I blog di Alessioempoli

Data 20 dicembre 2017

L’ UNIVERSO – 9

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                           L’ UNIVERSO – 9

 

 

 EVOLUZIONISMO – 1°

 

PREMESSA

Secondo il modello evoluzionista, tutto quello che è possibile osservare oggi è frutto di eventi casuali e lunghissimi periodi di tempo. Non esiste altra realtà al di fuori della natura; non esiste uno scopo o un creatore nell’universo, ma tutto ha avuto origine da processi naturalistici e meccanicistici propri della materia inanimata (materialismo filosofico). L’idea di un intervento soprannaturale è rigettato a priori, come pure qualunque spiegazione che punti in direzione opposta all’evoluzionismo. Non esistono specie “fisse”; le piante, e gli animali (tra i quali è incluso l’uomo) discendono da uno stesso organismo progenitore, che a sua volta ha avuto origine per caso dagli elementi chimici presenti nell’atmosfera primordiale.

 

Ebbene,dico subito (ed ho già ampiamente spiegato perchè non è possibile che l’UOMO abbia avuto una tale origine) che questa teoria,soprattutto di carattere IDEOLOGICO,è la più grande stronzata che sia mai stata sostenuta dalla scienza nel corso dei secoli .

Chi sostiene una tale teoria è letteralmente un  DEFICIENTE,MENTECATTO  che dovrebbe essere ricoverato subito alla neuro. In primis quella sbandata (fu) di Margherita Hack.

Questa gentaglia è veramente SENZA CERVELLO!!!

Ho già spiegato ampiamente perchè ciò non è possibile,ma continuerò ancora a farlo ulteriormente senza timore di essere smentito nè ora,nè mai!

 

 

LA DOMANDA PRINCIPALE  è QUESTACOME POSSO PASSARE DALLA PIETRA ALLA RONDINE? (e quindi anche alle piante ed agli animali, dalla materia inorganica ??)

Anche di questo ho già ampiamente parlato, per chi abbia un minimo di cervello per capire! Comunque   cercherò di spiegarlo ulteriormente.

 

1) Nei processi evolutivi,che realmente esistono, si hanno una serie di mutazioni genetiche, come predetto dalle leggi di Mendell.

2) Ma quando parliamo delle leggi di Mendell  molti fanno finta di dimenticare che stiamo parlando di materia organica e NESSUNO è MAI riuscito a spiegare come sia possibile passare dalla materia inorganica alla materia organica riguardante piante,animali,UOMO.

3) Gli evoluzionisti fanno sempre il solito ragionamento idiota:

essi postulano la produzione di nuovi tratti negli organismi viventi nel corso di lunghissimi periodi di tempo, di nuove specie, grazie all’evoluzione. Secondo questa teoria, tutte le forme di vita discenderebbero da antenati comuni: i “mattoni” della vita sarebbero nati dall’interazione di elementi  inerti, e il primo microrganismo si sarebbe evoluto nel corso di miliardi di anni in forme di vita via via più complesse – da ameba a invertebrato, a anfibio, rettile, quadrupede, scimmia, e infine all’uomo. Essa consiste, in pratica, nell’assumere che l’evoluzione all’interno della razza sia prova dell’ipotetica evoluzione da una razza all’altra.

Ma essi saltano sempre e volutamente il primo passaggio perchè sanno di non poterlo spiegare e cioè:

Chi o che cosa determina il passaggio dalla pietra alla rondine??? Nessuno lo sa dimostrare   e MAI riuscirà a farlo!

Nessuno in decine di anni ha mai saputo produrre il TEOREMA DELLA VITA ,ovvero l’EQUAZIONE che determina il passaggio dalla non vita alla VITA,solo chiacchiere e stronzate infinite come tante ne ha dette la (fu) Hack.

4) ricordo che affinchè una teoria possa essere ritenuta scientificamente valida, deve essere osservabile,misurabile,ripetibile; la teoria evoluzionistica non risponde ad alcuno di questi tre requisiti e nonostante il fatto che non vi sia alcuna base scientifica per giustificarla,questa dottrina viene tranquillamente inculcata in maniera dogmatica agli studenti e spesso difesa violentemente,contestando (ciecamente) e non di rado censurando ogni voce “fuori dal coro”.

 

 

L’evoluzionismo filosofico

potrei parlare dei vari Autori che hanno idee diverse sull’Evoluzionismo,ma evito di farlo perchè ormai le loro ideee sono solo delle semplici speculazioni filosofiche che lasciano il tempo che trovano,senza alcun valore scientifico.  Come ho già detto,oggi l’Evoluzionismo NON  può essere spiegato proprio da un punto di vista scientifico (che è ciò che più ci interessa) e che al contrario è proprio quello che pretenderebbe di fare l’evoluzionismo.

