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Data 24 settembre 2017

IL DIGIUNO

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                IL  DIGIUNO

 

Sebbene nella nostra società i casi di digiuno prolungato dovuti ad assenza di cibo siano estremamente rari, la privazione alimentare volontaria viene spesso intrapresa per motivazioni politiche, sociali o religiose. Dal momento che l’uomo può sopravvivere al digiuno assoluto per circa 24-30 giorni, la risposta fisiologica dell’organismo a tale privazione può essere distinta in 4 fasi, rispettivamente chiamate periodo postassorbimento, digiuno breve, digiuno medio e digiuno prolungato.

 

Modificazioni metaboliche indotte dal digiuno

 

GLICOGENOLISI

 

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GLICOGENOSINTESI

 

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Glicogeno

– Il glicogeno è un polimero ramificato del glucosio (è formato da molte unità di alfa-glucosio unite fra loro  con legami  alfa-1,4 e ramificazioni con legame alfa-1,6  presenti ogni 8-10 residui).

– L’uomo può immagazzinarne circa 350 – 450 grammi, per un massimo di circa 2000Kcal. È depositato sottoforma di granuli nel fegato e nei muscoli, a questi granuli sono legati gli enzimi predisposti alla sua sintesi e alla degradazione.

– Nel fegato è stoccato 1/3 del glicogeno di tutto l’organismo (circa 80 – 120grammi), sottoforma di catene più lunghe e più pesanti rispetto ai muscoli.

– Nei muscoli sono immagazzinati i 2/3 del glicogeno dell’organismo (circa 150-300 grammi), sottoforma di catene più corte e leggere.

– Il glicogeno lega a sè una quantità di acqua notevole, pari a 2.7 grammi. Quindi dopo uno sforzo fisico intenso e prolungato la perdita di peso può essere notevole: il consumo di 100 grammi di glicogeno comporta una perdita di peso di quasi 400 grammi.

– Nel  digiuno   si assiste ad una progressiva accentuazione della glicogenolisi epatica (“scomposizione” del glicogeno nelle singole unità di glucosio che lo costituiscono), necessaria per far fronte al calo glicemico e rifornire di glucosio i tessuti extraepatici.

– Il glicogeno rappresenta la fonte di deposito e di riserva del glucosio

– rappresenta  una riserva energetica importantissima per sostenere il metabolismo corporeo

– Il glicogeno è un polimero ramificato del glucosio (è formato da molte unità di glucosio unite fra loro  con legami  alfa-1,4 e ramificazioni con legame alfa-1,6  presenti ogni 8-10 residui)

– Il 10% in peso del  fegato è costituito da glicogeno

 

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Glucosio

–  il glucosio  dei muscoli viene consumato solamente durante uno sforzo fisico intenso e prolungato

–  Il fegato provvede  a depositare glucosio (glicogenosintesi) o a mobilitare glucosio (glicogenolisi) a seconda delle richieste metaboliche. In questo modo è possibile mantenere la glicemia a valori costanti.

– Scorte di glucosio prontamente utilizzabile dai tessuti per ricavarne energia  si trovano principalmente nel fegato

– quelle contenute nei muscoli sono utilizzate solo localmente.

– I maggiori consumatori di glucosio sono il cervello e il muscolo scheletrico tramite la via aerobica.

– Il rimanente glucosio è consumato dagli eritrociti (globuli rossi) e dal muscolo cardiaco

– Il corpo ottiene glucosio, grazie alla dieta, grazie agli amminoacidi nella via gluconeogenetica e   grazie alla riconversione in glcucosio del lattato (ciclo di Cori)

– Il glucosio si trova sotto due forme nel nostro corpo: in forma libera nel circolo sanguigno e in forma ramificata nel fegato e nei muscoli (riserve)

– La degradazione dei depositi di glicogeno necessita dell’azione principale dell’enzima Glicogeno fosforilasi

– La glicogeno fosforilasi non è però in grado di eliminare i residui di glucosio dalle ramificazioni in forma a-1,6. Interviene allora un enzima deramificante in grado di scindere i legami a -1,6 in glucosio (10%) e in glucosio 1 fosfato

– Il glucosio 1 fosfato prodotto dall’azione della fosforilasi dev’essere allora convertito in glucosio 6 fosfato grazie alla fosfoglucomutasi

– il glucosio viene trasformato in glucosio 6 fosfato dalla esochinasi presente nei muscoli,

– nel fegato è presente l’enzima glucochinasi che ha una funzione simile all’esochinasi  presente nei muscoli,ma è meno affine verso il glucosio,questo perchè il fegato utilizza come fonte energetica principale gli acidi grassi e si impegna ad utilizzare gli zuccheri solo dopo aver rifornito tutti gli altri tessuti,

– nel fegato è presente un enzima assente nel muscolo scheletrico chiamato glucosio 6 fosfatasi che trasforma il glucosio 6 fosfato in glucosio. Questo enzima permette di generare singole unità di glucosio per mantenere un livello di glicemia ottimale,

– inoltre dall’aminoacido alanina presente in abbondanza nel muscolo,si può ottenere glucosio a livello epatico,utilizzabile come fonte energetica

– Con il passare del tempo, vista la modesta entità delle scorte di glicogeno epatico, la gran parte dei tessuti (muscolo, cuore, rene ecc.) si adatta ad utilizzare principalmente acidi grassi, risparmiando glucosio.

