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Data 13 luglio 2017

LA ” SANTA INQUISIZIONE “

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     LA ” SANTA INQUISIZIONE “

 

 

L’Inquisizione era l’istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa cattolica per indagare e punire, mediante un apposito tribunale, i sostenitori di teorie considerate contrarie all’ortodossia cattolica (le cosiddette eresie).

Nella sola Spagna (e nelle sue colonie) ed in Portogallo l’Inquisizione dal XVI secolo fu sotto il controllo del re e quindi univa al contrasto dell’eresia o della stregoneria anche la persecuzione degli avversari politici.

 

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Per oltre 500 anni la chiesa cattolica ha imposto la propria supremazia spirituale con la violenza, eliminando fisicamente ogni oppositore dalle zone sotto la sua influenza politica.

 

In tempi recenti, qualcuno prova ad operare una sorta di “revisionismo storico” per tentare di negare il crudele sterminio di milioni di persone.

 

Tuttavia, poichè tali crimini non erano dovuti a “deviazioni” occasionali, ma rappresentavano pienamente l’ortodossia cattolica, col pieno consenso dei vari papi coinvolti e di tutti gli ordini ecclesiastici, oggi disponiamo di molti documenti ufficiali, paradossalmente prodotti dalle stesse autorità ecclesiastiche cattoliche, che forniscono le dettagliatissime prove storiche delle stragi compiute in nome di Dio.

 

L’arroganza della chiesa cattolica era talmente sconfinata da non far comprendere, all’epoca, che tali documenti, un giorno, potevano essere visti non come “atto di fede”, (come essi definivano gli omicidi degli “eretici”) bensì come spietata repressione delle opinioni altrui.

Fra queste azioni ed il NAZISMO non c’è nessuna differenza,non camere a gas (che allora non c’era)ma roghi in piazza.

 

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Il documento che presentiamo in questa pagina è storicamente abbastanza recente, risale al 1559.

L’America è stata scoperta da più di 60 anni, il mondo sembra entrato in una nuova èra di civilizzazione, il buio medioevo è finito, ma non per la chiesa: a Valladolid, in Spagna, 15 luterani (fra cui vari sacerdoti) vengono “abbrusciati” nelle fiamme del rogo e i loro beni confiscati.

 

Decine di altre persone, che sotto tortura hanno “accettato” la forzata riconversione al cattolicesimo, ottengono il carcere a vita in luogo della pena di morte, e la confisca dei beni.

La Chiesa ha precorso i metodi dell’ISIS,dov’è la differenza? Anche l’ISIS costringe gli infedeli alla RICONVERSIONE SOTTO TORTURA!!!!

 

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Papa Wojtyla e il comitato organizzatore del Simposio sapevano fin dall’inizio ch’era praticamente impossibile mettere nero su bianco una cifra esatta del numero delle vittime. L’Inquisizione cercò di far sparire quanti più archivi poté dei processi e delle sentenze. Non solo. Occorre tener presente che nel corso dei 600 anni di funzionamento di questo apparato repressivo, responsabile dei più grandi crimini collettivi della storia dell’umanità, spesso accadeva che il popolo terrorizzato ed esasperato assaltava i tribunali dell’Inquisizione distruggendo gli archivi che contenevano non solo la lista dei condannati, ma anche quella dei sospettati.

 

Napoleone, poi, quando conquistò l’Italia, portò con sé tutti gli archivi dell’Inquisizione che purtroppo non furono ben conservati e solo una piccola parte è ancora intatta a Parigi. Nella capitale francese i pezzi erano 7900 circa, di cui 4148 volumi di processi e 472 di sentenze fino al 1771; nella seconda metà dell’800 in concomitanza con situazioni politiche “pericolose” (Garibaldi, porta Pia) i funzionari della Congregazione del Santo Uffizio operarono distruzioni nella documentazione processuale degli anni 1772-1810 che non era stata portata a Parigi e in quella prodotta in seguito.

Dopo l’abolizione dell’Inquisizione in Spagna, il popolo bruciò quasi tutti gli archivi con i dati dei processi e delle condanne. Il governo illuminista del viceré Domenico Caracciolo fece bruciare tutti gli archivi di Palermo per mettere una pietra sopra quella storia di orrori e per tutelare le migliaia di persone segnalate, esattamente come accadde in tutte le terre portoghesi, come ad esempio il viceré del Portogallo conte di Sarzedas, a Goa, la capitale delle Indie.