Comunque,per chi fosse interessato alla speculazione filosofica potrebbe leggersi i seguenti Autori:

 

 

 

– Jacques Monod

– Tommaso d’Aquino

– Sant’Agostino d’Ippona

– Nicola Cusano

– Nicola Oresme

– Raffaello  Caverni

– Dalmace Leroy

– John Augustine Zahm

– George Mivert

– Angelo Secchi

– Giovanni Giuseppe Bianconi

– Antonio Stoppani

– John O’Brien

– ecc.

 

 

La graduale accettazione dell’evoluzionismo nel pensiero cattolico: 1900 – 1950

Alle fine del XIX secolo e nella prima parte del XX la generale ostilità del mondo cattolico all’evoluzionismo cominciò ad allentarsi. Non che ci fosse un consenso generalizzato, tutt’altro; molti rimanevano i teologi che si opponevano a queste nuove teorie, né ci furono pronunciamenti ufficiali da parte della Santa Sede, per i quali si dovrà attendere il 1950 con l’enciclica Humani generis di Papa Pio XII. Molari riporta la testimonianza di Carlo Colombo, che affermava ci fossero state forti pressioni su Pio XI affinché questi condannasse l’evoluzionismo; tuttavia egli avrebbe rifiutato dicendo che «di casi Galileo nella storia della chiesa ne basta uno solo.»

Ma comunque il clima iniziò a cambiare; finirono le censure ed i cattolici cominciarono a discutere di evoluzionismo con maggiore libertà, e il numero di coloro che lo accettavano cresceva pian piano. Questa nuova situazione è ben testimoniata da Antonio Fogazzaro; nel 1898 egli raccolse nell’opera Ascensioni umane diversi suoi testi nei quali illustrava la teoria evoluzionista, e manifestava la convinzione che essa fosse in perfetta armonia con la religione cattolica; Fogazzaro non era uno scienziato né un teologo ed i suoi testi erano pieni di allusioni letterarie e poetiche, pertanto la sua opera non è molto interessante né sotto il profilo scientifico né teologico; tuttavia, nel proemio l’autore ben sintetizza il nuovo clima illustrato.

La discussione intorno all’evoluzionismo proseguì quindi senza particolari intoppi nel corso della prima metà del XX secolo, e fu caratterizzata da quattro momenti fondamentali: due pronunciamenti della Pontificia Commissione Biblica sull’interpretazione della Bibbia ed in particolare della Genesi; i lavori dei teologi Henri de Dorlodot ed Ernest C. Messenger; l’originalissima concezione dell’evoluzione sviluppata dal paleontologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin.

 

 

Direttive dalla Pontificia Commissione Biblica

La Pontificia Commissione Biblica si pronunciò due volte, nel 1905 e nel 1909, su questioni pertinenti all’interpretazione della Bibbia in relazione alla questione evoluzionista.

In poche parole si ammette che, in casi particolari, quella che sembra una narrazione storica potrebbe essere interpretata allegoricamente o come una parabola.

Il secondo intervento invece è più complesso, riguarda specificamente la Genesi e stabilisce alcuni importanti limiti entro i quali essa possa essere reinterpretata.

 

1)-  si afferma che non si possa escludere il senso letterale dei primi tre capitoli e che non sia lecito affermare che essi contengano non la narrazione di fatti realmente accaduti,ma favole derivanti  da miti antichi oppure allegorie e simboli,utilizzati,in forma di storia,per insegnare verità religiose e filosofiche.

 

2)- si ammette la possibilità di allontanarsi dal senso proprio delle parole e delle frasi che alla ragione appaiono chiaramente inaccettabili,improprie o utilizzate in senso metaforico.

 

3)- si ammette che alcuni passi pur presupponendo il fondamentale carattere storico,possano essere interpretati allegoricamente secondo l’esempio dei Padri  e della Chiesa.

 

4)- si afferma che non sia necessario ricercare l’esattezza scientifica nel racconto della creazione.

 

5)- relativamente al racconto della creazione in sei giorni si ammette che la parola ebraica Yom (giorno) possa essere interpretata come un periodo di tempo indefinito.

 

 

Henri de Dorlodot (1855 – 1929)

Paleontologo, teologo e direttore del dipartimento di geologia.Egli scriveva che, senza alcuna esagerazione, si potesse affermare che Darwin fosse stato per la biologia ciò che Isaac Newton fu per la fisica. In questo libro Dorlodot ricordava prima di tutto che, per quanto riguardava l’applicazione della teoria dell’evoluzione alla specie umana, Darwin non era mai stato giudicato eretico dalla Chiesa. La teoria di Darwin, considerata dal punto di vista strettamente scientifico e libera da interpretazioni filosofiche, riguardava il ruolo delle cause seconde nell’evoluzione, e non rigettava il ruolo della Causa Prima.

 

Ernest C. Messenger

Il lavoro più importante sulle relazioni tra teologia ed evoluzione fu certamente, per la prima metà del XX secolo, quello del teologo Ernest Charles Messenger, Evolution and Theology: the problem of Man’s origin (1932).

Da un punto di vista teologico,la scrittura va presa in sesnso allegorico,perchè realmente non ci dice niente esattamente, ma dà solo un’impulso all’immaginazione ed alla interpretazione personale. Pertanto non è possibile decifrare il suo vero significato.

