I blog di Alessioempoli

Data 28 aprile 2019

IL SANGUE – 1

Per ingrandire il testo, cliccare sul browser

Per ingrandire le foto, cliccarci sopra

IL SANGUE

 

– Il sangue è formato da una sospensione di cellule  in un liquido chiamato plasma

– Il 55 % del sangue è costituito da plasma

– il 45 % da cellule chiamate anche emociti

– Il plasma è formato da acqua, sali minerali e proteine colloidali.

– Gli elementi cellulari del sangue si dividono in  globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

– Il numero dei globuli rossi è maggiore di quello  dei globuli bianchi

– In un uomo adulto, il sangue costituisce circa 1/12 del peso corporeo e corrisponde a 5-6 litri, più pesante dell’acqua ha un peso specifico di 1,055

– Il sangue svolge numerose ed importanti funzioni:

 

– trasporta sostanze nutritive (amminoacidi, zuccheri, sali minerali)  ai tessuti

– trasporta l’ossigeno ai vari tessuti e ne preleva l’anidride carbonica (CO 2 )

– trasporta i prodotti di rifiuto che verranno eliminati attraverso il filtro renale

– trasporta inoltre ormoni, enzimi e vitamine

– rappresenta un sistema di difesa dell’organismo

 

Plasma

Il plasma è un fluido leggermente alcalino (pH>7), con caratteristico colore giallognolo, costituito prevalentemente   da acqua (90 %) e da  sostanza secca (10 %). Nel plasma sono contenute numerose sostanze organiche come glucidi, lipidi, proteine, amminoacidi,  vitamine, ormoni e sali minerali.

 

Eritrociti (globuli rossi)

Gli eritrociti sono le cellule più numerose del sangue: circa 4-6 milioni /mm 3 . Essi sono chiamati anche globuli rossi o emazie. I globuli rossi sono privi di nucleo. La mancanza del nucleo lascia più spazio all’emoglobina, una proteina deputata al trasporto dell’ossigeno.  La formazione dei globuli rossi (eritropoiesi) segue un circolo della durata di circa 7 giorni. I globuli rossi hanno una vita media di 120 giorni.

 

Piastrine

Le piastrine sono cellule del sangue, senza nucleo che vengono prodotte dal midollo osseo.

La principale funzione delle piastrine, o trombociti, è di fermare la perdita di sangue nelle ferite (emostasi). A tale scopo, esse si aggregano tra loro promuovendo la coagulazione del sangue.

 

Leucociti (globuli bianchi)

I leucociti o globuli bianchi sono cellule nucleate del sangue incaricate della difesa dell’organismo . Comprendono basofili,  linfociti, eosinofili, monociti e neutrofoli.

I basofili secernono sostanze anticoagulanti e vasodilatatrici, la loro funzione principale è quella di secernere prodotti che mediano la reazione di ipersensibilità (reazione allergica).

I linfociti sono i costituenti principali del sistema immunitario che costituisce una difesa contro l’attacco di microrganismi patogeni (virus, batteri, funghi e protisti). I linfociti producono anticorpi .

Gli eosinofili aggrediscono parassiti e fagocitano i complessi antigene-anticorpo.

I monociti sono precursori dei macrofagi . Sono le cellule del sangue di dimensione maggiore ed hanno anche loro attività macrofaga.

I neutrofili sono molto attivi nel fagocitare batteri e sono presenti in grandi quantità nel pus delle ferite.

fagocitosi  modalità con cui la cellula “mangia” un qualcosa di grosso che sta all’esterno.

 

Emocromo

L’esame emocromocitometrico o emocromo è utilizzato per la valutazione del numero delle cellule nel sangue

 

1-

 

L’MCV dall’Inglese Mean Corpuscular Volume o Volume Corpuscolare Medio indica il volume medio dei globuli rossi.

 

2-

 

– Plasma

 

Funzioni del Plasma

Il plasma è la componente liquida del sangue, nella quale sono sospesi gli elementi corpuscolati (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine).

Formato soprattutto da acqua, che rappresenta approssimativamente il 92% del suo peso, il plasma è costituito da molte sostanze, tra cui:

proteine (7%);

– molecole organiche (glucosio, aminoacidi, lipidi, ormoni, composti di scarto azotati come urea ed urati);

ioni (sodio, potassio, cloro, idrogeno, calcio e bicarbonato);

sostanze gassose (ossigeno ed anidride carbonica);

oligoelementi e vitamine.

 

Il 55% del sangue totale circolante è costituito dal plasma.

La concentrazione della componente acquosa viene mantenuta entro un range di valori costanti grazie all’assunzione di liquidi con la dieta e tramite il controllo della loro escrezione a livello renale.

La frazione proteica del sangue è costituita principalmente da albumine (4,5 grammi per 100ml), globuline (2,7 grammi per 100 ml) e fibrinogeno (2,25 grammi per 100ml).

 

3-

 

Donazione di plasma

Il plasma sanguigno, per la ricchezza dei suoi componenti, può essere usato, al posto del sangue intero, nelle situazioni in cui si è determinata una rapida perdita di liquidi con riduzione del volume circolante (ustioni, traumi). L’operazione di prelievo è chiamata plasmaferesi ed è utile anche per sostituire un plasma ricco di sostanze nocive con quello sano di un donatore; quest’ultimo può anche essere utilizzato dalle industrie farmaceutiche per isolarne le varie componenti ed utilizzarle nella cura di numerose patologie (immunologiche, epatiche, renali ed emorragiche).

