I blog di Alessioempoli

Data 5 gennaio 2017

L’EURO

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             CAMBIO EURO-LIRA

 

 

Paolo Cirino Pomicino sostiene che l’entrata nell’euro non fu di per sé un errore: l’errore fu entrarci al cambio sbagliato. Alla richiesta di precisare quale sarebbe stato quello giusto, precisa: “poco più della metà”. Insomma, il cambio corretto, secondo Cirino Pomicino, sarebbe stato di circa 1000 lire per euro

 

Intanto, rivolgo il mio pensiero ai più giovani, quelli che magari sono “euronativi” (nel senso che non hanno mai usato altra moneta che l’euro). Loro, legittimamente, possono ignorare chi sia Paolo Cirino Pomicino. Nato nel 1939, laureato in Medicina e chirurgia, era ministro del Bilancio e della programmazione economica quando, il 7 febbraio del 1992, venne firmato il Trattato di Maastricht. È stato quindi un politico influente: un medico titolare di un ministero economico all’epoca in cui l’Italia prese quella che ormai tutti riconoscono come una decisione quanto meno avventata, l’ingresso nella moneta unica. Preciso che il Trattato non lo firmò lui. Lo firmarono due suoi colleghi: Carli (Tesoro) e De Michelis (Affari esteri), per l’allora presidente della Repubblica italiana(Scalfaro).

 

– E ora, rivolgo il mio pensiero ai meno giovani (cui appartengo), quelli che queste cose le ricordano, e che spesso sento svolgere “ragionamenti” analoghi a quelli di Cirino Pomicino: “Eh, ma il cambio era sbagliato! Eh, ma saremmo dovuti entrare a 1000 lire per euro! Eh, ma entrando a quasi 2000 i prezzi sono raddoppiati, e questo ci ha rovinato!”, ecc.

 

 

NOTA  (prezzi interni)

attenzione ,per quanto riguarda il mercato interno se il cambio fosse stato di 1 euro per 1000 lire gli italiani,almeno per quanto riguarda il mercato interno,non sarebbero stati derubati così facilmente,come invece è successo.

Perchè?

Tutti noi sappiamo che,dopo l’entrata nell’euro,ci fu un comportamento diffuso soprattutto a livello del commercio,in tutti i settori,per cui i signori commercianti di tutti gli ordini e gradi,trovarono molto comodo e soprattutto conveniente,dire che un’oggetto costava 50 euro,anzichè 50.000 lire,con una tale semplicità,naturalezza,sfacciataggine,ladroneria,come se 50 euro fossero 50 mila lire!!

Sappiamo bene che così non era,perchè 50 euro corrispondevano a ben 100.000 lire!

Quindi dalla sera alla mattina i prezzi raddoppiarono e gli italiani furono DERUBATI dai soliti disonesti e ladri ai quali ormai siamo abituati da sempre.

Ma si sa,se lasci un topo solo col formaggio,o prima o poi (più facilmente prima) se lo mangia !

Intendiamoci,la COLPA PRIMARIA di tutto ciò,non è stata solo la disonestà di chi si è approfittato di tale situazione,ma è stata soprattutto del GOVERNO che non ha vigilato abbastanza per impedire che ciò accadesse.

 

Se il cambio fosse stato di 1 euro per 1.000 lire,è evidente che ciò non sarebbe avvenuto neppure in seguito al comportamento di quei (molti) disonesti.

Perchè?

Ma è semplicissimo,perchè se prima dell’euro una cosa costava 50.000 lire ,è evidente che il ladrone di turno,chiedendoti a colpo 50 euro non avrebbe fatto altro che chiederti le solite 50.000 lire!

 

Ma questa è solo una banale osservazione,per dire, fra parentesi che,in fondo in fondo,Pomicino avrebbe anche potuto aver ragione.

Ma voglio ripetere ancora che la vera COLPA è stata del GOVERNO che non ha saputo vigilare e controllare quanto accaduto.

 

 

 

Ma purtroppo i fatti sono altri.

 

Cercherò di spiegarli e soprattutto per quell’ignorante patentato di Cirino Pomicino.

 

– prima dell’entrata nell’euro c’era il Sistema monetario europeo (SME)

 

– Vi ricordo che i paesi aderenti allo SME (fra cui noi) definivano il tasso di cambio della propria valuta in termini di ECU (European Currency Unit). L’ECU era quindi una unità di conto (appunto, l’unità di conto europea), cioè una moneta scritturale. La storia è piena di valute simili, valute non coniate, ma usate per far di conto: era una unità di conto lo scudo di conto nella Roma papalina, lo è oggi il Diritto speciale di prelievo del Fondo Monetario Internazionale.

 

–  Quali conti servisse a fare l’ECU ve l’ho appena detto: serviva a determinare il valore delle rispettive valute europee.

Ad esempio: nel 1992 con un ECU si compravano 1587,48 lire, oppure 2,02 marchi tedeschi (per citare due valute appartenenti al sistema), dal che consegue che occorrevano 1587,48/2,02= 785,88 lire per un marco tedesco.

