una proiezione dei suoi più profondi desideri. Tuttavia,di fronte alla affermazione che – data la nostra ignoranza– sarebbe lecito credere in una divinità,Freud risponde: “se mai ci sia stato il caso di una cattiva scusa,ecco noi lo abbiamo qui. L’ignoranza è ignoranza; nessun diritto a credere in qualcosa può essere derivato da essa”. Certamente la scienza non risponde in modo immediato a tutte le ansie dell’uomo moderno,ma “la nostra scienza non è un’illusione. Sarebbe invece un’illusione credere di poter ottenere da altre fonti ciò che essa non è in grado di darci”.

La religione è l’espressione di un “complesso del padre“: l’uomo, cosciente del suo destino finito ed in lotta con le forze della natura, si rivolge a Dio come «un bambino desideroso del padre». In particolare, secondo Freud, «la religione sarebbe la nevrosi ossessiva universale dell’umanità; come quella del bambino, essa ha tratto origine dal complesso edipico, dalla relazione paterna».

 

Freud sottolinea che «gli Dèi svolgono un triplice compito: essi esorcizzano il terrore delle forze naturali, riconciliano l’uomo con la crudeltà del Fato, in particolare nella forma della morte, e offrono una consolazione per le sofferenze e le privazioni che una vita civilizzata ha imposto». Freud affronta il problema della presenza della religione nell’educazione dei bambini.

Egli  è convinto che “forse c’è da scoprire un tesoro che può arricchire la civiltà : ed è che vale la pena di tentare un’educazione irreligiosa”.

La tesi di Freud è che non sia accettabile inculcare le dottrine religiose ai bambini, ossia in un’età in cui essi non hanno né interesse per esse, né la capacità di coglierne la portata. Il ruolo dato alla religione nella pedagogia tradizionale conferma esso stesso la natura nevrotica della religione: «S’impone allora l’idea che la religione sia paragonabile a una nevrosi infantile, ed è abbastanza ottimista da supporre che l’umanità supererà tale fase nevrotica al modo stesso in cui, crescendo, molti bambini guariscono dalla loro analoga nevrosi».

 

 

Naturalismo  religioso

 

Il naturalismo religioso è un approccio alla spiritualità privo di elementi sovrannaturali centrata sulla natura e l’universo e di questa le interpretazioni morali e spirituali. Anche se il naturalismo religioso ha riscontri in molte culture filosofiche antiche il movimento moderno che lo sostiene non è ben definito. Il Naturalismo religioso ricerca il significato della vita, ma è altrettanto interessato a vivere la vita quotidiana in modo razionale e felice. Un approccio più antropocentrico di questa religione è la ricerca della risposta alla domanda: “Qual è il significato della propria vita e qual’ è lo scopo”.

 

Comunque quale che sia il modo di orientarsi in questo contesto filosofico rimane comune la ricerca della comprensione del mondo naturale in modo religioso e privo di un dettagliato sistema di credenze o rituali tentando di amalgamare l’esame scientifico della realtà con le soggettive esperienze sensoriali di spiritualità che si traducono nell’ arte, nella musica e nella letteratura.

 

– Il naturalismo afferma che la natura è al centro delle nostre esperienze più significative ed intense,di conseguenza la natura è considerata come il valore massimo in termini di valutazioni del proprio io.

I naturalisti religiosi affermano il bisogno umano di ricerca del senso e del valore della vita.

Vi sono due pilastri fondamentali su cui si basa la religione naturalista:

 

1) il senso della complessa e spettacolare ricchezza e fertilità della natura

2) il riconoscimento che essa è l’unico ambito in cui le persone possono vivere le loro vite. Gli esseri umani sono considerati parti interconnesse della natura.

 

La scienza è il principale strumento interpretativo per il naturalismo religioso,perchè i metodi scientifici sono pensati per fornire la comprensione più affidabile della natura e del mondo,compresa la stessa natura umana.

 

Colui che  cerca la verità non è chi studia gli scritti dei suoi predecessori ponendo in essi assoluta fiducia ma piuttosto quello che mette in discussione ogni cosa.

 

Il Naturalismo religioso è un movimento religioso relativamente nuovo. Ludwig Feuerbach scrisse che il “naturalismo religioso” era “il riconoscimento del Divino nella Natura“.