 

Per avere un’idea delle proporzioni di quella macchina infernale, occorre ricordare che solo all’Inquisizione di Palermo lavoravano 25.000 persone! In un altro capitolo del librone risulta che le sentenze capitali eseguite a Roma dal 1500 al 1730 furono «solo» 128. Ma questi dati sono stati ottenuti da 11 dei 39 registri originari, quindi con una semplice proporzione è lecito pensare che le esecuzioni furono come minimo 453.

Ma questi sono dettagli, le vittime innocenti dell’Inquisizione furono almeno 500.000, senza contare i 100-150 mila presunti catari, uomini, donne e bambini, scannati vivi in poche ore a Béziers il 22 luglio 1209. Questa faccenda dei numeri è comunque fuorviante: l’orrore vero consisteva nel fatto che tutti, nessuno escluso, poteva essere sospettato, imprigionato, perdere tutte le proprietà ed essere arso vivo in quanto l’Inquisizione non giudicava dei crimini, ma le idee. Bastava un gesto, una parola, un litigio con un parente o un vicino di casa, il volersi liberare di qualcuno scomodo per essere denunziati o per denunziare.

Per appropriarsi dei beni della gente, la Chiesa, il Comune, la Città e lo Stato hanno accusato di eresia via via catari, valdesi, apostati, convertiti, apostolici, ebrei, ebrei neri, ebrei bianchi, musulmani, protestanti, marrani, nestoriani, induisti, blasfemi, sodomiti, streghe, illuse, illudenti, bigami, superstiziosi, anabattisti, criptogiudei, criptomusulmani, pagani, illuminati, scismatici, peccatori di magia, sortilegi, divinazione, abuso di sacramenti, disprezzo delle Chiavi, studiosi, medici, alchimisti, atei, oppositori politici, filosofi, matematici, scienziati… e li mandavano al rogo, perché l’eretico non può possedere beni, che invece sono della Chiesa la quale non lo spoglia ma si riprende ciò che è suo… anche in presenza di figli cattolici; per questo l’Inquisizione fu una macchina che macinò un’enorme massa di capitali finanziari e l’immanitas tormentorum spingeva gli accusati innocenti ad autoaccusarsi per sfuggire alla sofferenza: il risultato era che non vi si difendeva la pietas religiosa, ma se ne faceva pretesto per impadronirsi dei beni altrui.

Vale la pena riportare una sola frase del Manuale degli inquisitori di Nicolau Eymerich (il «vangelo» dell’Inquisizione per secoli): «Bisogna ricordare che lo scopo principale del processo e della condanna a morte non è salvare l’anima del reo, ma… terrorizzare il popolo».

 

In genere la ripartizione dei beni depredati era 1/3 agli inquisitori, 1/3 alla Chiesa e un terzo al comune, alla città o allo stato. A Viterbo e a Roma, sedi papali, 1/3 al comune e 2/3 agli inquisitori.

 

L’inquisitore si faceva assicurare da un medico se l’eretico era forte e se si poteva divertire a sazietà. Significative sono alcune pagine di Henningsen quando racconta che quasi la metà dei 200 processi di stregoneria li portarono a compimento due inquisitori tedeschi: Jacob Sprenger (1436-1495) e Heinrich Institoris (1432-1492).

Allora i due inquisitori si lamentarono col papa Innocenzo VIII che il 5 dicembre 1484 emanò la bolla “Summis desiderantes affectibus” con cui dette ai due l’appoggio di cui avevano bisogno, elencando dettagliatamente quello che combinavano le streghe: «uccidono il bambino nel ventre della madre, così come i feti delle mandri  e dei greggi, tolgono la fertilità ai campi, mandano a male l’uva delle vigne e la frutta degli alberi; stregano gli uomini, donne, animali da tiro, mandrie, greggi ed altri animali domestici; fanno soffrire, soffocare e morire le vigne, piantagioni di frutta, prati, pascoli, biada, grano e altri cereali; inoltre perseguitano e torturano uomini e donne attraverso spaventose e terribili sofferenze e dolorose malattie interne ed esterne; e impediscono a quegli uomini di procreare, e alle donne di concepire…».

