I blog di Alessioempoli

Data 14 aprile 2016

LA MANO – 1°

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                                  LA  MANO

 

 

ANATOMIA

 

 

1-148 K

 

2-292 K

 

3 - 360 K

 

4-388 K

 

5-520 K

 

6-388 K

 

7-496 K

 

8-284 K

 

9-200 K

 

10-180 K

 

11-812 K

 

12-712 K

 

13-652 K

 

14-464 K

 

15-336 K

 

16-508 K

 

17-464 K

 

18-140 K

 

 

MOTILITA’

 

19-128 K

 

 

ISPEZIONE

 

 

artrite reumatoide

L’artrite reumatoide (AR) è una poliartrite infiammatoria cronica, anchilosante e progressiva a patogenesi autoimmunitaria e ad eziologia sconosciuta, principalmente a carico delle articolazioni sinoviali. Può provocare deformazione e dolore che possono portare fino alla perdita della funzionalità articolare.

 

20-260 K

 

21-108 K

 

 

 

GOTTA

 

La gotta è una malattia del metabolismo caratterizzata da attacchi ricorrenti di artrite infiammatoria acuta con dolore, arrossamento e gonfiore delle articolazioni, causati dal deposito di cristalli di acido urico in presenza di iperuricemia. L’articolazione più frequentemente colpita è, in circa il 50% dei casi, la metatarso-falangea dell’alluce, da cui il nome di podagra. L’acido urico può inoltre depositarsi nei tendini e nei tessuti circostanti, generando i cosiddetti tofi, anche a livello renale, inducendo la comparsa di nefropatia gottosa.

 

22-224 K

 

SINDROME DI SUDECK

 

Sindrome di Sudek, o atrofia di Sudek, è una sindrome algodistrofica, visibile nella maggior parte dei casi dopo la rimozione di un gesso ortopedico, in altri casi invece sorge spontaneamente, ancora non sono ben note le cause che determinano l’insorgenza spontanea di questo tipo di algia.

 

23-88 K

 

 

SINDROME SPALLA-MANO

 

Dolore e rigidità unilaterali della spalla e della mano. La sindrome spalla-mano rientra tra le algodistrofie: di origine sconosciuta, può insorgere sia dopo un infarto  del miocardio (sul lato sinistro), sia in concomitanza con un’emiplegia, un herpes zoster dell’arto superiore o un trauma importante della spalla; è più frequente nei diabetici e nei pazienti trattati con fenobarbital. La mano affetta diventa calda, umida, arrossata e gonfia; in uno stadio più tardivo può bloccarsi in semiflessione e diventare violacea e fredda. Spesso la spalla è molto rigida. Nella maggior parte dei casi la sindrome scompare spontaneamente nel giro di 1-2 anni; questo lasso di tempo può essere abbreviato dalla fisioterapia, talvolta associata a infiltrazioni di corticosteroidi nella spalla.

 

24-140 K

 

 

 

 

 

OSTEOARTROSI

Durante il manifestarsi di tale patologia nascono nuovo tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni più sottoposte ad usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia.

L’articolazione interessata presenta caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.

 

25-212 K

 

Noduli di Heberden

I noduli di Heberden sono delle sporgenze ossee che compaiono sulla falange distale attorno ai 45-50 anni come manifestazione tipica dell‘artrosi primaria.

Sono causati dall‘accumulo di calcio sulla cartilagine articolare. Non provocano dolore, sebbene modifichino la forma delle dita, tra le quali le più colpite dalla malformazione sono l’indice e il mignolo.

Sono più comuni nelle donne, dato che sembra esserci una predisposizione genetica alla comparsa delle tumefazioni.

 

 

Noduli di Bouchard

 

I noduli di Bouchard sono degli ingrossamenti delle falangi prossimali dovuti all’accumulo di calcio sulla cartilagine articolare. Si differenziano dai noduli di Heberden, i quali invece compaiono sulle falangi distali. Sono una manifestazione clinica dell’artrosi.

 

26-100 K

 

27-184 K

 

28-100 K

 

28A-152 K

MALATTIA DI DUPUITREN

La malattia di Dupuytren è una patologia a carico della mano caratterizzata dalla flessione progressiva e permanente di uno o più dita, ed è fra tutte le forme di deformità della mano la più comune.

 

28B-128 K

 

DITO A MARTELLO

 

Per dito a martello in campo medico si intende una deformità delle dita, sia delle mani che dei piedi, causata nella maggioranza delle occasioni da un evento traumatico, che causa l’impossibilità della loro estensione completa, ma solo in parte.