 

ANALISI DEL SANGUE 

 

 

BASOFILI

 

I basofili sono globuli bianchi piuttosto rari nel circolo ematico (0,01% – 0,3% della popolazione leucocitaria); pur tuttavia, la piccola quota presente si distingue con facilità per i grossi granuli citoplasmatici, che si colorano di blu scuro reagendo con specifici coloranti.

I basofili rilasciano istamina, eparina (un anticoagulante), citochine ed altre sostanze chimiche coinvolte nella risposta allergica ed immunitaria.

I basofili vengono prodotti nel midollo osseo, sono immessi in circolo in forma differenziata e reclutati nei tessuti interessati da reazioni infiammatorie. Si concentrano, al pari dei mastociti (con i quali condividono numerose caratteristiche) nei polmoni, nel tratto digerente e nel tessuto connettivo cutaneo. Il contenuto dei granuli viene liberato in risposta a diversi stimoli; oltre a quelli già elencati, ricordiamo l’esposizione al freddo, l’iperlipidemia di origine alimentare ed il rilascio di enzimi proteolitici.

I basofili possiedono recettori ad alta affinità per le IgE, anticorpi coinvolti sopratutto nelle reazioni allergiche, e possono essere attivati dal legame con lo specifico antigene (ad es. un granulo di polline). Come anticipato, in risposta all’interazione antigene – immunoglobuline, i basofili rilasciano il contenuto dei loro granuli (degranulazione); la liberazione massiva delle sostanze ivi contenute è responsabile dei sintomi dell’ipersensibilità immediata che accompagna la maggior parte dei disordini allergici (asma bronchiale, punture di insetti ecc.). I basofili, inoltre, sono collegati anche con le reazioni allergiche ritardate.

 

EMATOCRITO

 

L’ematocrito è il rapporto che intercorre tra il plasma e gli elementi figurati del sangue (piastrine, globuli rossi e bianchi).

Dal momento che la parte corpuscolata del sangue è costituita in massima parte dagli eritrociti o emazie, l’ematocrito può essere definito anche come il rapporto percentuale tra i globuli rossi (eritrociti) e la parte liquida del sangue, detta appunto plasma.

Quando si esegue un prelievo venoso, è sufficiente aggiungere al campione una sostanza anticoagulante per assistere alla progressiva sedimentazione delle particelle corpuscolate.

Andando poi a valutare il rapporto, in termini di altezza percentuale, tra gli elementi figurati e il volume totale del sangue, si ottiene il valore dell’ematocrito.

Per accelerare il processo di sedimentazione si può centrifugare la provetta, ottenendo, grazie all’azione sedimentante della forza centrifuga, una netta separazione tra gli elementi figurati, che si depositano sul fondo della provetta, e il liquido giallo paglierino che li sovrasta (plasma).

Il numero che esprime la percentuale di cellule ammassate sul fondo, viene detto ematocrito.

 

4-

 

Per esempio, un valore di ematocrito del 35% significa che ci sono 35 ml di globuli rossi in 100 ml di sangue.

Valori di ematocrito troppo alti o bassi possono essere la spia di alcune malattie.

 

anemia (basso ematocrito) o policitemia (alto ematocrito).

Inoltre, l’ematocrito è utile per valutare lo stato di idratazione.

 

In condizioni normali, il valore dell’ematocrito è leggermente superiore negli uomini che, grazie a una maggior secrezione di testosterone, presentano una più alta concentrazione di globuli rossi nel sangue.

Ricordiamo, a tal proposito, che le emazie vengono prodotte nel midollo osseo, sotto l’azione stimolante dell’eritropoietina, un ormone prodotto a livello renale in risposta a vari stimoli (incluso il testosterone).

 

5-

 

– Oltre all’azione stimolante del testosterone, il rene è particolarmente sensibile ai livelli di ossigeno nel sangue. Quando questi scarseggiano si assiste a una maggiore secrezione di eritropoietina (anche 1.000 volte superiore) che, aumentando la sintesi di nuovi eritrociti, assicura un trasporto più efficace dell’ossigeno ai tessuti.

Ciò spiega, per esempio, l’aumento naturale dell’ematocrito in risposta al soggiorno prolungato in altura. Le variazioni di questo parametro, comunemente rilevato nelle classiche analisi del sangue (emocromo), possono essere legate a numerosi altri fattori, alcuni fisiologici, altri patologici. Vediamo i più comuni.

 

Ematocrito Alto

Possibili Cause

1) DISIDRATAZIONE

Sudorazione eccessiva: a causa della disidratazione si riduce la parte liquida del sangue; di conseguenza aumenta il rapporto tra elementi figurati e plasma e con esso l’ematocrito.

Da notare che la disidratazione può essere indotta, non solo dall’eccessiva sudorazione, ma anche dall’utilizzo di diuretici, ustioni, vomito, diarrea e diabete (valori glicemici superiori ai 180 mg/dl si accompagnano a eliminazione urinaria di glucosio che, per gradiente osmotico, porta con sé notevoli quantità di acqua).

– Anche il colera, una malattia che causa massicce perdite idriche tramite le feci, causa sensibili rialzi dell’ematocrito.

In tutti questi casi il valore di ematocrito non corrisponde a un effettivo aumento degli eritrociti circolanti (si parla pertanto di emoconcentrazione). Si registrano quindi valori falsamente elevati della parte corpuscolata, nonostante al suo interno sia presente un numero normale di eritrociti.