– il Glucosio verrà destinato soprattutto al cervello ed ai globuli rossi,

– In simili condizioni le richieste cerebrali di glucosio ammontano a 4 g/ora,

– mentre quelle dei tessuti anaerobici si attestano a 1,5 g/ora

– dal momento che il fegato non riesce a ricavare dalla glicogenolisi più di 3 g di glucosio all’ora, è costretto ad attivare una via metabolica “di emergenza“, chiamata gluconeogenesi. Tale processo consiste nella produzione di glucosio a partire dagli aminoacidi.

 

 

 

Glicemia

– Il meccanismo di regolazione della glicemia è basato sul controllo di due ormoni antagonisti: l’insulina e il glucagone,

 

Insulina

– L’insulina è un ormone proteico prodotto dalle cellule beta delle isole di Langerhans all’interno del pancreas; è formata da due catene unite da 2 ponti solfuro (fra gli amminoacidi cisteina, vedi foto ): catena A di 21aminoacidi. e catena B di 30 aminoacidi .

– È secreta quando il livello del glucosio ematico è alto ed ha la funzione di ridurre la glicemia mediante l’attivazione di diversi processi metabolici e cellulari fra cui anche la glicogenosintesi,

 

Promuove l’accumulo di glicogeno  nel fegato e nei muscoli

Deprime il consumo di grassi e proteine in favore dei carboidrati, ovvero spinge le cellule a bruciare carboidrati piuttosto che proteine e grassi

Promuove la formazione di trigliceridi (grassi) a partire da carboidrati e proteine

Promuove l’immagazzinamento di grassi nel tessuto adiposo

 

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Glucagone

– Il glucagone è un ormone peptidico secreto dal pancreas, esattamente dalle cellule alfa  delle isole di Langerhans, che ha come bersaglio principale alcune cellule del fegato; esso permette il controllo dei livelli di glucosio nel sangue, affinché rimangano entro certi limiti: se il livello ematico di glucosio scende sotto una soglia di circa 80mg/100ml, le cellule alfa  cominciano a secernere glucagone. Questo si lega immediatamente ai suoi recettori presenti principalmente sugli epatociti, attivando la degradazione del glicogeno (glicogenolisi) ed un conseguente rilascio di glucosio nel sangue.

 

Promuove la liberazione del glicogeno dal fegato, che viene riversato sottoforma di glucosio nel sangue.

Promuove il consumo di grassi e proteine a sfavore dei carboidrati, ovvero spinge le cellule a bruciare le proteine e i grassi piuttosto che i carboidrati

Promuove la mobilizzazione dei grassi dai tessuti adiposi, che vengono resi disponibili ai tessuti per essere bruciati

 

 

Perché il livello di glucosio non può scendere al di sotto di certi limiti?

Il mantenimento di un livello costante  glicemia è necessario soprattutto per la sopravvivenza delle cellule del  cervello, infatti:

– il cervello, a differenza dei muscoli,non può  immagazzinare scorte di glucosio.

– il glucosio ematico è praticamente l‘unico carburante per il cervello.

– il cervello consuma una quantità costante di energia, a prescindere dalla sua attività , per cui tale energia  deve essere disponibile.

In assenza di glucosio, dopo pochi minuti le cellule cerebrali muoiono.

 

 

Come varia la glicemia in funzione degli alimenti?

 

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– Se la glicemia scende, come durante il digiuno, il pancreas secerne glucagone, che ordina al fegato di prelevare glucosio dalle sue scorte e d’immetterlo nel sangue. Il glucagone, inoltre, spinge le cellule all’utilizzo di grassi e proteine come fonte energetica: in questo modo si predispone tutto l’organismo al risparmio del glucosio.

 

– Se invece la glicemia sale, come dopo un pasto, il pancreas secerne insulina che comanda al fegato di prelevare il glucosio dal sangue e d‘immagazzinarlo in glicogeno o di convertirlo in grassi se si supera la capacità di immagazzinamento del fegato.

 

Nel primo caso della figura  quando si ingeriscono carboidrati a basso indice glicemico ( Frutta in genere, latticini. cereali integrali, pasta cotta al dente ecc.): la glicemia s’innalza gradualmente, viene secreta una quantità normale d’insulina che riporta gradualmente la glicemia ai livelli precedenti l’assunzione di carboidrati. In questo caso la fame sopraggiungerà dopo circa 3 ore.

 

Figura 1b: a seguito dell’ingestione di carboidrati ad Alto Indice Glicemico (Saccarosio, glucosio, dolci, cereali raffinati ecc,), la glicemia subisce un brusco innalzamento, viene secreta una quantità notevole d’insulina che causa un’altrettanto brusca diminuzione della glicemia. In una situazione di questo tipo la fame sopraggiungerà molto prima rispetto al caso precedente.

 

 

 

Gluconeogenesi

– Gli amminoacidi necessari a soddisfare tale processo derivano dalla degradazione delle proteine muscolari.