 

« Siamo situati all’interno della natura; e dovrebbe essere posto fuori di essa il nostro inizio, la nostra origine? Viviamo nella natura, con la natura, della natura e dovremmo tuttavia non essere derivati da essa? Quale contraddizione! »

(Ludwig Feuerbach, Essenza della religione)

 

 

Molti naturalisti moderni trovano alcuni riscontri con il pensiero degli antichi filosofi stoici quali per esempio Zenone di Cizio (fondatore dello stoicismo) che ha detto:

 

« Tutte le cose sono parti di un unico sistema che si chiama natura […] La virtù consiste in una volontà che è in accordo con la Natura stessa »

(Zenone di Cizio,)

 

 

Mordecai Kaplan (1881-1983), uno dei più grandi rabbini del XX secolo e fondatore dell’ebraismo ricostruzionista è stato uno dei primi sostenitori del naturalismo religioso, credeva che fosse possibile un approccio naturalistico alla religione. La sua visione era quella di Dio quale somma di tutti i processi naturali.

 

 

 

Albert Einstein

 

“La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore e infinito il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre menti fragili e deboli. Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità suprema che si rivela nell’universo incomprensibile.

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Einstein si occupò in varie occasioni di temi morali e talvolta anche religiosi. Esistono oltre una dozzina di inteventi in proposito,solitamente testi di conferenze o lettere composte per occasioni particolari,nei quali si possono ritrovare frasi divenute poi familiari anche al grande pubblico,spesso riproposte a livello di aforismi . Non sempre però tali frasi vengono contestualizzate. Permane inoltre una certa difficoltà ad imbrigliare il pensiero einsteiniano in categorie filosofiche pienamente coerenti,cosa che contribuisce ad un loro impiego frammentario e talvolta poco pertinente.

Il supposto panteismo o deismo di Einstein e il suo appello ad una religiosità cosmica cui si accederebbe dalla meraviglia per l’ordine e l’intelligibilità del mondo,sono divenuti anch’essi luoghi comuni e non di rado riportati acriticamente.

Einstein di origine e cultura ebrea ebbe esperienza di ciò che potremmo chiamare “senso religioso” come senso di dipendenza dall’Assoluto e percezione dei fondamenti dell’essere,sebbene non fu in grado di tematizzarlo in modo coerente,anche quando ritenne di poterlo fare.

Alcuni fattori giocarono un ruolo importante nell’impedire una sintesi matura della sua nozione di Dio.

In primo luogo vi giocò l’idea che la tradizione religiosa ebraico-cristiana,fosse depositaria di una visione antropomorfa di Dio che egli riteneva – giustamente – incompatibile con quel  logos che intravedeva nascosto nelle pieghe della comprensibilità del mondo.

 

Nel saggio Religione e scienza -1930-,egli espone i principi di ciò che ha più volte chiamato “religione cosmica”,una sorta di religiosità naturale che sorge dallo stupore per l’ordine e l’intelligibilità del cosmo .

Quindi la religione cosmica sarebbe rispettosa della ragione e capace di dare origine ad una moralità profonda di portata universale e sarebbe proposta come l’elemento trainante dello sviluppo morale dell’umanità,ritenendola una delle poche forze in grado di riunire gli uomini in una sola famiglia.

Appartengono a questo saggio le frasi più citate:

 

 «La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. È il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti. L’impressione del misterioso, sia pure mista a timore, ha suscitato, tra l’altro, la religione. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione; in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi»(tr. it. Roma 1993, p. 21).

 

O ancora:

 

«La religione cosmica è l’impulso più potente e nobile alla ricerca scientifica. Solo lui che può valutare gli sforzi e soprattutto i sacrifici immani per arrivare a quelle scoperte scientifiche che schiudono nuove vie, è in grado di rendersi conto della forza del sentimento che solo può suscitare un’opera tale, libera da ogni vincolo con la via pratica immediata. […] Non è senza ragione che un autore contemporaneo ha detto che nella nostra epoca, votata in generale al materialismo, gli scienziati sono i soli uomini profondamente religiosi» ( ibidem , pp. 27-28).