 

2) ALTRE POSSIBILI CAUSE

Soggiorno in altura oltre i 2.500 metri per almeno una settimana (vedi: allenamento e altitudine)

Insufficienza renale acuta

Policitemia o poliglobulia assoluta (aumento del numero di globuli rossi, con componente plasmatica normale)

– Assunzione di farmaci dopanti: testosterone e derivati; eritropoietina e derivati (genericamente definiti epoetine) di seconda generazione (Aranesp e Nespo: darbepoetina alfa) e di terza generazione (Mircera : Cera)

Patologie polmonari

Malattie cardiovascolari congenite

 

Perché è pericoloso

Un sangue troppo denso incontra maggiori difficoltà nel suo percorso. Il cuore, di conseguenza, deve contrarsi con forza maggiore per vincere le resistenze periferiche e imprimere al sangue una notevole pressione.

Per questo motivo un ematocrito troppo alto può peggiorare patologie cardiache preesistenti e vincere la resistenza dei vasi causando, per esempio, una pericolosissima emorragia cerebrale.

Un elevato ematocrito favorisce anche la formazione di coaguli di sangue (trombi), che possono andare a occludere vasi importanti, con tutte le conseguenze negative del caso (infarto e ictus nei casi più gravi).

 

Ematocrito Basso

Possibili Cause

Gravidanza (dal terzo trimestre) e allenamento aerobico prolungato: tali condizioni si associano a ipervolemia, cioè a un aumento del volume totale di sangue presente nell’organismo.

In questi casi il valore dell’ematocrito è ingannevole, in quanto inferiore alla norma, nonostante il sangue contenga una quantità adeguata di globuli rossi. Da notare che negli atleti una riduzione dei valori di ematocrito per aumento della parte liquida del sangue, migliora i livelli prestativi. Infatti, a parità di globuli rossi circolanti, un sangue più fluido incontrerà meno resistenze lungo il suo percorso, con conseguente aumento della gittata sistolica e del flusso ematico ai tessuti.

Carenza di ferro

Carenza di vitamina B12

Carenza di acido folico

– Leucemie

– Tumori maligni

Anemie (a. emolitica da autoimmunità o difetti dei globuli rossi; anemia aplastica; anemia falciforme ecc.)

– Cirrosi epatica

– Infezioni gravi

Insufficienza renale cronica

Sanguinamento acuto o cronico del tratto digestivo o di altri organi (come vescica o utero) o a seguito di grave trauma (la perdita ematica causa una diminuzione sia della quota plasmatica, sia di quella corpuscolare)

Diminuita produzione di emoglobina (es. talassemia)

Esposizione a tossine e radiazioni

Patologie infiammatorie croniche

 

Perché è pericoloso

Pallore, debolezza, cefalea, diminuzione della vista, malessere e facile affaticamento: sono solo alcuni dei sintomi classicamente associati alla riduzione patologica del numero di globuli rossi circolanti.

 

Preparazione

Per sottoposi al prelievo di sangue utile per la valutazione dell’emocromo non è necessario essere a digiuno. L’esame si svolge, infatti, sulla parte corpuscolata del sangue, ossia sulle cellule, per le quali il fatto di aver assunto cibi o bevande non ha influenza.

 

Ematocrito alto

Quando l’ematocrito è alto, significa che il sangue è più denso; ciò può avere ricadute sul cuore, che fa più fatica a pomparlo per mandarlo in circolo. Inoltre, la maggiore densità del sangue favorisce la formazione di coaguli, i quali possono predisporre ad infarto o ictus.

Tra le condizioni associate a valori di ematocrito superiori alla norma rientrano disidratazione, policitemia vera, insufficienza renale acuta ed alcune malattie polmonari.

 

Ematocrito basso

Le cause per le quali il valore dell’ematocrito può risultare basso sono numerose. Queste vanno dall’anemia sideropenica (da carenza di ferro) alle emorragie, dall’allenamento aerobico prolungato all’insufficienza renale cronica.

 

 

EMOGLOBINA

 

Struttura e funzioni

L’emoglobina è una metalloproteina contenuta nei globuli rossi, deputata al trasporto di ossigeno nel torrente ematico. L’ossigeno, infatti, è solo moderatamente solubile in acqua; pertanto, le quantità disciolte nel sangue (meno del 2% del totale) non sono sufficienti a soddisfare le richieste metaboliche dei tessuti. La necessità di un carrier specifico è quindi evidente.

 

Nel torrente circolatorio, l’ossigeno non può legarsi direttamente e reversibilmente alle proteine, come avviene invece per metalli quali il rame ed il ferro. Non a caso, al centro di ogni subunità proteica dell’emoglobina, avvolto da un guscio proteico, troviamo il cosiddetto gruppo prostetico EME, con un cuore metallico rappresentato da un atomo di ferro nello stato di ossidazione Fe2+ (stato ridotto), che lega l’ossigeno in maniera reversibile.

Il contenuto di ossigeno nel sangue è quindi dato dalla sommatoria della piccola quantità disciolta nel plasma con la frazione legata al ferro emoglobinico.

Più del 98% dell’ossigeno presente nel sangue è legato all’emoglobina, che a sua volta circola nel torrente ematico allocata all’interno dei globuli rossi. Senza emoglobina, quindi, gli eritrociti non potrebbero assolvere alla loro mansione di trasportatori di ossigeno nel sangue.

Considerato il ruolo centrale di questo metallo, la sintesi di emoglobina richiede un adeguato apporto di ferro con la dieta. Circa il 70% del ferro presente nell’organismo è infatti racchiuso nei gruppi EME dell’emoglobina.

L’emoglobina è formata da 4 subunità strutturalmente molto simili alla mioglobina.

Mentre, l’emoglobina trasporta l’ossigeno dai polmoni ai tessuti, la mioglobina veicola l’ossigeno rilasciato dall’emoglobina nei vari organelli cellulari che lo utilizzano (es. mitocondri).