– Dal momento che nell’organismo non esistono depositi proteici da utilizzare a scopo energetico, il corpo, pur di sopravvivere al digiuno, è quindi costretto a “cannibalizzare” i propri muscoli. Tale processo si accompagna ad una inevitabile riduzione della massa muscolare, con conseguente comparsa di debolezza ed apatia.

– Nelle fasi iniziali la gluconeogenesi è in grado di produrre anche oltre 100 g di glucosio al giorno, ma presto l’efficienza di questo processo diminuisce a circa 75 g/die. A differenza del primo, questo quantitativo non è più sufficiente a garantire un adeguato rifornimento di glucosio al cervello. Quest’organo è quindi costretto a ricorrere in maniera sempre più importante ai corpi chetonici, tre molecole solubili in acqua derivanti dall’ossidazione dei grassi in condizioni di carenza di glucosio. L’iperproduzione di corpi chetonici (chetosi), pur prolungando di qualche giorno la sopravvivenza dell’organismo, causa un’importante incremento dell’acidità ematica.

 

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Digiuno prolungato e morte

Questa fase inizia quando il digiuno perdura oltre il 24° giorno. Il corpo ha ormai sfruttato tutte le risorse proteiche:

riduzione della albumina nel sangue,

– passaggio di plasma negli spazi intracellulari

disidratazione ed edema

chetosi

– abbattimento delle difese immunitarie

ridotta efficienza respiratoria ,dovuta al catabolismo delle proteine del diaframma e dei muscoli intercostali

riduzione del metabolismo basale fino al 40%

– la mente si annebbia

diminuzione della forza muscolare

morte

 

 

DIGIUNO TERAPEUTICO

 

Per questioni evolutive, il corpo umano (grazie ai suoi flussi ormonali) è in grado di adattarsi ottimamente all’assenza di cibo. Lo stesso non si può dire per un’alimentazione eccessiva, a causa della quale può ammalarsi delle così dette malattie del benessere (obesità, dislipidemie, diabete mellito tipo 2, ipertensione ecc).

A tal proposito, alcuni specialisti propongono di curare il sovrappeso e le malattie del metabolismo attraverso il cosiddetto digiuno terapeutico. Questa pratica avviene in condizioni di supervisione medica e supporto nutrizionale (con integratori alimentari ed acqua).

 

 

Benefico o Nocivo?

 

– Il digiuno può essere benefico o nocivo in base ad alcuni fattori; ad esempio: durata, completezza dell’astensione alimentare o supporto nutrizionale, controllo medico, presupposti patologici per la sua applicazione ecc. Non tutte le forme di digiuno sono uguali; alcune risultano estremamente debilitanti ed immotivate, altre meno estenuanti e più razionali.

– Il digiuno, controllato o non controllato, terapeutico oppure no, risulta comunque parecchio stressante per il corpo e la mente. Tuttavia, la sua potenziale nocività dipende soprattutto dai parametri con i quali viene programmato.

– Un digiuno non controllato può produrre:

Debilitazione fisica e tendenza alla malnutrizione ed alla chetosi (vedi sotto)

Limitazione delle attività motorie

Diseducazione alimentare.

 

– Al contrario, nei soggetti affetti da patologie del metabolismo, brevi periodi di stop alimentare – come, ad esempio, l’enfatizzazione del periodo di digiuno notturno (quello durante il sonno, portandolo da 8 a 12 o 14 ore) – non provocano effetti collaterali e favoriscono la remissione di certi parametri metabolici (soprattutto iperglicemia e ipertrigliceridemia) o di altri disturbi (steatosi epatica, reflusso gastro esofageo ecc). Ovviamente, l’esempio appena riportato non rappresenta un vero e proprio digiuno e questa costituisce l’unica forma di astensione alimentare potenzialmente benefica e priva di effetti collaterali.

– In molti credono che il digiuno assoluto possa incidere negativamente sui flussi ormonali, nello specifico sopprimendo l’azione della ghiandola tiroide (quella che secerne gli ormoni deputati alla regolazione del metabolismo); ciò è vero solo in parte. Infatti, il digiuno prolungato riduce senza dubbio la secrezione degli ormoni tiroidei, tuttavia, in genere, questa decurtazione non si manifesta prima delle 24 o 48 ore.

– Ci sono alcune prove scientifiche che dimostrano come il digiuno possa avere un ruolo importante nelle persone che ricevono la chemioterapia, ma sono necessari ulteriori studi per definirne l’efficacia reale ed un’eventuale applicazione clinica.

 

 

Può Essere Terapeutico?

 

Alcuni centri specializzati nella cura delle patologie metaboliche utilizzano il digiuno terapeutico per la riduzione del peso e per il ripristino dei parametri metabolici.

Raramente, i sistemi di digiuno terapeutico si fondano sull’astinenza irrevocabile del cibo e nessuno di questi vieta l’utilizzo dell’acqua. Al contrario, la tendenza è quella di incentivare l’assunzione di liquidi e, talvolta, di certi alimenti vegetali a porzioni determinate (soprattutto nel caso di certe malattie particolari).