 

 

-Einstein si interessa della armonia fra religione e scienza .La scienza si occupa dei fatti,la religione dei valori.La religione non deve qualificare come fatti le informazioni tratte dai contenuti della Scrittura e la scienza non deve far assurgere a livello di valore e di orientamento sapienziale ciò che è mera espressione del rapporto fra dati della realtà.

La scienza non può confutare molte delle affermazioni della religione,perchè queste riguardano ambiti nei quali la razionalità scientifica non è ancora riuscita a penetrare.

Ma la religione non deve rallegrarsene ,nè abusare di ciò,perchè essa finirebbe col proporre un Dio-tappabuchi che,presto o tarsi,sarebbe rimosso dalla conoscienza scientifica del reale.

– la principale fonte dei conflitti odierni fra le sfere della religione e della scienza sta tutta in questa idea di un Dio personale.

– L’idea di Dio e il rapporto dell’uomo con il sacro evolvono in dipendenza del grado di sviluppo delle conoscenze.

– Tuttavia,religione e scienza certamente collaborano alla crescita comune dell’umanità,ma ciascuna a suo modo.

– Pur mosso dalla sincera convinzione che scienza e religione debbano convivere pacificamente,i criteri proposti per raggiungere questo fine paiono per niente convincenti.

– Einstein dice che la scienza è essa pure fonte di valori umanistici e perfino religiosi.

– Ma la parola religione offre qui il fianco a possibili incomprensioni ed anche ad ambiguità,perchè da lui impiegata sia per le religioni rivelate che egli critica,sia per la religione naturale che egli proclama.

– La separazione tra fatti e valori,fra conoscenza e sentimento,la cui implicita radice kantiana non tarda a farsi avvertire,non interpreta bene nè la fenomenologia religiosa nè quella della ricerca scientifica.

– L’intento dichiarato di Einstein resta quello di mostrare che “la ricerca scientifica ha nobilitato e reso più profonda la vera religione”

– Una valutazione obiettiva della religiosità di Einstein non è cosa immediata e richiede un attento esame dei testi.

– Classificare lo scienziato come panteista o come deista può risultare forse comodo al filosofo frettoloso,ma non darebbe ragione delle aspirazioni più profonde che lo animarono.

– Lo scienziato Einstein inoltre ci dà un’immagine di Dio che non avendo gli strumenti adeguati non sa porla in relazione con il vero contenuto della Rivelazione.

– Una più stretta relazione fra questi due mondi,avrebbe consentito ad Einstein di chiarire l’infondatezza dei suoi timori circa l’antropomorfismo del Dio cristiano e di meglio comprendere l’autenticità della vita morale nata da questa tradizione religiosa????

–  Le lettere degli ultimi anni della sua vita tornano frequentemente sul tema di Dio, nominandolo come di passaggio e con tono quasi confidenziale — il grande vecchio, colui che conosce i segreti del mondo, ecc. Riteniamo lo facciano al di là del puro espediente retorico, probabilmente manifestando la nostalgia, ma anche la necessità, di riferirsi all’Assoluto come Qualcuno e non solo come razionalità impersonale. «Una cosa ho imparato in questa lunga vita — scriverà a Michele Besso il 15 aprile del 1950 —: non volendo rimanere in superficie, è maledettamente difficile avvicinarsi a Lui».

 

 

 

Napoleone Bonaparte

 

La religione è ciò che trattiene i poveri dall’assassinare i ricchi. “

 

Novembre 10, 2013

Crudele, anticlericale, superstizioso. Così è stato raccontato Bonaparte. Ora il cardinal Biffi presenta il memoriale dell’Imperatore, dove emerge un uomo “nuovo”, affascinato dalla fede come «adesione, non a una teoria, ma a una persona viva,Gesù.

 

Uno dei più interessanti memoriali su Napoleone fu pubblicato a Parigi nel 1840,si tratta di “Sentiment de Napoleon sur le christianisme ,Conversations religieuses”.

In esso viene confermata l’adesione al cattolicesimo di Napoleone,già poeticamente rivelata da Alessandro Manzoni,nella poesia “Il Cinque Maggio”.

Quello che esce da queste pagine ,scrive il cardinale Giacomo Biffi,è un cristiano devoto.

Per Napoleone ,la fede e la religione erano l’adesione convinta ,non ad una teoria o ad un’ideologia,ma ad una persona viva,Gesù Cristo,che ha affidato l’efficacia perenne della sua missione di salvezza a “un segno strano”,alla sua morte sulla croce.