 

6-

 

7-

 

L’emoglobina è una grande e complessa metalloproteina, caratterizzata da quattro catene proteiche globulari rispettivamente avvolte attorno ad un gruppo EME che contiene Fe2+.

Per ogni molecola di emoglobina troviamo quindi quattro gruppi EME avvolti dalla relativa catena proteica globulare. Poiché in ogni molecola di emoglobina sono presenti quattro atomi di ferro, ogni molecola di emoglobina può legare a sé quattro atomi di ossigeno, secondo la reazione reversibile:

Hb + 4O2 ←→ Hb(O2)4

Com’è noto ai più, il compito dell’emoglobina è quello di prelevare ossigeno nei polmoni, rilasciarlo alle cellule che ne abbisognano, prelevare da esse l’anidride carbonica e rilasciarla nel polmoni dove il cilo ricomincia.

Durante il passaggio del sangue nei capillari degli alveoli polmonari, l’emoglobina lega a sé l’ossigeno, che successivamente cede ai tessuti nella circolazione periferica. Tale scambio avviene poiché i legami dell’ossigeno con il ferro del gruppo EME sono labili e sensibili a molti fattori, il più importante dei quali è la tensione o pressione parziale di ossigeno.

 

Legame dell’ossigeno all’emoglobina ed effetto Bohr

Nei polmoni, la tensione di ossigeno plasmatica aumenta a causa della diffusione del gas dagli alveoli al sangue (↑PO2); tale aumento fa sì che l’emoglobina si leghi avidamente all’ossigeno; il contrario avviene nei tessuti periferici, dove la concentrazione di ossigeno disciolto nel sangue diminuisce (↓PO2) ed aumenta la pressione parziale di anidride carbonica (↑CO2); ciò induce l’emoglobina a rilasciare ossigeno caricandosi di CO2. Semplificando al massimo il concetto, più anidride carbonica è presente nel sangue e meno ossigeno rimane legato all’emoglobina.

Sebbene la quantità di ossigeno fisicamente disciolto nel sangue sia molto bassa, essa ricopre quindi un ruolo fondamentale. Infatti, tale quantità influenza pesantemente la forza di legame tra ossigeno ed emoglobina (oltre a rappresentare un’importante valore di riferimento nel regolare la ventilazione polmonare).

Riassumendo il tutto con un grafico, la quantità di ossigeno legata all’emoglobina cresce in rapporto alla pO2 seguendo una curva ad andamento sigmoide:

 

8-

9-

 

Il fatto che la regione plateu sia così ampia pone un importante margine di sicurezza alla massima saturazione dell’emoglobina durante il passaggio nei polmoni. Sebbene la pO2 a livello alveolare sia normalmente pari a 100 mm Hg, osservando la figura notiamo infatti come anche ad una pressione parziale di ossigeno pari a 70 mmHg (evenienza tipica di alcune malattie o della permanenza in alta quota), le percentuali di emoglobina saturata restino vicine al 100%.

Nella regione di massima pendenza, quando la tensione parziale di ossigeno scende sotto i 40 mmHg, la capacità dell’emoglobina di legare l’ossigeno cala in maniera repentina.

In condizioni di riposo, la PO2 nei liquidi intracellulari è pari a circa 40 mmHg; in tale sede, per le leggi dei gas, l’ossigeno disciolto nel plasma diffonde verso i tessuti più poveri di O2 attraversando la membrana del capillare. Di conseguenza, la tensione plasmatica di O2 scende ulteriormente e ciò favorisce la liberazione di ossigeno dall’emoglobina. Durante uno sforzo fisico intenso, invece, la tensione di ossigeno nei tessuti scende a 15 mmHg o meno, per cui il sangue viene fortemente impoverito di ossigeno.

Per quanto detto, in condizioni di riposo una quantità importante di emoglobina ossigenata lascia i tessuti, rimanendo a disposizione in caso di necessità (ad esempio per fronteggiare un improvviso aumento del metabolismo in alcune cellule).

 

La linea continua mostrata nell’immagine in alto, è chiamata curva di dissociazione dell’emoglobina; essa viene tipicamente determinata in vitro a pH 7.4 e ad una temperatura di 37°C.

L’effetto Bohr ha conseguenze sia sull’assunzione di O2 a livello polmonare, che sulla sua cessione a livello tissutale.

Ove c’è più Anidride Carbonica disciolta in forma di Bicarbonato l’emoglobina rilascia più facilmente Ossigeno e si carica di Anidride Carbonica (in forma di Bicarbonato).

 

10-

 

Lo stesso effetto si ottiene acidificando il sangue: tanto più diminuisce il pH ematico e tanto meno ossigeno rimane legato all’emoglobina; non a caso, nel sangue l’anidride carbonica si trova disciolta prevalentemente in forma di acido carbonico, che si dissocia.

 

11-

 

In onore del suo scopritore, l’effetto del pH o dell’anidride carbonica sulla dissociazione dell’ossigeno è noto come effetto Bohr.

Come anticipato, in ambiente acido l’emoglobina rilascia più facilmente l’ossigeno, mentre in ambiente basico il legame con l’ossigeno è più forte.

 

12-

 

Tra gli altri fattori in grado di modificare l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno ricordiamo la temperatura. In particolare, l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno diminuisce con l’aumento della temperatura corporea. Questo è particolarmente vantaggioso durante i mesi invernali e primaverili, dal momento che la temperatura del sangue polmonare (a contatto con l’aria dell’ambiente esterno) è più bassa di quella raggiunta a livello dei tessuti, dove la cessione di ossigeno è quindi facilitata.