Secondo l’esperienza degli operatori che propongono il digiuno terapeutico, la difficoltà maggiore consiste nell’accettazione iniziale della terapia, non nel protocollo stesso. In pochi credono di poter resistere 2 o 3 settimane senza mangiare ma, d’altro canto, sono in molti ad aver raggiunto spontaneamente anche i 30-40 giorni.

 

 

Come Funziona?

 

– Le prime 24-48 ore della terapia prevedono il digiuno completo con la sola assunzione di acqua.

In questa fase (la più dura), il corpo consuma la maggior parte dello zucchero e dei trigliceridi presenti nel sangue; ovviamente, i livelli di glucosio vengono mantenuti progressivamente stabili dal glicogeno epatico, mentre l’azione motoria (tipicizzata dal riposo assoluto) è supportata prevalentemente dalle riserve di glicogeno muscolare.

 

ATTENZIONE! Fin da ora, è già abbastanza chiaro che questa tecnica non può essere utilizzata in caso di compromissioni epatiche, diabete mellito tipo 1 o altre malattie che implicano una difficoltà metabolica importante.

 

L’azione metabolica “vera” (o meglio, quella ricercata dai terapisti) avviene al termine di questa prima fase, cioè quando le riserve di glicogeno sono ridotte “all’osso”. A questo punto, il corpo inizia a bruciare prevalentemente il tessuto adiposo, con la produzione ed il riversamento sanguigno di molecole chiamate chetoni.

Talvolta, nei soggetti compromessi o che assumono certi farmaci, il digiuno terapeutico prevede l’assunzione di succhi vegetali come spremute e centrifugati per ridurre lo stato di chetoacidosi.

Il digiuno terapeutico viene interrotto in modo progressivo, iniziando con l’assunzione di succhi e centrifugati, poi di frullati e vegetali in pezzi, giungendo fino all’assunzione di cereali e legumi.

 

 

Effetti

 

Digiuno e Acidosi

 

I chetoni, pur essendo potenzialmente tossici (se non efficacemente smaltiti dall’organismo), possono avere degli effetti positivi sulla compliance terapeutica (sopportazione della strategia).

Infatti, agendo in maniera soppressiva nei confronti del sistema nervoso centrale, i chetoni riducono al minimo lo stimolo della fame.

Certi sostengono addirittura che i chetoni possano provocare una sensazione di benessere generalizzato. Tuttavia, questa condizione detta “chetoacidosi” non è esente da effetti collaterali, tra i quali: tossicità epatica e renale, tendenza alla disidratazione, ipotensione ecc.

 

Digiuno e Riposo Digerente

 

Chi propone il digiuno terapeutico afferma che questa sensazione di benessere non è imputabile solamente alla chetoacidosi, ma anche al riposo totale del tratto gastrointestinale.

Effettivamente, la digestione dei soggetti affetti da obesità è un processo sempre abbastanza impegnativo; consumando pasti molto abbondanti, poco digeribili e responsabili di picchi glicemici elevati, queste persone sono abituate a convivere con una sensazione di debolezza psico-fisica pressoché continua.

 

Digiuno e Lavaggio Cellulare

 

Un ulteriore effetto benefico del digiuno terapeutico, ulteriormente enfatizzato dalla somministrazione di integratori antiossidanti, è il “lavaggio cellulare”. Non tutti sanno che l’organismo possiede vari mezzi di escrezione delle molecole inutili o tossiche; tra questi, la bile, le feci, le urine, il sudore, il muco, la ventilazione polmonare, i capelli, i peli, le unghie ecc.

Il digiuno terapeutico consente di sfruttare questi meccanismi senza incamerare parallelamente altri inquinanti o altri agenti tossici, tra i quali ricordiamo: mercurio, arsenico, piombo, diossina ed additivi alimentari.

 

Digiuno e Papille Gustative

 

Un altro grande vantaggio del digiuno terapeutico è il ripristino della funzionalità papillare gustativa della lingua, che avviene attraverso un processo definito neuroadattamento.

Questo effetto di “reset” percettivo dei gusti è molto utile per la successiva riorganizzazione della dieta (fase di mantenimento), che prevede l’utilizzo esclusivo di cibi freschi e poco conditi.

 

 

Raccomandazioni

Il digiuno terapeutico viòla qualunque principio di dietetica ed equilibrio nutrizionale. E’ un intervento radicale che potrebbe trovare applicazione nel rimpiazzo della chirurgia bariatrica (da adottare sui grandi obesi).

Bisogna ricordare che le diete chetogeniche hanno un effetto molto deleterio sull’organismo, a partire dall’affaticamento renale fino al deperimento del tessuto muscolare. Per maggiori informazioni.

A prescindere dall’opinione personale e/o professionale, è importante sottolineare che si tratta obbiettivamente di una tecnica praticabile SOLO all’interno di strutture specializzate, dove il personale medico è in grado di supervisionare l’intero processo e, nel caso, somministrare farmaci o integratori specifici. La supervisione ed il monitoraggio osservano principalmente: pressione arteriosa, volemia, glicemia, acidosi metabolica ecc.

I supplementi nutrizionali, invece, sono di natura vitaminica, salina ed amminoacidica; il consiglio globale per chi affronta il digiuno terapeutico è quello di sospendere qualsiasi cura farmacologica, ad eccezione di quelle insostituibili (ad es ormoni tiroidei, farmaci per la pressione in caso di difetti congeniti ecc).