 

All’inizio del sec. XVI gli inquisitori di Germania, Francia e Italia intrapresero una violenta campagna di persecuzione verso la setta delle streghe con la completa approvazione del Vaticano grazie alle circolari papali emesse da Alessandro VI, Giulio II, Leone X e Adriano IV.

(i papi non sbagliano mai !!!!)

 

Nel 1501 papa Alessandro VI scrive all’inquisitore della Lombardia Angelo da Verona raccomandandogli di procedere più duramente contro le tante streghe della zona che rovinano le persone, gli animali ed i raccolti.

Il senato di Venezia protestò verso l’Inquisizione che aveva bruciato vive 70 streghe in Valcamonica e di sospettare che altre 5.000 facessero parte della setta satanica… ma papa Leone X nel 1521 scrisse una bolla violenta nella quale autorizzava gli inquisitori a scomunicare le autorità civili che dovessero opporsi ai roghi delle streghe condannate dal Santo Ufficio. In soli 10 anni vennero bruciate vive 3.000 «streghe».

Quei tribunali civili e vescovili erano emanazione diretta del potere della Chiesa che tutto permeava in quei secoli bui. Tali responsabilità sono state e resteranno sempre di coloro che crearono e mantennero vivo quel sistema di STERMINIO:

 la Chiesa cattolica e i suoi vertici.

 

Nel 1600  l’inquisitore don Alonso de Salazar Frías girò in lungo e in largo per tutto il Paese Basco spagnolo portando un Editto di Grazia alla setta delle streghe. 2000 persone si presentarono davanti all’Inquisizione chiedendo che fosse loro concessa l’amnistia promessa alle streghe. Le suddette 2000 streghe denunziarono altre 5000. Quel clima apocalittico era stato alimentato dalle bolle papali.

Soprattutto la bolla di Innocenzo VIII, più di nessun altro, legalizzò la persecuzione delle streghe. A partire dal 1559 e per volontà di Paolo IV, in maniera sistematica e capillare, tutti i cristiani che si recarono a fare la confessione dei loro peccati furono interrogati su eventuali loro reati o semplici conoscenze di reati di eresia o lettura di libri proibiti; e se qualcosa emergeva, vennero rinviati al tribunale dell’inquisizione. Se la violenza della tortura e del patibolo spezzava i corpi, la violenza morale esercitata attraverso la subordinazione della confessione all’inquisizione spezzò le coscienze: e lo fece su tutta la popolazione in età di confessione.

 

Due anni prima lo stesso Paolo IV aveva investito tutta la travolgente irruenza del suo carattere nella trasformazione di un tribunale (della Santissima Inquisizione) spesso interlocutorio e prudente, incline a interrogarsi su se stesso, frenato e intralciato da altri centri di potere, in un’arma affilata di repressione e annientamento conferendogli (il 29 aprile 1557) per mezzo della minuta «Pro votantibus» licenza e facoltà di emettere voti e sentenze che comportassero tortura, mutilazioni e spargimento di sangue, fino alla morte inclusa, senza per questo incorrere in censura o in irregolarità.

 

Il 28 ottobre dispensò tutti i cardinali e inquisitori del Santo Ufficio dall’irregolarità in cui incorrevano infliggendo tortura reiterata. Lo stesso papa, il 5 novembre dell’anno prima, aveva reso solenne e consacrato il rogo che sarebbe avvenuto la domenica successiva concedendo l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che avrebbero assistito allo spettacolo.

L’uso della tortura nell’Inquisizione fu introdotto da papa Innocenzo IV il 15 maggio 1252, con la bolla Ad extirpanda, mentre Innocenzo III, con la bolla del 25 marzo 1199 Vergentis in senium, aveva modificato il reato d’eresia da religioso a crimine contro lo stato, coinvolgendo così accanto alla Chiesa tutti gli stati.