 

– in Genesi 2,7 sta scritto che: Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo

– in Genesi 2,19 che Dio plasmò dal suolo ogni sorta  di bestie selvatiche

– in Genesi 1,24 è scritto che la terra produca esseri viventi secondo la loro specie

 

In realtà queste parole indicano semmai più un intervento di tipo creazionistico.

L’uomo potrebbe anche essere stato prodotto da forze attive della natura,sì,ma solo ed unicamente in seguito ad un disegno intelligente che pervade la natura stessa e la guida.

Quindi sempre e comunque si tratterebbe di creazionismo.

 

Uno scultore è la causa principale della statua che egli produce con uno scalpello che è la causa secondaria.Pertanto è sempre necessario,per ogni effetto,risalire alla causa principale e non limitarsi alle cause secondarie e strumentali;queste ultime non agiscono soltanto  tramite le proprie forze ma anche attrraverso le virtù conferite loro dalla causa principale. Quindi, pur ammettendo la partecipazione di cause naturali ed organiche nella formazione del corpo dell’uomo, si deve comunque ammettere lo speciale intervento divino. Messenger si dichiara incline a concludere definitivamente che Dio si sia servito di cause seconde e quindi dei meccanismi evolutivi,per formare il corpo dell’uomo.

 

Ma anche facendo un ragionamento del genere che sembra mettere daccordo il processo evoluzionistico con la creazione dell’UOMO,il discorso è comunque monco e fallace perchè ricordo ad esempio (lo vedremo più avanti) che in processi complessi come ad esempio la coagulazione del sangue non ci possono essere tappe in successione,seppur guidate da un disegno intelligente, perchè altrimenti il processo non funzionerebbe ed allora è molto più logico ammettere l’intervento diretto divino che abbia creato istantaneamente tutti i  fattori della coagulazione,sì,ma insieme all’UOMO.

 

 

Il pensiero di Pierre Teilhard de Chardin

a)-  ma oltre alle condizioni chimico-fisiche che rappresentano l’esterno delle cose,esiste anche unenergia spirituale che ne rappresenta l‘interno;dietro la coscienza dell’uomo vi sarebbe quindi un principio trascendente (e quindi non dosabile scientificamente).

b)-  L’evoluzione degli esseri viventi è certamente un dato di fatto,ma essa non è un prodotto del caso,come vorrebbero i darwinisti,bensì sarebbe orientata.

c)-  Papa Paolo VI in una sua allocuzione del 1966,di Teilhard de Chardin disse: “….. che ha dato una spiegazione dell’universo e tra tante fantasie,tante cose inesatte,ha saputo leggere dentro le cose un principio intelligente che deve chiamarsi Iddio“.

 

 

Pio XII e l’enciclica Humani Generis

 

Il 30 novembre 1941, Pio XII tenne, davanti agli accademici pontifici, un discorso in cui fornì ai teologi alcune indicazioni sulla questione evoluzionista. Il Papa indicò tre elementi che si dovessero ritenere come sicuramente affermati dal testo sacro, senza ammettere interpretazioni allegoriche:

 

1) La superiorità dell’uomo rispetto a tutti gli altri animali, dovuta alla sua anima spirituale;

2) la derivazione del corpo della prima donna da quello del primo uomo;

3) l’impossibilità che padre e progenitore di un uomo possa essere altri che un uomo, l’impossibilità cioè che il primo uomo possa essere figlio di un bruto, generato quindi in senso proprio da esso. Tuttavia poi concludeva il discorso spiegando:

 

Nel 1948, il teologo della Pontificia Università Gregoriana Maurizio Flick riassumeva il dibattito teologico successivo al discorso del Papa.

1) Ormai era ammissibile affermare che,nella creazione del corpo dell’uomo,Dio si fosse servito anche di cause seconde;

2) Si poteva ammettere che il regno animale avesse contribuito alla formazione del corpo umano attraverso l’evoluzione,fermo restando il fatto che l’uomo era da considerarsi superiore a tutti gli altri animaliper via della sua anima creata immediatamente da Dio;

3) Risultava quindi inammissibile una dottrina evoluzionista che sostenga la spontanea trasformazione delle specie viventi inferiori in superiori, senza ricorso ad uno speciale intervento divino

 

 

L’azione di Dio nel Mondo e la creazione dell’anima

Dio è innanzitutto causa prima, ovvero il fondamento di tutte le cose che vengono dette cause seconde.

– Ma se in un primo tempo questo speciale intervento di Dio veniva considerato come un vero e proprio miracolo, in seguito tale concezione venne completamente abbandonata, e si accettò la lezione che l‘intervento divino è invisibile ed in nessun modo può essere rilevato dai sensi, introducendo così il concetto di concorso evolutivo, così come spiegavano Maurizio Flick e Zoltan Alszeghy (1969).