 

Le testimonianze raccolte dagli uomini della corte riunita sull’isola di Sant’Elena, che condivisero con lui gli ultimi 6 anni di vita, svelano dell’Imperatore l’intimità religiosa. Le conversazioni sono riportate dalle annotazioni dei due medici che l’ebbero in cura e dalle parole del suo esecutore testamentario Charles Tristan De Montholon. All’approssimarsi della morte, il generale corso si faceva trovare in camera con il Vangelo sul tavolino, e parlava tranquillamente del cristianesimo e di Dio. Non lo aveva mai fatto. «Io lo sento, questo Dio, lo vedo, ne ho bisogno, credo in lui», confida a De Montholon.

 

Bonaparte si dice affascinato da Gesù, dalla sua persuasione, che esercita «con un richiamo al cuore, e non con uno spiegamento sontuoso di logica». «Il suo spirito mi supera, e la sua volontà mi stupisce; tra lui e qualsivoglia altro nel mondo non può esserci un possibile termine di paragone», afferma. Napoleone, nel Vangelo, vede la nascita di Gesù, la storia della sua vita, la profondità del suo dogma come un «mistero insondabile». «Questo mistero – dice – è perennemente sotto i miei occhi, e io non posso né negarlo, né tanto meno spiegarlo. In tutto ciò non c’è niente di umano. Più tento di avvicinarmi, di esaminarlo da vicino, più il mistero mi trascende, e rimane di una grandezza soverchiante; e più medito, più il mistero diventa inafferrabile».

 

 

Il suono delle campane

 

Nel fare sarcastico e paternalistico di Napoleone, anche il bonapartista Antoine Claire Thibaudeau riscontrò una inclinazione al misticismo. Lo rileva nelle sue memorie sul Consolato, in un incontro nella residenza di Malmaison, nei pressi di Parigi, a margine del concordato con cui, nel 1801, Napoleone ristabilì il culto cattolico in Francia. Thibaudeau riporta il colloquio che avvenne tra l’imperatore e un membro del Consiglio di Stato.

Giustificando il Concordato con la Chiesa, e il ripudio delle dottrine sull’Essere Supremo, figlie del giacobinismo, Napoleone dice: «Domenica scorsa ero qui, in questo giardino, in questa solitudine, in questo silenzio della natura. Poco lontano la campana di Rueil risuonò alle mie orecchie: fui commosso; tanto è forte la potenza delle prime abitudini e dell’educazione. Allora dissi a me stesso: che impressione deve fare questo su uomini semplici e creduli! I vostri filosofi, i vostri ideologi rispondano a questo! Abbiamo bisogno di una religione per il popolo».

Grazie a quel Concordato, Napoleone ricevette la consacrazione del Papa Pio VII alla Repubblica e la conferma della vendita dei beni ecclesiastici, sottratti durante gli anni rivoluzionari. In compenso, «onori militari, in favore di Gesù, furono inseriti nel bollettino delle leggi».Nelle conversazioni a Sant’Elena, l’imperatore si sofferma anche su quegli anni e sullo strano rapporto che intrattenne con Pio VII, che fece “rapire” nel 1811 e che liberò soltanto in prossimità della sua fine politica. «Quando il Papa era in Francia», racconta Napoleone a De Montholon, «gli assegnai un palazzo magnifico a Fontainebleau, e 100.000 corone al mese; avevo messo a sua disposizione 15 vetture per lui e per i cardinali, anche se non uscì mai. Il papa era esausto per le calunnie in base alle quali si pretendeva che io lo avessi maltrattato, calunnie che il papa smentì pubblicamente».

 

Non sono battute ironiche. A confermarne la veridicità ci sono gli scritti del Cardinal Bartolomeo Pacca (che Napoleone fece imprigionare), il quale ricorda la contentezza di Pio VII, dopo le visite con il suo persecutore corso. Il vecchio Papa lo chiamava «caro figliolo», «figliolo caparbio». Lo stesso Napoleone confessa ai compagni di Sant’Elena di provare per Pio VII dell’affetto. Lo ritiene un uomo «buono, dolce e bravo», che non ha mai rinunciato alla speranza che si confessasse con lui: «e me lo ha anche più volte ripetuto, con innocente dolcezza, mentre discorrevamo da buoni amici: “Prima o poi, lei lo farà, con me o con qualche altro, e vedrà quale gioia e felicità ne avrà lei stesso”». Napoleone a quella richiesta sempre si sottrasse: «Santità – gli diceva – ora sono troppo occupato; lo farò quando sarò vecchio».