In presenza di certe patologie (organiche o psichiatriche), di condizioni fisiologiche speciali (gravidanza, allattamento), terza età ed accrescimento, il digiuno terapeutico è totalmente sconsigliato.

 

 

Dieta minimo digiuno

 

Introduzione

Si tratta di un sistema nutrizionale, da rispettare per pochi giorni all’anno, che – secondo studi preliminari – potrebbe garantire un qualche beneficio in termini di aumento dell’aspettativa di vita e miglioramento dello stato di salute generale. Per le sue caratteristiche, tale schema dietetico è stato ribattezzato Dieta Mima digiuno.

 

 

Alimentazione e Longevità

 

Da quasi due secoli la scienza medica moderna cerca la correlazione esistente tra alimentazione e incremento della salute e dell’aspettativa di vita.

Oltre alla nota ricerca sulla Dieta Mediterranea di Ancel Keys (proseguita da vari studiosi), le testimonianze sull’effetto benefico dei cibi sono moltissime.

In genere, gli ultracentenari italiani seguono un regime alimentare a base di pasta, legumi, verdura, frutta e olio extravergine di oliva.

La persona più anziana al mondo (dato aggiornato a Ottobre 2016) è Emma Morano, di 116 anni, italiana di Verbania (paese in riva al Lago Maggiore). La signora consuma prevalentemente pasta, riso, semolino e minestre di verdure.

Tuttavia è l’isola di Okinawa (a sud del Giappone) a detenere il record assoluto per quantità di abitanti ultra centenari in piena forma. Qui si mangiano prevalentemente verdure, alghe, goya, tofu, pesce (molto crudo, anche di grossa pezzatura come il tonno) e pochissima carne. Un altro aspetto molto importante che caratterizza lo stile alimentare degli abitanti di questa isola giapponese è la moderazione calorica; a tal proposito, un famoso detto locale suggerisce di mangiare circa l‘80% del cibo necessario a sentirsi sazi.

D’altronde, prima del professor Longo, diversi Ricercatori hanno ottenuto importanti risultati, in termini di aumento di longevità delle cavie da laboratorio, adottando il principio della restrizione calorica; il compianto professor Veronesi e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano suggeriscono il digiuno parziale e la restrizione calorica come pilastri della “dieta anti-aging”.

 

 

Ricerca e Risultati

 

Proteine e Longevità

E’ noto a tutta la comunità scientifica che le popolazioni super longeve – come quelle di Okinawa, Loma Linda (USA – Los Angeles), Sardegna, Calabria, Costa Rica e Grecia – tendono ad avere una dieta principalmente vegetariana, integrata con poco pesce, ancor meno carne e generalmente caratterizzata da bassi livelli di proteine.

 

Sindrome di Laron e Longevità

Lo studio è iniziato con l’osservazione dei soggetti affetti dalla Sindrome di Laron, ovvero persone geneticamente prive dei recettori per l’ormone somatotropo (GH o somatotropina). Questa popolazione ecuadoriana, pur crescendo pochissimo, ha un rischio di cancro e diabete mellito tipo 2 molto basso.

Ciò che ha catturato l’interesse di Longo è il tipo di alimentazione e lo stile di vita di queste persone, che mangiano principalmente cibo fritto e praticano assiduamente il tabagismo e l’alcolismo.

Dopo alcuni decenni di monitoraggio solo uno di loro è morto di cancro e gli altri non hanno sviluppato alcuna patologia cronica. Tutti i decessi avvenuti sono stati per cause naturali all’età di 80 anni (molto elevata nel contesto dell’area geografica).

In sintesi, la longevità dei Laron sarebbe dovuta al mancato effetto della somatotropina.

 

 

ESPERIMENTO SULLE CAVIE CON SINDROME DI LARON

In laboratorio, a parità di alimentazione, le cavie selezionate con la sindrome di Laron rispetto a quelle normali hanno dimostrato:

 

– Una morbilità per cancro e patologie croniche inferiore del 50%.

– Una longevità superiore del 40%.

– Una maggior conservazione delle funzioni cognitive.

 

Dopo questa rivelazione, il ricercatore ha cercato di ricreare la stessa situazione metabolica-ormonale nelle persone sane.

Nelle persone sane, un metodo naturale per influenzare il rilascio di ormone GH è l’alimentazione; nello specifico, tale risultato si può ottenere diminuendo le proteine di origine animale.

 

 

Proteine, Ormone della Crescita e Longevità

Il rilascio di ormone della crescita è regolato anche dalla quantità di proteine alimentari.

Come anticipato, incrementando l’introito di proteine animali si può assistere a un aumento dei livelli di ormone somatotropo.

Applicando la dieta mima digiuno sulle cavie normali si verificherebbe una riduzione dei livelli di GH e una maggior “purificazione” della popolazione cellulare (intesa come produzione di cellule nuove ed eliminazione di quelle danneggiate).

 

 

Sistema della Dieta Mima Digiuno

 

Adottare periodicamente la dieta mima digiuno aiuterebbe a “resettare il corpoannullando gli effetti negativi dell’ormone della crescita presente in eccesso.