– La creazione dell’anima è un intervento immediato (un salto)

 

 

Benedetto XVI

Discutendo dell’evoluzione, Benedetto XVI scrive che “Il processo in sé è razionale, nonostante gli errori e la confusione, in quanto esso passa attraverso uno stretto corridoio, scegliendo poche mutazioni positive ed usando una bassa probabilità… Ciò … inevitabilmente conduce ad una domanda che va oltre la scienza… da dove arriva questa razionalità?“; domanda a cui Benedetto XVI risponde che essa giunge dalla “ragione creativa” di Dio.

« Trovo che le parole di questo Padre del IV secolo (san Basilio di Cesarea) siano di un’attualità  sorprendente quando dice: ‘Alcuni, tratti in inganno dall’ateismo che portavano dentro di sé, immaginarono un universo privo di guida e di ordine, come in balìa del caso’. Quanti sono questi “alcuni” oggi. Essi, tratti in inganno dall’ateismo, ritengono e cercano di dimostrare che è scientifico pensare che tutto sia privo di  guida e di ordine, come in balìa del caso. Il Signore con la Sacra Scrittura risveglia la ragione che dorme e ci dice: all’inizio è la Parola creatrice. All’inizio la Parola creatrice – questa Parola che ha creato tutto, che ha creato questo progetto intelligente che è il cosmo – è anche amore. »

(Omelia di Benedetto XVI all’Udienza generale del 9 novembre 2005)

 

 

Giovanni Paolo II

 

Diceva che un’evoluzione rettamente intesa non può costituire un pericolo per la fede: “l’evoluzione infatti presuppone la creazione,la creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo,come una creatio continua, in cui Dio diventa visibile agli occhi del credente come Creatore del Cielo e della Terra “. L’evoluzione, spiegava Giovanni Paolo II, non crea particolari difficoltà per la fede finché, intesa come teoria biologica, riguarda l’origine del corpo umano. Tuttavia, intendendola in senso esteso, si può tentare di ricondurre ad essa anche tutti i fenomeni spirituali e la morale.

Ormai si sta facendo sempre più strada, fra gli stessi scienziati, la convinzione che per spiegare l’origine degli esseri viventi e la loro complessità, bisogna supporre un “Progetto Intelligente”: ognuno ha poi una sua convinzione sulle caratteristiche del “Progettista“, ma diviene sempre più indecente continuare a riproporre il caso e la selezione naturale come la sorgente dei magnifici esseri viventi.

 

Gli oscurantisti sono coloro che pretendono di fare assurgere al rango di verità scientifica una teoria evoluzionista priva di una pur elementare struttura matematica e senza alcuna prova sperimentale di stampo galileiano.

 

La mia critica è questa: dov’è l’equazione dell’evoluzione della specie umana? Non esiste. Non ci sono né esperimenti riconducibili, né una componente matematica di rigore dell’evoluzionismo biologico. E questi sono i caratteri che caratterizzano la scienza, che deve prevedere e non post-prevedere.

 

Ciò che distingue la nostra specie è in realtà l’evoluzione culturale. Possiamo ragionevolmente discutere solo di questo aspetto. Biologicamente gli esseri umani sono al 95 per cento uguali alle scimmie, ma più di loro abbiamo l’evoluzione culturale, che è il vero nocciolo della querelle. La verità è che la Creazione è il passaggio da materia inerte a materia vivente, ma quale sia il mutamento nessuno è ancora riuscito a dimostrarlo.

 

Quindi, l’unica, vera evoluzione è quella intellettuale, che non riguarda i corpi biologici, ma gli intelletti psichici, il punto differenziale di fronte alle scimmie.

La più grande statua del mondo, diceva Galilei, è niente di fronte a un verme. La scienza non può aprir bocca sulla Creazione, anche se non è sua nemica. Rimane solamente il credere o no a un Dio Creatore. Non abbiamo ancora compreso la materia inerte, figuriamoci il passaggio verso la materia  vivente.

 

 

Biogenesi: la nascita della vita

 

a) – Secondo gli scienziati evoluzionisti, la “ricetta” per ottenere la vita è relativamente semplice: luce, acqua, calore, atmosfera, e molecole organiche.

b) – Nelle particolari condizioni postulate dagli evoluzionisti, la vita sarebbe nata dagli elementi inerti presenti sulla Terra in seguito al Big Bang (abiogenesi).
Questa ipotesi è contraria alla legge della biogenesi di Pasteur, la quale prova che la vita può nascere soltanto dalla vita – e non, quindi, dalla materia inerte. Inoltre, la generazione spontanea della vita da materia inorganica non è mai stata osservata, indipendentemente dalle condizioni dell’ambiente o dalla quantità di tempo trascorso.

c) – Alcuni evoluzionisti, per aggirare i problemi dell’abiogenesi, considerano come fatto assiomatico che una forma di vita in grado di replicarsi autonomamente sia esistita nel passato, omettendo però di spiegarne l’origine.

d) – La stessa atmosfera primordiale postulata dalla teoria evoluzionistica presenta dei problemi.
Se non è esistito l’ossigeno, non può essere esistito l’ozono (che è un’altra forma molecolare dell’ossigeno). In assenza di uno strato di ozono a protezione della terra, le radiazioni ultraviolette prodotte dal sole avrebbero distrutto le forme di vita primordiali.
Se, invece, l’ossigeno è esistito nell’atmosfera, i primi amminoacidi non possono aver prodotto la vita, in quanto distrutti per ossidazione dall’ossigeno presente nell’atmosfera.

e) – La teoria del cosiddetto “brodo primordiale, sviluppata nella prima metà del 1900, prevede la nascita della vita dalle molecole organiche prodottesi spontaneamente nell’atmosfera per interazione degli elementi chimici con l’energia solare, e incubate dagli oceani.