 

 

L’educazione religiosa

 

Bonaparte non fu mai ateo. A Sant’Elena lo ribadisce: era un corso, aveva ricevuto un’educazione religiosa. Aveva vissuto a Parigi negli anni atei rivoluzionari, senza abbracciare alcuna filosofia. Era un guerriero e vedeva nella religione del popolo, la sua religione, tanto da difendere la necessità dell’esistenza di un clero, come riferisce ancora Thibaudeau: «Ci saranno sempre i preti, finché ci sarà senso religioso nel popolo»; a chi gli chiede di abolire la casta, spiega: «Sono andati i tempi buoni», «non c’è più nulla da prendere al clero».

Napoleone, in seguito, cercando di sottrarre Roma al papato subì la scomunica. E da quel momento, la fortuna si rovesciò. In pochi anni, arrivarono sconfitta ed esilio; l’umiliazione e la paura del viaggio che lo portò all’Elba, mentre il popolo lo inseguiva per metterlo a morte, accusandolo di essere il peggiore dei tiranni. Quando giunse in Italia, Bonaparte era spossato e senza speranza. Ma si commosse dell’accoglienza degli isolani. E, al Te Deum, nella chiesa di Porto Ferraio, qualcuno lo vide piangere. Nemmeno quando tornò al potere durante i “cento giorni”, le spie straniere riuscirono a risolvere il mistero di quel comportamento amletico, «commediante», che l’imperatore aveva tenuto durante quei giorni all’Elba.

Sull’isola aveva mangiato la zuppa con i pescatori di Porto Ferraio, giocato a carte con le signorine dell’isola e si era fatto beffe dei cortigiani, infilando pesci nelle tasche. Si era dato alla zappa e alla costruzione della sua nuova “reggia”, immaginando camere, e saloni. Nei momenti di sconforto aveva infilzato il terreno con il bastone. Si era mosso per il suo nuovo piccolo regno a cavallo, intrattenendo conversazioni con i suoi nuovi “sudditi”.

 

 

«Sia fatta la volontà di Dio»

 

Il secondo esilio, a Sant’Elena, definitivo, ormai chiude la sua epoca. Napoleone è consapevole che non rivedrà più la patria e gli onori. Non ha più nulla da nascondere, quando inizia la lunga malattia che lo porterà alla morte, e al Generale Bertrand, che sull’Elba era stato vittima delle sue burle, dice, lasciandolo di stucco: «Se lei non capisce che Gesù Cristo è Dio, ebbene ho sbagliato io a nominarla generale!». Ai cortigiani, almeno inizialmente stupiti di quella devozione, Bonaparte spiega che la causa della conversione è da rintracciarsi nelle opere della madre e del vescovo di Nantes, i quali lo hanno «aiutato a raggiungere la piena adesione al cattolicesimo».

Fra una lamentazione e l’altra (sostiene di aver avuto «più traditori di Augusto»), intrattiene discorsi teologici e ordina di costruire un altare per dire Messa. Gli mancano il suono delle campane, la moglie, il figlio. Gli mancano persino i preti, e di tanto in tanto, pensa di crearne uno: «E se io, Imperatore consacrato, vescovo io stesso – dice a De Montholon – ne consacrassi uno qui? Clodoveo e i suoi successori non erano stati consacrati con la formula di Rex Christique sacerdos? Non era quella la vera carica di vescovo?». Alla fine si decide a chiedere allo zio vescovo un prete colto che abbia meno di quarant’anni.

«Avrei desiderato rivedere mia moglie e mio figlio; ma sia fatta la volontà di Dio», con questo sentimento Bonaparte si avvicina alla morte. Stando alle cronache, chiede all’abate Vignali di confessarlo, dà disposizioni sulla camera ardente e si fa somministrare il santo viatico. Muore, il 5 maggio del 1821, secondo testamento, nella religione Cattolica romana e apostolica.

 

 

 

 

 

4 Risposte a “RELIGIONE – 1°”

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