Sembra che digiunando per brevi periodi, invece di soffrire, il corpo diventi più forte eliminando le principali fonti di malattia.

Il metodo è chiamato Dieta Mima Digiuno e consentirebbe di nutrirsi mantenendo gli stessi effetti del digiuno a solo acqua.

 

 

Presunti Effetti della Dieta Mima Digiuno

 

– Protezione e ringiovanimento delle cellule.

– Ringiovanimento delle cellule.

– Eliminazione e sostituzione delle cellule danneggiate.

 

Gli effetti riguarderebbero tutti i tessuti e i sistemi: immunitario, muscolare, epatico, nervoso ecc.

 

 

EFFETTI SULLA SCLEROSI MULTIPLA

Vengono interessate dalla dieta mima digiuno soprattutto le cellule cancerose; tuttavia si sono osservati effetti benefici anche sulla sclerosi multipla (eziologia autoimmune).

Infatti, in uno studio di Longo effettuato sui topi, ogni ciclo di dieta mima digiuno è stato in grado di distruggere una componente autoimmune nociva, sostituendola con una fisiologica.

Sul 50% dei topi si è osservata una forte diminuzione dei sintomi della sclerosi multipla e nel 20% una regressione completa di questi sintomi.

 

 

EFFETTI SULLE PATOLOGIE METABOLICHE E CARDIOVASCOLARI, SUL CANCRO E SULL’INVECCHIAMENTO

 

Su uno studio clinico (19 umani), la dieta mima digiuno ha provocato una sensibile diminuzione dei fattori di rischio:

– Cardiovascolari.

– Per diabete mellito tipo 2.

– Per l’invecchiamento.

– Per cancro.

 

 

 

Nei topi, la dieta mima digiuno è stata responsabile di:

– Aumento della vita in condizioni di salute pari al 11%.

– Diminuzione dei tumori quasi del 50% .

– Dimezzamento dei fattori dell’infiammazione.

– Miglioramento delle funzioni cognitive.

 

Regole

 

Sulla base dei risultati, il prof. Longo ha studiato un regime alimentare che può riproporre gli stessi benefici anche nel rispetto dei ritmi occidentali contemporanei.

Le regole della dieta mima digiuno sono:

 

1) Nella dieta ordinaria, consumare prevalentemente proteine di origine vegetale a discapito di quelle animali provenienti dalla carne e dai formaggi. Queste attiverebbero i geni promotori della crescita, dell’invecchiamento e talvolta della degenerazione (fino al cancro).

NB.Le proteine del pesce non sembrano essere altrettanto nocive, statisticamente il consumo del pesce non è frequentemente associato all’insorgenza di patologie croniche e tumori.

 

2) Verificare di essere idonei alla dieta mima digiuno: la dieta mima digiuno esercita una serie di effetti abbastanza radicali (riduzione ed espansione dei tessuti e degli organi, ad esempio il fegato e i muscoli).

Non tutti sono in grado di tollerarla e per certi individui può risultare pericolosa. E’ assolutamente sconsigliata ai diabetici insulinodipendenti, a qualunque malato privo di consenso del medico, ai malati di anoressia, a chi è in sottopeso, ai soggetti in accrescimento; la fascia d’età più idonea è tra i 20  e i 70 anni. Prima di iniziare bisogna valutare:

 

– Peso e indice di Massa Corporea.

– Pressione sanguigna.

– Temperatura corporea.

– Glicemia.

– Lipemia.

– Ematocrito.

– Sideremia ecc.

 

3) Periodicamente (da 30 giorni a 4 mesi, in base al soggetto), seguire 5 giorni di alimentazione programmata,  è possibile riprodurre la dieta a livello casalingo gestendo gli alimenti disponibili sul mercato.

 

Un italiano medio in normopeso che rispetta (più o meno) i criteri della dieta mediterranea può eseguire un ciclo di mima digiuno ogni 3-4 mesi (3-4 volte all’anno).

Un soggetto obeso e affetto da patologie metaboliche (iperglicemia, iperlipemie, ipertensione) potrebbe applicarsi nella dieta mima digiuno anche una volta al mese.

E’ sconsigliabile protrarre la dieta mima digiuno oltre il periodo indicato o a intervalli troppo ravvicinati; gli effetti potrebbero essere, sotto certi aspetti, diametralmente opposti (deperimento, danni agli organi interni, aggravamento dell’anoressia ecc).

 

 

Esempio

 

La dieta mima digiuno dura 5 giorni, nei quali l’introito energetico scende progressivamente dal giorno 1 (1.000kcal) al giorno 5.

Gli alimenti sono esclusivamente di origine vegetale e apportano principalmente carboidrati e pochi grassi di tipo insaturo.

 

Citando la fonte ufficiale del sistema:

“Lo schema calorico prevede che il primo giorno si assumano circa 1000 kcal divise tra 34% di carboidrati, 56% di grassi e 10% di proteine.

Nei 4 giorni successivi si scende a 750 kcal, divise tra 47% di carboidrati, 44% di grassi e 9% di proteine.