Numerosi scienziati hanno provato a verificare in laboratorio questa teoria – Robertson e Miller, Rebek, Lee, e i ricercatori di Nagaoka – ma nessuno di questi esperimenti è riuscito a produrre risultati concreti che possano spiegare la complessità e l’elevato numero di informazioni dei polimeri che costituiscono gli organismi viventi.

f) – La condizione richiesta perché gli amminoacidi possano formare delle proteine è un’alta concentrazione, mentre ambienti come l’oceano o l’atmosfera, al contrario, dovrebbero causare una diluizione. Inoltre, gli amminoacidi non hanno una tendenza naturale a formare proteine, ma al contrario, le proteine tendono a “scomporsi” in amminoacidi.
Le stesse fonti di energia che avrebbero dovuto formare le proteine (scariche elettriche, calore terrestre, radiazione solare) avrebbero distrutto la vita anziché crearla. Lo stesso Miller, che lavorò con energie di livello ben inferiore a quello dei fulmini, dovette ricorrere alla rimozione degli amminoacidi prodotti mediante trappola fredda, onde evitare la loro distruzione.

Anche ipotizzando che le proteine siano potute essere state prodotte da eventi casuali, non esiste la più remota possibilità di credere che esse abbiano potuto formare cellule viventi dotate di una membrana, di un proprio metabolismo, e in grado di riprodursi autonomamente. Nessuno scienziato ha mai dimostrato che questo aumento di complessità sia possibile e che possa essersi verificato, anche ipotizzando la presenza di un numero di proteine migliaia di volte superiore a quello proposto dagli evoluzionisti.

 

 

L’esperimento di Miller-Urey

L’esperimento di Miller e Urey è forse il più conosciuto, e tra i primi nel suo genere. Furono ricreate in laboratorio le condizioni primordiali ipotizzate: l’atmosfera era simulata da gas come metano, ammoniaca e idrogeno, mentre l’oceano era simulato da vapore acqueo. I gas furono fatti attraversare da scariche elettriche, e ne risultò la produzione di alcuni amminoacidi (composti organici).
Solitamente si pone l’enfasi sulla produzione degli amminoacidi, ma non viene dato risalto al fatto che in questo e in altri esperimenti simili furono prodotti miscugli racemici (in uguale quantità) di amminoacidi destrogiri e levogiri.
In natura quasi tutti gli amminoacidi che compongono le proteine sono levogiri, mentre gli acidi nucleici sono esclusivamente destrogiri. Non può nascere alcuna forma di vita da una qualunque combinazione di entrambi; anche un solo amminoacido destrogiro, aggiunto a una catena di amminoacidi levogiri, può modificare la proteina rendendola non attiva biologicamente.

Asserire che gli esperimenti abbiano prodotto la vita è quantomeno errato: per produrre delle proteine non è affatto sufficiente produrre qualche amminoacido, ma sono necessarie lunghe catene di amminoacidi ordinati nel modo corretto e nella forma esatta.
Oltre a ciò, gli esperimenti furono condotti con livelli inaccettabili di interferenza umana. Ad esempio, quella stessa fonte di energia utilizzata per produrre gli amminoacidi, li avrebbe distrutti se Miller non li avesse rimossi artificialmente.
Resta inoltre il problema di spiegare come i diversi elementi avrebbero potuto trovarsi aggregati in natura nella stessa area e combinarsi correttamente in proteine, anziché produrre semplicemente degli amminoacidi isolati.

 

 

Selezione naturale

Per selezione naturale si intende il fatto che alcune varietà di organismi viventi riescono a contribuire più efficacemente di altre alle generazioni future mediante la propria prole.

La selezione naturale opera sulle caratteristiche preesistenti, ma non ne può produrre di nuove. La parola stessa “selezione” implica una riduzione, e non un incremento.

Un esempio è lo sviluppo di resistenza da parte dei batteri verso antibiotici come la Streptomicina. Molti, erroneamente, ritengono che tale resistenza sia frutto della “evoluzione” del batterio in risposta all’antibiotico. Questo tipo di mutazione consiste in modifiche nella superficie del ribosoma del microrganismo, una perdita di specificità che impedisce alla molecola dell’antibiotico di “agganciarlo” e produrre i suoi effetti. Non si tratta, quindi, di “evoluzione“, ma di perdita di informazioni.