 

– Insomma, l’ECU non era materialmente possibile metterselo in tasca, eppure, dal 1989 al 1998, aveva governato le vite di ognuno di noi, perché il valore delle valute nazionali in Europa veniva stabilito con riferimento ad esso.

 

– Il valore dell’ECU, a sua volta, da cosa era dato?

Dalla media del valore di tutte le valute dei membri dello SME.

L’ECU era cioè una “valuta paniere” (una valuta il cui valore dipendeva da quello di un “paniere” di valute, come il Diritto speciale di prelievo).

 

Quindi la lira si indeboliva rispetto all’ECU (e quindi occorrevano più lire per comprarne uno) se una delle valute nel “paniere” (ad esempio il marco) diventava più forte.

 

– Ora, ricorderete che l’art. 109j primo comma Trattato di Maastricht prevedeva che per almeno due anni prima dell’ingresso nell’Unione monetaria i paesi candidati non avrebbero dovuto svalutare la propria valuta rispetto all’ECU (fatte salve minime oscillazioni).

 

– (l’ingresso nell’euro) era il 1° gennaio 1999, quindi occorreva che i cambi fossero fissati dal 1997.

 

Dato che a fine 1992 la lira svalutò, nel 1997 per acquistare un ECU ne occorrevano 1929,66 (più di prima).

 

Questa quotazione venne “congelata”, ed è sostanzialmente identica alla quotazione “irrevocabile” definitiva, cioè al famoso 1936,27 (dalla quale dista dello 0.3%).

 

–  in pratica noi nell’euro ci siamo entrati nel 1997, perché è da quella data che la lira non si è più potuta aggiustare rispetto alle valute dei principali partner europei.

 

–  se nel 1999 avessimo preso la decisione geniale di entrare a 1000 lire per euro, di fatto avremmo rivalutato (prendendo come base la quotazione del 1997) di circa il 93%.

 

– Questo, credo, lo capiamo tutti: se invece di “comprare” un euro con quasi 2000 lire lo avessimo “comprato” con la metà (1000 lire), vuol dire che l’euro avrebbe avuto il doppio del valore.

 

–  il valore di una valuta non si decide con un tratto di penna, ma lo stabilisce il mercato (e per il mercato un ECU/euro stava da qualche parte intorno alle 1930 lire);

–  una rivalutazione del 93% ci avrebbe reso più ricchi il primo giorno, e poi ci avrebbe sbriciolato.

 

Capiamoci: certo che chi  aveva una busta paga attorno ai due milioni si sarebbe trovato in tasca 2000 e non 1000 euro

 

– Ma sarebbe successa anche un’altra cosa, che vi spiego con un semplice esempio.

Una Fiat Punto all’epoca costava 17.700.000 lire.

Al tasso di conversione ufficiale (cioè dividendo per 1936,27 e arrotondando) facevano 9.150 euro (9.141,28).

Al tasso “Pomicino” (cioè dividendo per 1000) avrebbero fatto 17.700,00 euro, cioè quasi il doppio.

E voi direte: “Bè, ma che ce ne sarebbe importato! Tanto avremmo avuto anche il doppio di euro in tasca!”

 

Questo aveva Pomicino nella sua zucca VUOTA!!!

 

 

Ecco: noi sì, ma gli altri europei?

I tedeschi, ad esempio, entrarono a circa due marchi per ECU (cioè a circa 1000 lire per marco). Se noi fossimo entrati a 1000 lire (anziché circa 2000), per loro la nostra Punto sarebbe costata dall’oggi al domani circa il doppio (17.700 euro anziché 9.150). E lo stesso sarebbe valso per tutti i nostri prodotti esportati verso l’Eurozona.

 

Chiaro il concetto?

La rivalutazione realizzata entrando a 1000 lire sarebbe stata neutrale sul mercato interno, ma catastrofica su quello estero: si stima che un simile raddoppio dei prezzi italiani avrebbe determinato un dimezzamento delle nostre esportazioni.

 

 Dall’oggi al domani le imprese italiane avrebbero fatturato 150 miliardi di euro in meno sui mercati esteri.

 

– Certo, c’è un colossale “a meno che”: a meno che i tedeschi non avessero deciso anche loro di rafforzare di conserva il marco, entrando a un euro per marco (anziché per quasi due marchi): nel qual caso, avendo entrambi (noi e loro) raddoppiato il valore nominale delle nostre valute rispetto alla nuova unità di conto, il rapporto fra i nostri e i loro prezzi sarebbe rimasto inalterato. Ma se pensate che i tedeschi siano entrati nell’euro per “rafforzare” la loro valuta, forse vi sfugge una cosa: alla Germania faceva comodo un euro debole (e per questo ci voleva dentro).

 

 

– E qui torno sulla mia affermazione iniziale, quella secondo cui lo scambio di tweet nel quale Cirino Pomicino dà indirettamente dell’incompetente a Ciampi non è (solo) una chiacchiera da bar del sabato sera. È (anche) la prova provata di una verità storica tanto inoppugnabile (confessio regina probationum) quanto sconvolgente: il fatto che le élite che ci hanno condotto ad aderire a uno dei trattati più gravidi di conseguenze per la storia del nostro paese erano tremendamente superficiali ed impreparate.