 

13-

 

Il 2,3 difosfoglicerato è un intermedio della glicolisi che influenza l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno. Se le sue concentrazioni all’interno del globulo rosso aumentano, l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno diminuisce, facilitando quindi il rilascio di ossigeno ai tessuti. Non a caso, le concentrazioni eritrocitarie di 2,3 difosfoglicerato aumentano, ad esempio, nelle anemie, nell’insufficienza cardio-polmonare e durante il soggiorno in altura.

In generale, l’effetto del 2,3 bifosfoglicerato è relativamente lento, specie se paragonato alla rapida risposta alle variazioni di pH, temperatura e pressione parziale di anidride carbonica.

 

14-

 

L’effetto Bohr risulta molto importante durante il lavoro muscolare intenso; in simili condizioni, infatti, nei tessuti maggiormente esposti allo sforzo si assiste ad un aumento locale della temperatura e della pressione di anidride carbonica, quindi dell’acidità ematica. Per quanto esposto, tutto ciò favorisce la cessione di ossigeno ai tessuti, spostando verso destra la curva di dissociazione dell’emoglobina.

 

 

EOSINOFILI

 

Gli eosinofili sono globuli bianchi (leucociti) coinvolti nelle reazioni allergiche e nella difesa contro le infestazioni parassitarie. Nel sangue, gli eosinofili rappresentano soltanto l’1-3% circa della popolazione leucocitaria; più elevata, invece, risulta la loro concentrazione in quei tessuti esposti ad agenti ambientali, come il tratto digerente, i polmoni, gli epiteli genitourinari ed il tessuto connettivo cutaneo. E’ a questo livello, infatti, che i linfociti proteggono l’organismo dall’eventuale attacco di parassiti, che combattono rilasciando sostanze in grado di danneggiarli o ucciderli. Per questo motivo gli eosinofili vengono fatti rientrare, insieme ai linfociti Tc, nella categoria dei leucociti citotossici. Inoltre, per la presenza di tanti piccoli granuli citoplasmatici, rientrano nella categoria dei granulociti (particolari tipi di globuli bianchi) a cui appartengono anche basofili e neutrofili.

 

Il nome eosinofili deriva dal fatto che i loro granuli citoplasmatici si colorano di rosa-rosso con un colorante particolare chiamato eosina. Esaminando il contenuto di questi granuli, sono state scoperte moltissime sostanze chimiche capaci di mediare le varie reazioni di difesa e regolatorie nelle quali sono coinvolti. Gli eosinofili, ad esempio, sono particolarmente attivi durante le reazioni infiammatorie ed allergiche, dove contribuiscono al processo flogistico e al danno tissutale attraverso il rilascio di sostanze ossidanti ed enzimi tossici. Oltre a favorire le risposte infiammatorie, gli eosinofili hanno anche azione regolatoria. La propensione alla fagocitosi, dimostrata in vitro, sembra assente in vivo.

 

Eosinofili alti

Il conteggio degli eosinofili nel sangue varia con l’età, l’ora del giorno, (bassa il mattino, più alta la sera), l’esercizio fisico, gli stimoli ambientali e, in particolare, l’esposizione allergenica.

Seppur importanti per la difesa dell’organismo verso noxae patogene varie, gli eosinofili possono produrre danni e stati di sofferenza tissutale per il massivo rilascio delle loro sostanze citotossiche. Un aumento degli eosinofili circolanti (eosinofilia) accompagna molte forme allergiche IgE mediate – tra cui l’asma allergica, la febbre da fieno o l’ipersensibilità a farmaci come l’aspirina – le infestazioni da parassiti (come la malaria, l’amebiasi, l’ascaridiasi o la temuta toxoplasmosi), le dermopatie e particolari forme di leucemie. I medici parlano di eosinofilia (eosinofili alti) tutte le volte che la loro concentrazione nel sangue supera i 450/500 per mm3.

 

Eosinofili bassi

Gli eosinofili vengono prodotti dal midollo osseo, dove rimangono e maturano per 8-10 giorni. Al termine di questa fase, passano nel circolo sanguigno e nel giro di 8-12 ore migrano nei tessuti, dove rimangono alcuni giorni senza più rientrare in circolo. Rispetto agli altri granulociti hanno vita più lunga. Nell’uomo il rapporto tra eosinofili tessutali ed eosinofili ematici è di circa 100:1.

La moltiplicazione midollare degli eosinofili è stimolata dai linfociti T helper, mentre viene inibita dalla somministrazione di cortisonici e ACTH.

 

 

FERRITINA

 

La ferritina è la principale proteina di deposito del ferro all’interno delle cellule. Pertanto, la sua concentrazione nel sangue riflette l’entità delle riserve del minerale nell’organismo.

Nella pratica clinica, il dosaggio della ferritina plasmatica (ferritinemia) risulta utile per valutare la quantità di ferro a disposizione di tutto il corpo.

Un livello anomalo di ferritina nel sangue può essere un indicatore di una patologia sottostante o di una particolare condizione, come nel caso delle carenze responsabili di anemie.

 

Cos’è la Ferritina

La ferritina è una proteina essenziale per lo stoccaggio del ferro nell’organismo.

La sua struttura è formata da un complesso di elementi più piccoli (detti subunità), che si uniscono a formare una specie di guscio, all’interno del quale viene immagazzinato il ferro.

La ferritina è contenuta prevalentemente nelle cellule, dove accumula il ferro e lo rilascia in caso di necessità, rendendolo rapidamente utilizzabile da parte dell’organismo.

Una minima parte di ferritina è presente transitoriamente anche nella circolazione sanguigna. Questa quota è generalmente proporzionale alla concentrazione della proteina presente nei tessuti.