La selezione non produce nuove funzioni, organi, o caratteristiche, né è in grado di giustificare il vertiginoso incremento di informazioni  necessario per la macroevoluzione, in quanto implica sempre una perdita di informazioni, e mai un guadagno.

 

 

Mutazioni

Le mutazioni sono ritenute dagli evoluzionisti in grado di spiegare la discendenza comune di tutte le forme di vita da un unico antenato, mediante variazioni nel patrimonio genetico.

Si ha una mutazione quando si verifica un errore da parte di una cellula nel riprodurre il codice genetico. Sebbene la cellula sia in grado di correggere questi errori nei geni copiati, alcuni di essi possono non essere corretti.
L’effetto delle mutazioni è casuale: possono non produrre alcun effetto, o produrre effetti impercettibili, oppure avere effetti significativi sull’organismo.
Si tratta comunque di errori genetici, casuali, imprevedibili, non in grado di generare nuove caratteristiche.

Un esempio molto noto è la Drosophila melanogaster (il comune moscerino della frutta), allevata per decenni dai genetisti allo scopo di studiarne le mutazioni, e sottoposta anche a esperimenti con radiazioni ionizzanti allo scopo di produrre grandi quantità di mutazioni. Sono state identificate e osservate migliaia di mutazioni, inutili o dannose, ma nessuna di esse ha prodotto “nuovi” insetti o nuove caratteristiche.

Talvolta le mutazioni, unitamente alla selezione naturale, possono produrre effetti utili alla sopravvivenza di un organismo; un esempio sono gli insetti privi di ali osservati sull’isola di Madeira. Trattandosi di una regione ventosa, le ali avrebbero rappresentato uno svantaggio per la vita degli insetti. Probabilmente, dunque, gli insetti alati non sopravvissero a causa del vento e non poterono propagare i loro geni, mentre quelli privi di ali poterono contribuire in maniera significativa col proprio patrimonio genetico alle generazioni successive.
La selezione naturale, però, non aggiunge nuove informazioni al patrimonio genetico, ma le rimuove inevitabilmente. In assenza di vento, quegli insetti non potrebbero infatti riacquistare la funzione perduta

 

 

Complessità

Molte molecole necessarie per la vita, come il DNA, l’RNA, e le proteine, hanno un grado di complessità tanto elevato che appare estremamente improbabile che possano essersi create mediante l’evoluzione. Inoltre, non esiste alcun supporto sperimentale per queste affermazioni.

Anche la parte del DNA ritenuta inutile o ridondante ha iniziato a rivelare le sue funzioni, come hanno dimostrato gli studi di Wieland.

Secondo Walkup, genetista molecolare, “gli evoluzionisti ritengono che il DNA ‘spazzatura’ sia DNA inutile rimasto dalle passate permutazioni evolutive… Ma ora molte delle sequenze del DNA prima ritenute spazzatura hanno iniziato a ottenere nuova attenzione per il loro ruolo nella struttura e nella funzione del genoma, nella regolazione dei geni e nella speciazione rapida”.

Similmente, la rivista Science ha commentato: “Molti ricercatori ritengono che alcune delle scoperte più intriganti possano provenire dalle aree un tempo ritenute di ‘scarto’ genetico”.

Anche ammesso che siano passati miliardi di anni dalla nascita della vita ad oggi, la teoria evoluzionistica non è in grado di spiegare come si possa ottenere mediante l’evoluzione l’impressionante complessità del cervello umano, con i suoi oltre centomila miliardi di connessioni, oppure quella dell’occhio, del sistema uditivo, o del cuore.

La complessità dell’organizzazione delle cellule eucariote è tanto superiore a quella delle procariote che è alquanto arduo immaginare come possa essere stata possibile l’evoluzione da batterio a piante, animali e uomini (Hickman, Bergman, et al).

Inoltre, tutte le forme di vita conosciute, dal più semplice microrganismo all’essere umano, utilizzano per il trasporto dell’energia l’ATP, una molecola di complessità irriducibile in quanto non può funzionare se semplificata (Behe).
Come possa essere sopravvissuta anche la più semplice forma di vita primordiale senza questa molecola è un’altra domanda alla quale i sostenitori dell’abiogenesi devono rispondere.

Il DNA stesso non può funzionare senza almeno 75 proteine (di cui 55 solo per i ribosomi), che sono però prodotte solo dal DNA, in quanto il loro codice genetico è trasportato proprio dalle molecole degli acidi nucleici (Dickerson, Scientific American, settembre 1978). L’uno necessita dell’altro, eppure l’uno non può essere esistito, o essersi evoluto, prima dell’altro.
La teoria evoluzionistica, rifiutando l’esistenza di un creatore, non fornisce una risposta alternativa a questo quesito.

La ricerca ha dimostrato che alcune molecole di RNA hanno la capacità di funzionare da enzimi; comunque esse non sono in grado di replicarsi autonomamente, quindi non è possibile utilizzare questo argomento nelle ricerche in senso evoluzionistico (Joyce, Orgel).