 

Se è stato lui a scrivere il tweet che vi ho citato, bisogna dolorosamente concludere che al Ministro del bilancio del governo che firmò Maastricht mancano le basi dell’economia internazionale monetaria

 

– Mi dispiace molto per i teorici del complotto: sì, con l’euro abbiamo preso una fregatura, ma i tedeschi cattivi c’entrano fino a un certo punto. Forse sbagliammo anche noi a scegliere una classe dirigente incapace di capire che se il prezzo dei beni italiani raddoppia per un acquirente tedesco, è facile che questi decida di rivolgersi altrove (e quindi compri meno Fiat, ma più Peugeot o Volkswagen).

 

 

– Pomicino  non aveva  competenza in economia. Probabilmente per lui è difficile immedesimarsi in un tedesco, o semplicemente in una persona soggetta a un vincolo di bilancio.

 

Ai suoi tempi si largheggiava, si sa. E oggi si tira la cinghia. Un bel risultato, del quale lui fu compartecipe con la consapevolezza che abbiamo descritto.

 

Pomicino si credeva e si crede un genio….. sì,ma della lampada!!!

 

Ma pensate che faccia tosta ha questo Pomicino!!!

 

Come certamente saprete,è stato un protagonista della prima repubblica,democristiano di lungo corso , senza negare errori e senza rinunciare alla doverosa autocritica,Pomicino deplora lo scadimento e il dilettantismo del legislatore e dei governi,a cominciare dai tecnici dell’economia,che presidiano ininterrottamente il potente ed unificato ministero dell’Economia e delle Finanze.

Ma sentite che testa di cazzo che è quest’uomo, lui fa AUTOCRITICA dopo che ha rovinato l’Italia,come se fosse una cosa da nulla e dopo che lui stesso è stato ministro del Bilancio e della programmazione economica!!!!

 

Ma questo è veramente uno sbandato che ancora,dopo averlo fatto per tanti anni,vorrebbe prendere per il culo gli italiani e farli passare da scemi!!!

Se anzichè vederlo condannato nei processi della Prima Repubblica,lo avessero messo in galera molto prima (insieme a tutta la sua combriccola) ,l’Italia non sarebbe al punto in cui si trova oggi!

 

Secondo Pomicino l’Italia in cui viviamo si sta rivelando una Repubblica delle Giovani Marmotte.

Noi diciamo che,meglio una Repubblica delle Giovani Marmotte che una Repubblica di LADRONI che è stata ben rappresentata  da questo simpatico nonnetto.

NOI NON ACCETTIAMO CONSIGLI,SUGGERIMENTI O QUALUNQUE ALTRA CAZZATA  (O PEGGIO RAVVEDIMENTI) CHE POSSA USCIRE DALLA BOCCA  IMMONDA DI QUESTO PERSONAGGIO!

 

 

 

CURRICULUM

– democristiano

– esponente di primo piano,componente della direzione e del consiglio nazionale

– presidente della commissione Bilancio della Camera 1983-1987

– ministro della Funzione Pubblica del Governo De Mita 1988-1989

– Ministro del bilancio e della programmazione economica del Governo Andreotti 1989-1992

– aderiva alla corrente andreottiana

– insieme a Carmelo Conte,Francesco De Lorenzo e Giovanni Prandini formava la cosiddetta “banda dei quattro” per sottolineare la natura predatoria del gruppo

(TUTTA BRAVA GENTE… !!!)

– Il democristiano Pomicino,il liberale De Lorenzo e il socialista Di Donato vennero definiti “I vicerè” e alcuni li descrivono come i  “veri padroni di Napoli per oltre un decennio”

– ha avuto stretti rapporti con industriali e costruttori finiti poi al centro delle indagini sulla “tangentopoli partenopea”

– Pomicino è coinvolto nella cosiddetta tangentopoli fin dal 1993,con una prima richiesta di autorizzazione a procedere inviata dalla Procura di Foggia alla Camera dei deputati

– nel 1994 Pomicino venne rinviato a giudizio per due distinte accuse,in fase di istruttoria ammise le sue responsabilità,in particolare di aver violato la legge sul finanziamento ai partiti

– ha avuto 42 processi

– nell’ottobre 1995 fu incarcerato per due settimane per decisione del tribunale dei ministri,con l’accusa di estorsione in relazione alle dichiarazioni di Gianni Punzo

– dei procedimenti giudiziari,in due casi si arrivò alla prescrizione

– 1 anno e 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito ai partiti nel Processo ENIMONT

– due mesi di reclusione per corruzione nel 2002 nell’ambito dell’inchiesta sui fondi Eni

Che bella persona è questo Pomicino! E ancora adesso ce lo ritroviamo spesso,purtroppo, nei talk televisivi (invitato e pagato) a sputare merda da tutte le parti !!!

Una replica a “L’EURO”

  1. jam scrive:

    all the time i used to rеad smaller articles or reviews
    that also clear their motive, and that is also happening with this paragraph which I am reading at this place.

Rispondi a jam