Tale deformità è per lo più conseguente ad uno schiacciamento del dito a livello della articolazione interfalangea prossimale oppure ad un trauma da palla (pallavolo, basket o rugby) che flette improvvisamete il dito a livello della articolazione intermedia.

Può essere inoltre causata da un processo infiammatorio che lacera progressivamente il tendine estensore come avviene nell’artrite reumatoide.

La lesione sottocutanea che provoca la defornità avviene a livello della bendelletta centrale del tendine estensore prima che questo si inserisca sulla 2a falange (Fig. 2 ).

La lesione può avvenire anche a causa di una ferita da taglio che interessa il versante dorsale del dito a livello della articolazione intermedia.

 

28C-51 K

 

28C-81 K

 

POLIDATTILIA

 

La polidattilia , anche conosciuta come iperdattilia, è un’anomalia genetica, nella quale le mani o i piedi dei soggetti affetti presentano un eccesso di dita rispetto alla normale conformazione.

 

28D-173 K

 

SINDATTILIA

 

La sindattilia è un’anomalia congenita che consiste nella fusione di due o più dita delle mani o dei piedi (più raro). La fusione completa di tutte le dita, è detta anche “mano a cucchiaio” e piede palmato.

 

28E-101 K

 

PALPAZIONE

 

29-368 K

 

PATOLOGIA

 

 

 

31-76 K

 

32-88 K

 

33-252 K

 

34-140 K

 

35-76 K

 

36-184 K

 

37-272 K

 

38-168 K

 

MALATTIA DI RENDU-OSLER

 

La teleangiectasia emorragica ereditaria, (abbreviata internazionalmente con l’acronimo HHT, cioè Hereditary Hemorrhagic Teleangiectasia) è conosciuta anche col nome di malattia di Rendu-Osler-Weber, in onore degli scopritori. Si tratta di una displasia a carico del sistema vascolare che colpisce i vasi sanguigni (soprattutto capillari e venule). L’HHT fa parte del gruppo delle malattie rare.

 

39-160 K

 

ATETOSI

 

Con il termine Atetosi si indicano quei movimenti involontari di torsione, costanti ma lenti; è un disturbo del sistema extrapiramidale, caratterizzato da movimenti continui e senza coordinazione degli arti, del volto e della lingua.

 

40-312 K

 

41-308 K

 

42-208 K

 

43-100 K

 

RADIOGRAFIE

 

44-132 K

 

45-72 K

 

46-108 K

 

47-224 K

 

RIZOARTROSI

 

La rizoartrosi o artrosi trapezio-metacarpale è l’artrosi che colpisce l’articolazione carpo-metacarpale della mano. La malattia è degenerativa della cartilagine articolare con conseguente compromissione del movimento delle due ossa interessate a livello articolare e insorgenza di dolore; con l’avanzare della malattia il dolore è più accentuato in corso di movimento ma può comparire anche a riposo. Il dolore è localizzato a livello della base del 1º dito della mano (pollice), ed è evocabile con la palpazione della zona interessata. Il paziente non riesce a fare la pinza con il pollice e l’indice causa il dolore.

 

48-68 K

 

49-76 K

 

50-136 K

 

51-180 K

 

52-220 K

 

53-56 K

 

54-68 K

 

54A-100 K

 

TERAPIA

 

55-68 K

 

56-52 K

 

57-76 K

 

La deformità “ad asola” viene solitamente considerata una “insaccatura” del dito e spesso sottovalutata. La lesione deve essere invece prontamente trattata per evitare che la deformità, che all’inizio può essere lieve e considerata semplice tumefazione, peggiori progressivamente e diventi non più correggibile.

 

E’ indispensabile consultare uno specialista che possa escludere prima di tutto, con un’esame radiografico, che non vi siano fratture o distacchi ossei parcellari da strappamento.

 

Il trattamento per la pura lesione tendinea consiste nell’utilizzo di un tutore particolare reperibile in commercio o nella applicazione di una stecca metallica che mantenga esteso il dito a livello della articolazione interfalangea prossimale consentendo al tendine di guarire in modo appropriato (Fig. 3).

 

Il tutore o la stecca devono essere mantenuti in situ per almeno 6 settimane. E’ solitamente consentita la flessione attiva della 3a falange. E’ opportuno utilizzare successivamente il tutore di notte per altre 2 o 3 settimane. Nel caso di attività sportiva è opportuno utilizzare particolari splint o bendaggi per proteggere il dito per alcune settimane.

 

Nel caso la deformità non risponda al trattamento con tutore, come pure nel caso di artrite reumatoide o di ferita da taglio o nel caso di un distacco osseo, il trattamento deve essere chirurgico.

 

58-50 K

 

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8 Risposte a “LA MANO – 1°”

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