 

15-

 

Ruolo nell’organismo

La ferritina è un complesso ferro-proteico che si trova in tutti i tessuti, ma particolarmente nel fegato, nella milza, nel midollo osseo e nei muscoli scheletrici. Ritroviamo piccole quantità di ferritina anche nel plasma, valutabili mediante il cosiddetto dosaggio della ferritinemia.

Questo esame è molto importante, poiché la concentrazione di ferritina nel sangue rispecchia l’entità delle riserve corporee di ferro. La funzione primaria della ferritina è infatti quella di costituire un’importante deposito del minerale nell’organismo.

A differenza di quello legato a un secondo composto organico ferro-proteico, detto emosiderina, il ferro associato alla ferritina è rapidamente mobilizzabile. Ciò significa che in caso di necessità del minerale, l’organismo può attingervi facilmente.

Per tutti questi motivi, valori di ferritina inferiori alla norma indicano, con una certa sicurezza, uno stato di carenza di ferro; possono inoltre costituire diagnosi differenziale tra anemia sideropenica (o da deficit di ferro) e anemia dovuta ad altre cause.

 

Perché si Misura

Il dosaggio della ferritina plasmatica (ferritinemia) è impiegato principalmente per quantificare le riserve di ferro presenti nell’organismo.

Per questo, l’esame viene prescritto, insieme ai test della sideremia e della capacità ferro-legante totale (transferrina sierica), in caso di:

 

Sospetto eccesso di ferro dovuto a: malattie ereditarie (come l’emocromatosi), sovraccarico con la dieta, eccessivo accumulo (emosiderosi) ecc.;

Bassi valori di ematocrito ed emoglobina: il livello di ferritina nel sangue consente di diagnosticare precocemente una carenza di ferro, che potrebbe essere causa di un’anemia.

 

16-

 

In presenza di una carenza di ferro, la ferritina sierica è quasi sempre inferiore a 20 microgrammi su litro, mentre in condizioni di sovraccarico si possono riscontrare anche valori molto elevati, vicini a 5 mila microgrammi su litro.

 

Variazioni fisiologiche della ferritina

A seconda dell’età o della particolare situazione, vi possono essere alcune differenze nei valori di ferritina:

Età: normalmente, i livelli medi di ferritina sono lievemente più elevati alla nascita (400 ng/mL) e verso i due mesi di vita si arriva a circa 600 ng/mL. La ferritinemia si abbassa, poi, durante l’infanzia, fino a raggiungere i valori dell’adulto durante la pubertà.

Sesso: i valori di ferritina sono più alti nell’uomo, mentre risultano più bassi nella donna prima della menopausa.

Diminuzione: i livelli della ferritina tendono a scendere in gravidanza, soprattutto a partire dal terzo mese. Una diminuzione dei valori di riscontra anche nelle persone che praticano un’attività fisica intensa e regolare.

 

17-

 

18-

 

Come si misura

L’esame della ferritina plasmatica viene effettuato su un campione di sangue venoso, in genere prelevato nella piega del gomito.

In laboratorio, viene poi eseguito il dosaggio, cioè la misurazione della concentrazione della proteina nel campione di sangue raccolto dal paziente.

 

Preparazione

Il prelievo si esegue in genere al mattino.

Il paziente può sottoporsi all’esame dopo un digiuno di almeno 3 ore.

 

Interpretazione dei Risultati

Il dosaggio della ferritina nel sangue è comunemente utilizzato per identificare gli stati di sovraccarico o di carenza di ferro.

 

19-

Uno studio più approfondito del metabolismo del ferro richiede anche l’esame della sideremia e della transferrina o della capacità totale legante il ferro (TIBC).

 

20-

 

Trattamento

 

21-

22-

 

 

Formula leucocitaria

 

La formula leucocitaria è un esame del sangue che quantifica il numero di globuli bianchi in un millimetro cubo di sangue, esprimendo anche il rapporto quantitativo e percentuale dei vari tipi di globuli bianchi.

 

23-

 

Conosciuta anche come conteggio differenziale dei leucociti, la formula leucocitaria viene eseguita su un campione di sangue prelevato dal paziente, che deve trovarsi in condizioni basali dopo un digiuno di circa 10 ore. Sollecitazioni fisiche e stress importanti prima dell’esame possono infatti alterarne i valori.

La formula leucocitaria viene normalmente inserita all’interno dell’emocromo, un esame “standard” del sangue che include anche la conta dei globuli rossi e delle piastrine, oltre a ulteriori ed importanti parametri ematici.

Il conteggio può essere effettuato automaticamente dai contatori elettronici, oppure mediante l’osservazione al microscopio ottico di una goccia di sangue strisciata su un vetrino (vedi striscio di sangue).

 

Cos’è

La formula leucocitaria consiste nel conteggio e nell’analisi morfologica di ciascun tipo di globulo bianco. Quest’esame è di fondamentale importanza, poiché fornisce una prospettiva estremamente precisa di quella che è la composizione – in termini di numero e qualità – di queste cellule all’interno del nostro organismo.

 

Perché si Misura

La formula leucocitaria è un esame usato per determinare la composizione dei globuli bianchi all’interno del nostro sangue. Quest’analisi è in grado di offrire un’osservazione di importanza fondamentale per la diagnosi di alcune condizioni patologiche, poiché consente di capire con precisione se il numero di globuli bianchi è elevato o ridotto.

La conta differenziale dei leucociti include:

 

Conta o % di neutrofili;

Conta o % di linfociti;

Conta o % di monociti;

Conta o % di eosinofili;

Conta o % di basofili.