Ma c’era qualcosa di peggio dei roghi, i forni, l’orrore apocalittico dell’inquisizione: los «quemaderos» di Siviglia. Erano così tanti gli eretici condannati al rogo, che furono costretti a inventarsi qualcosa di speciale che consumasse meno legna dei tradizionali autodafé: costruirono uno accanto all’altro quattro enormi forni circolari sopra una piattaforma di pietra ognuno dei quali poteva contenere fino a quaranta «dannati». Accendevano un po’ di legna sotto la piattaforma, buttavano dentro le povere creature e le cuocevano a fuoco lento: occorrevano dalle 20 alle 30 ore per crepare. Funzionarono ininterrottamente per oltre tre secoli, 300 anni. Vennero chiusi da Napoleone Bonaparte nel 1808. Questo è riuscito a fare la Santa Inquisizione, sublime spettacolo di perfezione sociale .

Questi forni crematori hanno fatto scuola ai NAZISTI!

Vale la pena ricordare che il cardinale Bellarminoil carnefice di Giordano Bruno e Galileo Galilei – non venne fatto santo all’epoca dei fatti, nel ’600, bensì pochi anni fa, nel 1930: ovverosia, nel 1930 la Santa Sede avallò tutto l’operato di Urbano VIII e dello spietato inquisitore Bellarmino!

 

L’Inquisizione depredava anime, coscienze, proprietà. Giustificava i genocidi. Il 90% degli indios del centro-sud America venne sterminato con il permesso e la giustificazione degli inquisitori. I conquistadores spagnoli e portoghesi depredavano le terre in nome del Bene, di Cristo.

Questo è il metodo e l’insegnamento che l’Inquisizione ha lasciato in eredità al mondo cristiano, a questo feroce e spietato Primo Mondo che detiene il potere economico, politico e militare. L’embrione del capitalismo era lì, nel fine e nel metodo dell’Inquisizione: appropriarsi di tutto, terre, proprietà, boschi, mari, col pretesto di diffondere la civiltà, usando qualsiasi metodo, spietati e indifferenti verso qualsiasi altra cultura, altra religione, provocando insanabili disastri umani e ambientali.

 

Lo stato della Germania, senza perdere tempo a indire simposi sul numero esatto degli ebrei massacrati nei campi di concentramento, ha eretto al centro di Berlino un importante museo  sulla storia e gli orrori del nazismo, come monito al mondo intero e alle future generazioni tedesche.

 

La Santa Sede mistifica e minimizza il ruolo devastante dell’Inquisizione, invece di stigmatizzare la portata culturale e politica di quell’infernale sistema.

 

– L’inquisizione  fu il risultato della politica di conversione dei musulmani e degli ebrei al Cristianesimo. L’Inquisizione fu anche un importante mezzo per colpire oppositori politici e confiscare patrimoni dei condannati a favore dell’erario reale.

– l’inquisizione era la procedura seguita da un tribunale ecclesiastico per reprimere ed estirpare l’eresia,

– fu creata nel XXII secolo,quando la Chiesa dovette lottare contro i Catari e i Valdesi,

– Più tardi,il Concilio Lateranense (1215) e il Concilio di Tolosa (1229) dichiararono essere doveri dei vescovi ricercare e giudicare gli eretici e consegnarli per il castigo al braccio secolare,

– nel 1231- 35 Gregorio IX sottraeva l’inquisizione alla giurisdizione dei vescovi e l’affidava a inquisitori permanenti dell’ordine domenicano,di nomina pontificia

– lo Stato (Re,Principi,Nobiltà) si schierò con la Chiesa,contro gli eretici,poichè l’eresia religiosa costituiva una concreta minaccia contro l’ordine costituito,contro la sicurezza dello Stato

– L’eretico,una volta accertata la sua colpevolezza,veniva invitato a ritrattare,in caso di rifiuto,era condannato a pene corporali o alla morte per rogo,

oggi ci sono gli INFEDELI per l’ISIS,allora c’erano gli INFEDELI per la chiesa,dov’è la differenza???