 

 

SUPERAMENTO DEL DARWINISMO

 

Nel mondo scientifico persiste l’egemonia darwinista: un sistema di potere (cattedre, stampa scientifica, premi Nobel) che custodisce la teoria, secondo cui la vita si è evoluta per l’azione di due forze cieche, Caso e Necessità. Questo establishment ama dipingere i suoi avversari come “creazionisti” e “fondamentalisti”, contestatori del darwinismo per motivazioni religiose. In realtà, ormai da decenni l’opposizione al darwinismo cresce proprio nel mondo scientifico. Ogni nuova scoperta in paleontologia e genetica, in biologia e biochimica, porta una nuova smentita al quadro evoluzionista, gradualista e adattativo su cui giura l’establishment. E ormai una folla di paleontologi, biologi, genetisti, zoologi e matematici osa contestare a voce alta lo schema darwinista. Nel breve volumetto Le origini della vita Giovanni Monastra (lui stesso biologo ricercatore) espone le motivazioni, gli autori e gli argomenti della contestazione anti-darwiniana. Stuoli di ricercatori “sul campo” vengono scoprendo, per esempio, i segni di una stupefacente intelligenza nella struttura del Dna: esso possiede livelli multipli di “programmi di correzione di bozze”, che rilevano ed eliminano gli errori di copiatura che possono avvenire durante la duplicazione. Il Dna si difende dunque attivamente contro le mutazioni accidentali presupposte dal darwinismo come il motore continuo dell’evoluzione.

In compenso, il Dna è capace di mutare la propria architettura, ma non per caso, anzitutto al contrario: lo fa secondo una logica sottostante, una progettualità e intelligenza che lascia perplessi i ricercatori. Nonostante queste imbarazzanti scoperte, i darwinisti continuano a difendere l’idea di mutazioni accidentali di un Dna supposto inerte perché è il solo modo di escludere l’opera di un Autore. La nuova generazione di scienziati sta elaborando una teoria post-darwiniana (in Usa chiamata Intelligent Design, Progetto Intelligente); elabora nuovi schemi come la “complessità irriducibile” :

 

L’uomo ,con il suo immenso “mondo interiore”, è ciò che lo caratterizza su ogni altro vivente, comprese le  scimmie. I nuovi scienziati, invece, sentono l’esigenza di una scienza assai più complessa e raffinata. Che, ad esempio, non si contenti di spiegare la bellezza così evidente nel mondo animale (le corna ramose del cervo, le ali della farfalla) in termini di mimetismo o utilità nella “lotta per la vita” (una “lotta” immaginata dal darwinismo, perché il suo ateismo implicito sceglie di vedere la Natura come un’arena del caos);

ma in termini di matematica, di “musicalità”, di “arte” (“La natura agisce più come un artista che come un ingegnere”). Alcuni dei nuovi scienziati non esitano a dirsi platonici: per loro, la vita è l’incarnazione di archetipi ideali (o di “temi”, nel senso musicale) nelle condizioni dello spazio-tempo. Per questi scienziati, la teoria darwiniana non è altro che un ostacolo al sorgere di una scienza della complessità, ormai necessaria per indagare la complessità insuperabile della vita. La generazione degli scienziati post-evoluzionisti, come dimostra l’agile saggio di Monastra, è già qui. Occorre solo aspettare che salgano sulle cattedre, e saremo tutti post-darwinisti.

 

 

Termodinamica classica: considerazioni

 

Ilya Prigogine, Nobel per la fisica per il suo lavoro sulla termodinamica, ha affermato che “…la probabilità che a temperature ordinarie un numero macroscopico di molecole si sia assemblato per dare vita alle strutture estremamente ordinate e alle funzioni coordinate che caratterizzano gli organismi viventi è praticamente nulla“.

La prima legge della termodinamica stabilisce che massa ed energia non possono essere create o distrutte. Massa ed energia possono mutare, l’una può essere convertita nell’altra, ma la quantità totale di massa ed energia rimane costante. Non è quindi possibile che l’universo, e con esso la vita, siano “apparsi” per caso.

In base alla seconda legge della termodinamica è possibile affermare che esiste una naturale tendenza in tutti i sistemi osservati lasciati a se stessi, a dissipare energia e organizzazione, e a passare dunque dall’ordine al disordine.
Anziché tendere verso il grado di organizzazione e complessità della terra, degli astri, e di ogni forma di vita conosciuta, ogni cosa tende dunque verso un graduale disordine.
L’incremento di informazione e di organizzazione postulati dagli evoluzionisti, in quanto indispensabili alla nascita della prima forma di vita e alla sua evoluzione da microrganismo verso forme di vita sempre più organizzate, è una palese violazione di questa legge.
Né la selezione naturale, né la riorganizzazione delle informazioni nel patrimonio genetico, né l’influenza di fattori dell’ambiente esterno possono produrre un incremento di informazione o di organizzazione; nessuno di questi fattori è adeguato a spiegare la diversità e la complessità delle forme di vita esistenti.