 

Quando si esegue l’esame della formula leucocitaria?

La formula leucocitaria si esegue come supporto nell’effettuare la diagnosi di una specifica causa di patologia, quando il medico sospetta per esempio:

 

Infezioni causate da batteri, virus, funghi o parassiti;

– Infiammazione;

– Allergie;

– Asma;

Disordini immunitari (immunodeficienze acquisite o non, patologie autoimmunitarie ecc.);

Leucemia;

– Sindrome mielodisplastica;

– Neoplasie mieloproliferative

 

Valori normali

In tabella riportiamo i valori di riferimento per la formula leucocitaria, ricordando che gli intervalli di normalità possono variare leggermente in base al laboratorio che effettua l’analisi e al tipo di popolazione di riferimento (sesso, età ecc.); fanno dunque fede i parametri riportati nel referto del centro analisi.

 

24-

 

25-

 

26-

 

27-

 

28-

 

29-

 

NOTA BENE: tra i due valori (percentuale e assoluto) è più importante considerare quello assoluto; infatti, valutando il solo valore percentuale si rischia di mal interpretare l’esito della conta leucocitaria. Ad esempio, quest’ultimo potrebbe risultare eccessivo o troppo basso anche quando è assolutamente normale in termini assoluti; ciò può accadere per il contemporaneo aumento o riduzione di un’altra categoria di leucociti, con variazione del numero assoluto di globuli bianchi.

In alcuni referti i valori assoluti dei tipi leucocitari possono essere indicati con unità di misura diverse; è quindi necessario effettuare le dovute conversioni per riportarsi alle unità di misura riportate in tabella. La sigla x10E3 (o x10**3) significa che il valore corrispondente dovrà essere moltiplicato per 1000; le sigle mmc mm3 e µl sono equivalenti.

 

30-

 

Formula leucocitaria Alta e Bassa – Cause

 

31-

 

32-

 

33-

 

34-

 

35-

 

Anche alcuni farmaci possono alterare i valori della formula leucocitaria.

L’uso prolungato di steroidi e l’esposizione a lungo termine ad elementi tossici (come la soda caustica o gli insetticidi) possono aumentare il rischio di avere un risultato anomalo nella conta differenziale dei globuli bianchi.

 

Come si misura

Per la formula leucocitaria, basta sottoporsi a un esame emocromocitometrico completo (emocromo), dove si procederà anche all’analisi della conta dei globuli rossi e delle piastrine, al calcolo dell’ematocrito e degli indici corpuscolari. Al paziente viene prelevato, quindi, un campione di sangue da una vena del braccio, in genere al mattino e a digiuno.

Il conteggio può essere effettuato automaticamente dai contatori elettronici o mediante l’osservazione al microscopio ottico (striscio di sangue).

 

Convertitore online

In precedenza abbiamo visto che per valutare se esiste un reale aumento (o diminuzione) di un tipo leucocitario bisogna considerare non tanto la percentuale relativa, bensì il valore assoluto di quella sottopopolazione leucocitaria. Se quest’ultimo dato non è inserito nel referto, è comunque possibile calcolarlo a partire dal numero totale di leucociti e dalla percentuale relativa dei cinque tipi di globuli bianchi:

basta moltiplicare la percentuale del tipo di leucocita considerato per il numero totale di globuli bianchi e dividere il risultato per 100, o più semplicemente affidare il calcolo ad un  convertitore automatico.

Ne riporto un esempio:

 

36-

 

Preparazione

Per sottoposi al prelievo di sangue utile per la valutazione della formula leucocitaria, è necessario astenersi da cibi e bevande per almeno 8-10 ore. Il medico di base che prescrive le analisi potrà comunque fornire le informazioni utili al caso.

 

Interpretazione dei Risultati

– Il risultato della formula leucocitaria indica il numero e/o la percentuale di ogni tipo di globulo bianco presente nel sangue del paziente. Nel formulare la diagnosi, il medico considererà il grado di aumento o diminuzione delle cellule, oltre a valutare i sintomi e la storia clinica dell’individuo.

– Spesso, vengono riportati numeri in valore assoluto dei cinque tipi di leucociti e/o come percentuali della quota totale di globuli bianchi. I valori assoluti sono calcolati moltiplicando il numero totale di leucociti per la percentuale di tutti i tipi di globuli bianchi. Questa informazione può fornire la diagnosi di una patologia specifica ed il monitoraggio della terapia.

– Quando viene letto il referto, bisogna prestare attenzione anche all’interpretazione del risultato della conta differenziale. Talvolta, quest’ultimo dato permette di rilevare, infatti, alcune forme cellulari immature e/o anormali presenti nel sangue. Le forme immature includono metamielociti, mielociti, promielociti e/o blasti. Quando si presenta tale evenienza, possono essere indicati ulteriori accertamenti (es. biopsia del midollo osseo).

– Alcuni fattori possono causare aumenti o diminuzioni transitorie nel numero di ogni tipo di cellula. Una formula leucocitaria alta o bassa persistente necessita di altri esami per determinarne l’esatta causa.

 

 

GRANULOCITI

 

Generalità

I granulociti sono globuli bianchi caratterizzati:

– dalla presenza di granulazioni nel citoplasma;

– da un nucleo che in genere si presenta con più lobi;

 

Per quest’ultima caratteristica, i granulociti sono talvolta insigniti dell’aggettivo polimorfonucleati o nucleopolimorfi.

 

In relazione all’affinità delle granulazioni con i diversi tipi di colorante, se ne distinguono tre varietà:

 

– Granulocita eosinofilo;

– Granulocita basofilo;

– Granulocita neutrofilo

 

37-

 

38-

 

Cosa sono

I granulociti sono globuli bianchi caratterizzati dalla presenza nel citoplasma di grossi granuli, visibili al microscopio ottico dopo trattamento con appositi coloranti.