 

– l’inquisizione possedeva un vero e proprio apparato di informazione con un grande numero di agenti che godevano di privilegi fiscali e dell’eccezionale permesso di girare armati,

– l’8 marzo 2000,papa Wojtila pronunciava la “richiesta di perdono” per i mali inferti dalla chiesa nei secoli a tutta l’umanità,egli recitava il “mea culpa” pensando alle vittime della santa Inquisizione,l’inquisizione provocò decine di migliaia di morti che formano un filo nero ininterrotto capace di dare alla storia della Chiesa di quei secoli un unico e macabro denominatore,

 

– Papa Wojtila si doveva vergognare a chiedere il perdono,era meglio se avesse taciuto! Così  un nazista non può chiedere il perdono,sarebbe un atto  contro ogni morale,ma deve solo scontare le sue pene nel fuoco eterno dell’inferno (se esiste) !!!! Lacrime di coccodrillo! Chi non può più dare cattivo esempio,dà buoni consigli!

 

– i pensieri e i fatti che hanno generato tale meccanismo di morte,sono molto simili a quelli degli ultimi decenni come quelli generati dalla mente malata di Adolf Hitler

– l’accostamento è identico fra l’odio nazzista per gli ebrei e lo stesso sentimento mostrato dalla Chiesa cattolica nei confronti degli eretici,

– ciò che è identico è la perdita di ogni senso della realtà in nome di un’idea delirante che genera morte,

– con il papato di Gregorio IX  (1227-1241) la procedura inquisitoria si trasforma in una nuova istituzione che avrà in principio larga diffusione nella Francia meridionale e che verrà ufficializzata nei suoi compiti con il nome di Sacra Inquisizione,

– il successore di Gregorio IX,Innocenzo IV,non trascurò di proseguire nell’opera iniziata dal suo predecessore.Nel 1252,infatti,con la bolla Ad extirpanda ribadiva l’importanza della ricerca dei peccatori che si nascondevano nella società minandone non solo le basi religiose ma anche quelle politiche e rafforzava il significato della punizione corporale indicando la tortura come mezzo per “portare alla luce la verità

– all’inizio del 300,in buona parte dell’Europa erano attivi dei tribunali inquisitori competenti a livello territoriale che avevano l’ordine di indagare anche su reati quali la blasfemia,la bigamia e la stregoneria e gli utopisti della politica e della religione.

 

Voglio finire con una nota folcloristica: “l’infallibilità dei Papi!”

 

Il dogma dell‘infallibilità papale (o infallibilità pontificia) afferma che il papa non può sbagliare quando parla ex cathedra, ossia come dottore o pastore universale della Chiesa (episcopus servus servorum Dei). Dunque, il dogma vale solo quando esercita il ministero petrino proclamando un nuovo dogma o definendo una dottrina in modo definitivo come rivelata.

 

Infatti, secondo la dottrina cattolica, il magistero straordinario della Chiesa, pur esercitato esclusivamente dal Papa, in certi casi non possiede il carattere dell’infallibilità qualora il Papa stesso non usi esplicitamente e dichiaratamente (in modo da farlo comprendere subito a tutti i fedeli) questo carisma, di cui Cristo ha dotato la Chiesa perché sia sacramento universale di salvezza. Gli insegnamenti dei vescovi invece non sono coperti dall’infallibilità papale, e difatti non sono assolutamente citati nella definizione del dogma, così come espressa dalla costituzione apostolica Pastor Aeternus, anche se la totalità dei vescovi, che sono in comunione con il papa, ha questo carisma.

Il dogma dell’infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.

 

Questo è il testo, tradotto in italiano, dell’ultima parte della Pastor Aeternus, dove si trova la definizione del dogma:

 

« Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema. »

(Pastor Aeternus, 18 luglio 1870)

Secondo tale dottrina il papa deve quindi essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di pastore e di dottore di tutti i cristiani» e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi»; quanto da lui stabilito sotto queste condizioni «vincola tutta la Chiesa».

 

Fondamento scritturistico

Secondo la dottrina cattolico-romana, la nascita della dottrina dell’infallibiltà papale risale ai tempi di Gesù Cristo. Infatti, le basi bibliche di questa dottrina si trovano nei vangeli. Gesù stesso diede a Pietro il potere di “legare e sciogliere”, e anche il compito di “pascere i suoi agnelli”: la tradizione cattolica ha costantemente interpretato queste parole come il fondamento dell’infallibilità di Pietro e dei suoi successori. Oltre a ciò, in Lc 22,31-32 Gesù pregò affinché la fede di Pietro non venisse meno, e il motivo di questa indefettibilità nella fede sarebbe da ricercarsi proprio nel ruolo di Pietro come “confermatore dei suoi fratelli”. Secondo la Chiesa cattolica, questa preghiera di Gesù è certamente efficace, quindi essa garantirebbe l’infallibilità.