Un esempio super semplificato del regime da mantenere nei 4 giorni a 750 kcal potrebbe essere: 400 g di zucchine, 300 g di cappuccio rosso, 300 g di carota, 250 g di cipolla, 20g di olio extra vergine d’oliva e 20 g di noci.”

 

 

Dieta Mima Digiuno e Chemioterapia

 

Pare che la dieta mima digiuno eserciti un effetto benefico anche durante la chemioterapia.

Il dott Longo ha rilevato che nei topi applicando la mima digiuno è possibile ridurre la progressione del tumore fino ad arrestarla.

Questi effetti, ottenuti mediante il digiuno o la dieta mima digiuno, sono stati osservati nel cancro della mammella, nel melanoma e nel neuroblastoma.

Inoltre si è osservata una riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia; questo avverebbe per il “potenziamento” delle cellule normali contemporaneamente all’attacco dei farmaci verso quelle malate.

L’aspetto interessante è che il digiuno spingerebbe a rinforzare solo le cellule sane, non quelle malate che invece “disobbediscono” non tutelandosi ed entrando facilmente in apoptosi (“suicidio”).

Tali ipotesi non hanno ancora trovato conferme nell’uomo; l’unico studio pubblicato si limita a constatare la sicurezza di un digiuno “a sola acqua” prima (24h) e dopo (48h) chemioterapia infusionale a base di cisplatino, con timide evidenze circa una possibile riduzione degli effetti collaterali; nello studio in questione manca tuttavia il confronto con un gruppo di pazienti a “dieta normale”, il che limita fortemente l’effettiva portata di questo presunto beneficio.

 

 

Dieta Mima Digiuno e Peso Corporeo

Gli studi del dott Longo non si limitano all’impatto metabolico della dieta mima digiuno, ma approfondiscono anche gli effetti sul peso.

Sempre sulle cavie, somministrando la stessa energia per 30 giorni a due gruppi di topi, ha differenziato due gruppi nel seguente modo:

 

– Gruppo 1: calorie identiche per 30 giorni.

– Gruppo 2: calorie identiche ma superiori del gruppo precedente per 25 giorni, dopo i quali hanno seguito 5 giorni di dieta mima digiuno.

 

Gli effetti del gruppo sperimentale sono stati:

– Riduzione del grasso viscerale.

– Preservazione della massa muscolare.

– Riduzione degli errori nei test cognitivi.

 

 

Benefici

 

I potenziali benefici della dieta mima digiuno (osservati sui topi e tuttora in corso di verifiche sull’uomo) sono:

– Riduzione del 50% per il rischio di tumori.

– Posticipazione dell’età potenzialmente a rischio di malattia e aumento del periodo di salute.

– Aumento percentuale dei tumori benigni rispetto a quelli maligni.

 

Inoltre, le persone che hanno già provato la dieta mima digiuno hanno riscontrato:

 

1) Riduzione ponderale fino a 2kg, buona parte dei quali imputabili al contenuto del tessuto adiposo viscerale*.

2) Aumento dei corpi chetonici: indice di utilizzo metabolico dei grassi*.

3) Riduzione del marcatore flogistico ematico CPR (proteina C reattiva).

4) Riduzione pari al 50% del IGF-1 (fattore di crescita insulino simile 1 stimolato dal GH)*.

 

In seguito al ripristino della dieta consuetudinaria i valori tendono a normalizzarsi. Tuttavia, dopo almeno 3 cicli di dieta mima digiuno i parametri risultano mediamente più bassi (anche se non paragonabili a quelli osservati al termine dei cicli).

 

*ATTENZIONE! Gli effetti citati ai punti 1, 2 e 4 sono da contestualizzare nella dieta mima digiuno e non devono essere interpretati come inequivocabilmente positivi o ricercati con sistemi nutrizionali alternativi.

 

 

Aspetti Negativi e Criticità

 

Assenza di Sostegno Scientifico

 

Le principali criticità sulla Dieta Mima Digiuno riguardano l’esiguo numero di studi scientifici a sostegno dei benefici millantati.

Molti articoli e trasmissioni televisive danno per assodati i vantaggi salutistici di questo schema alimentare nell’uomo, quando in realtà mancano sufficienti conferme scientifiche.

Longo ha inizialmente studiato gli effetti della dieta mima digiuno sui lieviti (S. cerevisiae), ottenendo in seguito conferme sulle cavie di laboratorio. Tuttavia, attualmente (Ottobre 2016), risulta un solo studio clinico pubblicato (su umani), con soli 38 soggetti arruolati (di cui 19 controllati con dieta normale e 19 sottoposti a 3 cicli di dieta mima digiuno). Analizzando lo studio in questione emergono potenziali lacune nella scelta del campione, che – seppur ben rappresentato per età e sesso – sembra piuttosto vago per quanto riguarda il peso dei soggetti arruolati e i relativi fattori di rischio cardiovascolare. Non si tratta di sottigliezze, ma di aspetti molto importanti per capire su che tipo di popolazione sarebbero validi i benefici sopra menzionati (ad es. se interessano soltanto i soggetti in sovrappeso o anche soggetti normopeso).