Spesso gli evoluzionisti obiettano che la seconda legge della termodinamica si applica solo ai sistemi chiusi (isolati), e che la Terra è invece un sistema aperto, in quanto il sole costituisce una fonte di energia esterna.
Un sistema aperto, in realtà, non è per se stesso condizione sufficiente a mantenere l’ordine; l’energia ricevuta dal sole è incontrollata, quindi anziché generare organizzazione, accelera l’entropia (degradazione). Non è sufficiente che vi sia energia; essa deve essere convertita in energia utilizzabile, come ad esempio avviene per le piante.
Esistono casi speciali – come la cristallizzazionein cui l’ordine locale può aumentare; ciò avviene, però, a spese di altre zone dove esso decresce. Tutti i sistemi, aperti o chiusi, tendono dunque a deteriorarsi.

George Simpson, tra i più famosi scienziati evoluzionisti, ha confermato che “la semplice erogazione di energia non è sufficiente per sviluppare e mantenere l’ordine”.

John Ross, ricercatore evoluzionista dell’università di Harvard, ha scritto: “…non esistono violazioni conosciute della seconda legge della termodinamica. È consuetudine applicare la seconda legge ai sistemi isolati, ma la seconda legge si applica ugualmente bene ai sistemi aperti”.
E, riferendosi alla nozione che la seconda legge non si applica ai sistemi aperti, aggiunge: “È importante accertarsi che questo errore non sia ripetuto” (Chemical and Engineering News, Luglio 1980).

È dunque necessario l’intervento di un’intelligenza esterna al sistema perché sia possibile giustificare la creazione tanto della materia inanimata quanto della vita, e l’incremento di informazione e di ordine necessari a spiegare tutto quello che è possibile osservare nell’universo.

 

 

Coagulazione del sangue

 

il processo di coagulazione del sangue non può essersi perfezionato gradualmente, perché la complessità del processo non può essere semplificata: basta che manchi una sola delle numerose proteine che entrano nel processo, e il sangue non coagula per niente). L’establishment rifiuta questi concetti come “anti-scientifici”, perché non sono riduzionistici. E’ il vizio dello scientismo antiquato: considerare scientifico solo il pensiero che riduce i fenomeni complessi ai suoi elementi più semplici.

Parlerò di questo, ma tanti altri esempi potrei fare ( e li farò), per spiegare che le teorie evoluzioniste sono semplice cacca.

Invito eventuali evoluzionisti ad osservare bene la ENORME COMPLESSITA’ del processo e come ciò NON SIA POSSIBILE OTTENERE DAL “CASO” e meno che mai attraverso passaggi graduali in migliaia di anni perchè il processo funziona nella sua interezza e non a pezzi!

 

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I fattori coagulanti

I fattori coagulanti sono 13, indicati da un numero romano e da un nome. Alcuni sono delle serina proteasi, ovvero enzimi nel cui sito catalitico è presente l’amminoacido serina, altri dei cofattori, o piccole molecole in genere. Fra questi fattori ricordiamo i fattori VIII e IX, assenti spesso negli emofiliaci. La vitamina K agisce come co-enzima nel processo di carbossilazione dell’acido glutammico, permettendo l’attivazione di alcune proteine della coagulazione (protrombina, fattori VII,IX,X e proteine C e S)

 

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Fattori anticoagulanti

Vi sono, però, delle sostanze che si oppongono alla coagulazione del sangue, impedendola o semplicemente ritardandola. Tali sostanze vengono dette anticoagulanti, tra cui il più importante è l‘eparina, che si trova soprattutto in fegato e polmoni. Essa agisce quando si ha una eccessiva coagulazione, per evitare che possano instaurarsi situazioni patologiche come la trombosi.

 

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E tutto questo per le menti malate degli evoluzionisti è avvenuto PER CASO,DAL NULLA, GRADUALMENTE in migliaia di anni.

DOMANDA

Esiste una mente più stupida di quella di un evoluzionista ateo??? ……..

2 Risposte a “L’ UNIVERSO – 9”

  1. Santosh scrive:

    Ci sono sicuramente molte cose tecniche interessanti soprattutto per chi le ha studiate.. quando parli spero che tu non copi ed incolli il tutto perchéil dubbio mi è sorto a notare all improvviso tutto questo ego da Dio giudicante.. in questo modo difficilmente troverai un vero ricercatore chiederti delle cose o darti delle risposte esaudienti perché dai per scontato che quello e quell’altro sono imbecilli perché la pensano diversamente da te. Dal dualismo con cui ti esprimi forse ti rimangono pochi ma validi strumenti di ricerca per uscire dalla tua cristallizzazione.. come l’amore incondizionato, la meditazione intesa come assenza di pensiero, la curiosità in ambiti che non hai ancora esplorato, soprattutto la curiosità esperienziale e non di lettura libri. Buona ricerca

  2. brainwash scrive:

    I have you saved as a favorite to look at new stuff you post…

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