In base alla tipologia della granulazione e alla risposta ai diversi tipi di colorante, si distinguono:

 

Neutrofili (che hanno affinità per i coloranti neutri);

Eosinofili (che si colorano con quelli acidi);

Basofili (affini a coloranti basici).

 

La presenza di nuclei lobati determina anche la definizione di polimorfonucleati (per l’aspetto variamente segmentato del nucleo) o nucleopolimorfi.

 

39-

 

Monociti e granulociti, entrambi prodotti dal midollo osseo, intervengono nei meccanismi di difesa aspecifica o innata (è la prima linea di difesa dell’organismo contro le aggressioni genericamente riconosciute come pericolose); hanno la caratteristica di contenere lisosomi ricchi di enzimi in grado di digerire materiale estraneo (microrganismi, cellule danneggiate e frammenti cellulari). I prodotti di questo processo di disgregazione fungono da sostanze chemiotattiche, in grado di richiamare e attivare altri granulociti e monociti per fronteggiare il problema.

– I linfociti sono invece prodotti nei linfonodi, nella milza e nel timo, e intervengono nei meccanismi di difesa specifici: sono depositari della memoria immunologica e, attraverso la produzione di anticorpi (immunità umorale legata ai linfociti B), o l’azione di specifici recettori di membrana (immunità cellulare mediata dai linfociti T), eliminano sostanze e corpi estranei riconosciuti come pericolosi grazie alla presenza di antigeni (sostanze proteiche estranee presenti sulla superficie di un microrganismo o di un allergene).

 

Se i linfociti sono stimolati da un antigene, i linfociti B si trasformano in plasmacellule, che sintetizzano e liberano anticorpi (immunoglobuline); questi anticorpi vengono trasportati dal sangue fino all’area di infezione, dove si legano agli invasori etichettandoli come pericolosi agli occhi delle altre componenti del sistema immunitario, che interverranno di conseguenza.

 

Perché si Misurano

L’analisi dei granulociti è parte dell’emocromo con formula leucocitaria, eseguito nell’ambito di esami di routine per valutare lo stato di salute del paziente.

Il conteggio e l’analisi morfologica dei granulociti si esegue anche come supporto per la diagnosi di condizioni patologiche, che possono colpire questo tipo di globuli bianchi, come:

 

40-

 

Valori normali

I valori dei vari tipi di globuli bianchi vengono conteggiati durante un esame del sangue noto come Formula Leucocitaria.

Di seguito riportiamo i valori di riferimento, ricordando che gli intervalli di normalità possono variare leggermente in base al laboratorio che effettua l’analisi e al tipo di popolazione di riferimento (sesso, età ecc.).

 

41-

 

NOTA BENE: tra i due valori (percentuale e assoluto) è più importante considerare quello assoluto; infatti, valutando il solo valore percentuale si rischia di mal interpretare l’esito della conta leucocitaria.

Ad esempio, il valore percentuale potrebbe risultare eccessivo o troppo basso anche quando è assolutamente normale in termini assoluti; ciò può accadere per il contemporaneo aumento o riduzione di un’altra categoria di leucociti, con variazione del numero assoluto di globuli bianchi.

In alcuni referti i valori assoluti dei tipi leucocitari possono essere indicati con unità di misura diverse; è quindi necessario effettuare le dovute conversioni per riportarsi alle unità di misura riportate in tabella.

La sigla x10E3 (o x10**3) significa che il valore corrispondente dovrà essere moltiplicato per 1.000; le sigle mmc, mm3 e µl sono equivalenti.

 

Granulociti Alti – Cause

 

42-

 

43-

 

44-

 

Granulociti bassi – Cause

 

45-

 

46-

 

47-

 

Come si misurano

Per l’esame dei granulociti, è sufficiente sottoporsi a un esame emocromocitometrico completo (emocromo), dove si procederà anche all’analisi della conta dei globuli rossi e delle piastrine, al calcolo dell’ematocrito e degli indici corpuscolari.

Durante l’esame, al paziente viene prelevato, un campione di sangue da una vena del braccio, in genere al mattino e a digiuno.

Il conteggio può essere effettuato automaticamente dai contatori elettronici o mediante l’osservazione al microscopio ottico (striscio di sangue).

 

Convertitore online

In  precedenza abbiamo visto che per valutare se esiste un reale aumento (o diminuzione) di un tipo leucocitario bisogna considerare non tanto la percentuale relativa, bensì il valore assoluto di quella sottopopolazione leucocitaria.

Se quest’ultimo dato non è inserito nel referto è comunque possibile calcolarlo a partire dal numero totale di leucociti e dalla percentuale relativa dei cinque tipi di globuli bianchi: basta moltiplicare la percentuale del tipo di leucocita considerato per il numero totale di globuli bianchi e dividere il risultato per 100, o più semplicemente affidare il calcolo ad un   convertitore automatico.

Ne riportiamo un esempio:

 

48-

 

Preparazione

Per sottoposi al prelievo di sangue utile per la valutazione dei granulociti, è necessario astenersi da cibi e bevande per almeno 8-10 ore.

Il medico di base che prescrive le analisi potrà comunque fornire le informazioni utili al caso.

 

Interpretazione dei Risultati

Nel formulare la diagnosi, il medico considererà il grado di aumento o diminuzione di ogni tipo di granulocita, oltre a valutare i sintomi e la storia clinica dell’individuo.

 

49-

 

50-

 

51-

Lascia una risposta