 

Prime affermazioni di una infallibilità del vescovo di Roma

Il carisma dell’infallibilità della Chiesa, e del Papa, in epoca antica, è stato riconosciuto in varie occasioni:

 

Sant’Ignazio di Antiochia, morto intorno all’anno 110 martire a Roma dice che i cristiani di Roma “sono puri da ogni estranea macchia”. Vale a dire da ogni errore e qui si prefigura l’infallibilità della Chiesa, e del suo Capo visibile, in particolare, fin dall’inizio del II secolo.

 

Un secondo esempio viene da Sant’Ireneo, vescovo di Lione, vissuto nel II secolo. Sant’Ireneo riconosce la fede della Chiesa di Roma come norma per tutta la Chiesa.

 

«          Con questa Chiesa, a causa della sua più alta preminenza, deve accordarsi ogni altra Chiesa, poiché in essa si è conservata la fede apostolica. »

Qui è chiaro che l’immunità dall’errore propria della Chiesa di Roma presuppone l’infallibilità del suo maestro, il vescovo, il Papa. Egli insegnava che dove c’è la Chiesa c’è lo Spirito Santo ed è impossibile trovare la verità se non nella Chiesa, che possiede il “carisma della verità”.

 

San Cipriano, vescovo vissuto nel III secolo, definisce la Chiesa di Roma come la cathedra Petri e parlando degli avversari che pure volevano fare approvare le loro dottrine eretiche dal Papa, scrive:

 

«          Essi non pensano che devono trattare con i Romani, la cui fede fu lodata dalla gloriosa testimonianza dell’Apostolo, e presso i quali l’errore non può trovare alcun accesso. »

Per san Cipriano nella Chiesa di Roma, quindi nel Papa, non può albergare l’errore. Dunque, il tema dell’infallibilità era noto, anche in epoca assai antica. Certo non era esplicitato come lo sarà dopo il Concilio Vaticano I, ma non era sconosciuto.

 

E ancora san Cipriano, verso l’anno 250, scrive:

 

«          Tutti coloro che abbandonano Cristo si perdono nei loro errori, ma la Chiesa che crede in Cristo e rimane fedele alla verità ricevuta, non si separa da lui. »

Un altro esempio viene da San Girolamo, vissuto nel IV secolo, il quale, richiedendo al Papa Damaso una decisione a proposito di una questione dibattuta in Oriente, scrive:

 

«          Solo presso di voi si conserva inalterata l’eredità dei padri. »

San Teofilo, successore di Sant’Ignazio nella Chiesa di Antiochia, diceva che come le navi si infrangono se escono dal porto ed entrano nel mare in tempesta, così gli uomini fanno naufragio quando abbandonano la “cattedra di verità.

 

Dunque la Chiesa era ritenuta, fin dalle origini, “cattedra della verità“, dove non poteva albergare l’errore.

 

L’antefatto

Pio IX nel 1854 aveva proclamato ex cathedra il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. Esso stabilisce che la madre di Gesù, fin dal suo concepimento, non fu macchiata dal “peccato originale”. Questa proclamazione dilacerò le coscienze di alcuni cattolici perché (nonostante quanto affermato nel “Pastor Aeternus” citato sopra) fin dai tempi della chiesa primitiva la materia di fede era tipicamente definita dai Concili e non dal Papa. Si ricordi ad esempio il Concilio di Nicea, in cui la divinità di Cristo viene definita in assenza del vescovo di Roma, ed anzi con una scarsa partecipazione da parte dell’Occidente. Le polemiche riguardavano in alcuni casi l’oggetto della proclamazione (L’Immacolata Concezione), ma soprattutto la liceità da parte del papa di proclamare dogmi di fede senza il Concilio dei vescovi. Occorre osservare che l’infallibilità papaleex cathedra” venne approvata dal Concilio Ecumenico Vaticano I grazie al forte sostegno dell‘Arcivescovo Luigi Natoli.

 

La proclamazione

Per affermare questo diritto Pio IX convocò un concilio che doveva sancire questa sua scelta. Il meccanismo era chiaro: se si dubitava del fatto che un papa potesse decretare anche senza un Concilio, questa potestà poteva essere sancita (agli occhi dei dubbiosi) proprio da un Concilio che confermasse il dogma dell’infallibilità del papa ed anzi la sua assoluta supremazia in materia di fede. In passato ci furono invece concili che destituirono addirittura dei papi, ma occorre ricordare che si era nel periodo storico della restaurazione dell’assolutismo, e il papa guardava a Napoleone III.

 

Questo dogma fu definito nel 1870: per proclamarlo fu convocato un Concilio, il Vaticano I, il 18 luglio 1870, poi sospeso il 20 settembre in seguito alla presa di Roma che segnò la fine del potere temporale dei papi, e non venne più concluso: ma il decreto sull’infallibilità del papa era ormai approvato.

 

Il dogma, voluto fortemente da papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Gesuiti, suscitò le proteste degli ambienti laici del tempo e anche di una parte di quelli religiosi. Benché fortemente avversato dalla curia romana esisteva infatti un cattolicesimo liberale, tanto che una significativa minoranza dei padri del Concilio (prevalentemente francesi e tedeschi) preferì abbandonare Roma per non dare voto contrario al momento dell’approvazione, pur non sottraendosi all’accettazione del medesimo una volta approvato. Invece una piccola parte di vescovi dell’Europa centrale fuoriuscì dalla Chiesa di Roma dando vita allo scisma vetero-cattolico, basato sul rifiuto del dogma dell’infallibilità.

 

Reazioni e conseguenze

Come per il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato dallo stesso Pio IX nel 1854, esso non è accettato dalle altre confessioni cristiane, sia per ragioni teologiche sia perché esse non riconoscono l’autorità del papa. Alcune chiese (in particolare quelle evangeliche) reputano anzi che lo stesso istituto papale non sia in accordo con le Sacre Scritture.

 

La proclamazione del dogma costituì il fondamento teologico della scomunica già impartita a Vittorio Emanuele II e ai liberali italiani nel 1855, che si era trasformata in attiva opposizione politica dei cattolici al Regno d’Italia con il Non expedit nel 1868, attraverso la scomunica comminata per la partecipazione al voto e all’attività politica.

 

Critica teologica

Tra i teologi critici dell’infallibilità papale troviamo Aleksandr Alekseevič Kireev, Hans Küng, Brian Tierney e August Bernhard Hasler, un discepolo di Küng.

 

Nel commentare la formula dell’infallibilità Bernhard Hasler parlò di “vaghezza” e “indeterminatezza” della formula ex cathedra in modo che “quasi mai si può dire quali decisioni debbano essere ritenute infallibili”:

 

« La vaghezza dei concetti consente sia un’applicazione estensiva del dogma in modo da aumentare il potere del papa, sia un’interpretazione più ristretta che, di fronte a errati insegnamenti del passato, possa sempre permettere di sostenere che essi non rientrano nel cosiddetto “magistero infallibile“. »

 

Applicazioni dell’infallibilità

La questione dell’applicabilità del dogma dell’infallibilità nei confronti dei pronunciamenti papali, è dibattuta. Secondo alcuni, finora, una sola volta il pontefice avrebbe fatto uso dell’infallibilità ex cathedra per definire un dogma. Nel 1950 papa Pio XII ha definito il dogma dell’Assunzione della Vergine Maria, usando delle parole “tecniche”, cioè solenni ed esplicite, che non lasciano spazio a dubbi o discussioni dottrinali:

 

« Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria Vergine la Sua speciale benevolenza a onore del Suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della Sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. »

 

L’infallibilità papale,anzi di molti papi,ha prodotto tanta sofferenza,violenza,torture e morte con lasanta Inquisizione“.

Che dire ?????? NIENTE!!!!  OGNI PAROLA è SUPERFLUA e rappresenterebbe solo  un ulteriore insulto per tutta l’umanità.

Una replica a “LA ” SANTA INQUISIZIONE “”

  1. bindowanie scrive:

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