Una lacuna ancor più grave è l’assenza di un gruppo di controllo sottoposto a dieta identica per apporto calorico ma “normale” per composizione (ad esempio mediterranea oppure ricchissima di proteine animali, dato che queste ultime vengono così demonizzate dalla dieta mima digiuno). Se questa comparazione fosse stata fatta, probabilmente si sarebbero ottenuti risultati analoghi nei due gruppi; infatti, la logica e l’esperienza suggerisono che la restrizione calorica in sé (e il conseguente dimagrimento) sia ben più importante rispetto alla composizione dietetica. Non mancano, a tal proposito, studi scientifici che indicano come diete ad alto contenuto proteico, ma povere di calorie, si associano a un miglioramento del rischio cardiovascolare e della longevità. Ad esempio, uno studio sui Fulani – etnia nomade dell’Africa occidentale – che segue una dieta povera di calorie ma ricca di proteine animali e grassi saturi e uno stile di vita attivo – ha messo in luce un profilo lipidico indicativo di un basso rischio di malattie cardiovascolari. Lo stesso Longo in uno studio del 2014 evidenzia come una dieta ad alto contenuto proteico – pur risultando deleteria per i soggetti di età compresa tra i 50-64 anni, si assocerebbe invece a una riduzione dell’incidenza di cancro e della mortalità complessiva per soggetti di età superiore ai 65 anni.

 

 

Potenziali aspetti negativi

 

Gli aspetti negativi della dieta mima digiuno sono certamente legati all’applicabilità.

Fame, crampi allo stomaco, debolezza, astenia, irritabilità, disidratazione (se non si presta la dovuta attenzione alle bevande) e malessere generale possono accompagnare tutto il periodo terapeutico.

Statisticamente sembra che la maggior parte dei praticanti lamenti una riduzione degli effetti collaterali al terzo giorno, soprattutto per quel che riguarda le prestazioni mentali (effetto dei corpi chetonici soppressori sulla fame); ciò nonostante, la fitness muscolare e le capacità motorie ne risentono pesantemente.

Come anticipato, alcuni effetti “benefici” possono rivelarsi un’arma a doppio taglio:

 

– Anzitutto, il calo ponderale è parzialmente dovuto alla disidratazione e allo svuotamento delle riserve di glicogeno muscolare ed epatico. Ciò significa che pur essendo tendenzialmente benefica, la dieta mima digiuno si rivela anche debilitante. NON dev’essere applicata in caso di attività sportiva intensa.

– In secondo luogo, l’aumento dei corpi chetonici è imputabile ad una condizione di ipoglicemia e ossidazione lipidica. Potenzialmente tossici, questi composti sono il frutto di un metabolismo cellulare compromesso/incompleto (per la carenza di glucosio). Il cervello funziona solo “a zuccheri” (NON è in grado di ossidare i grassi), ma può utilizzare i corpi chetonici, anche se in quantità limitate. L’eccesso di corpi chetonici crea disidratazione, affaticamento renale ed epatico, inibizione degli stimoli fisiologici e scarsa efficienza mentale (ulteriormente peggiorata dall’ipoglicemia).

– Il GH (di conseguenza IGF-1) partecipa alla crescita e al ricambio di tutti i tessuti nell’organismo. I suoi effetti sono del tutto fisiologici e non vanno considerati negativi; basti pensare che il picco di GH avviene nel periodo dello sviluppo fisico in giovane età, quando le malattie croniche e i tumori risultano statisticamente più rari.

Inoltre, la somatotropina viene continuamente (anche se “illegalmente”) utilizzata come molecola anti-aging; gli effetti positivi sul ringiovanimento dei tessuti sono evidenti, anche se possono creare effetti collaterali.

Rimane il fatto che l’eccesso di alimenti di origine animale sembra ormai abbastanza chiaramente correlato all‘incremento di alcune patologie metaboliche e tumorali; tale correlazione è particolarmente valida per i prodotti carnei conservati, ovvero quelli salati, essiccati, fermentati, affumicati e/o trattati con conservanti per migliorarne il sapore o la conservazione (vedi approfondimento sulla carne rossa).

La correlazione tra questi cibi, l’ormone somatotropo e l’IGF-1, e le malattie di cui si è parlato nell’articolo non sembra tuttavia ancora del tutto chiara.

 

 

Diete a Bassissime Calorie – Very Low Calories Diet

 

Introduzione

 

Nel vastissimo mondo della nutrizione e della dietetica clinica, negli ultimi periodi hanno assunto una certa rilevanza le cosiddette VLCD, ossia Very Low Calories Diet (in italiano: diete a bassissime calorie o diete fortemente ipocaloriche).

Estrapolate dal loro contesto clinico – per lo più dedicato al controllo e alla gestione dell’obesità patologica, anche in preparazione a interventi di chirurgia bariatrica – le VLCD hanno riscosso particolare successo anche nel controllo del semplice sovrappeso o dell’obesità non morbosa.

Molto utilizzate da alcuni celebri personaggi dello spettacolo, le Very Low Calories Diet si sono inserite di diritto nello scenario dietetico attuale come possibile alternativa nutrizionale nelle mani del professionista.

 

 

Basi di partenza

 

Le VLCD sono diete a bassissimo potere calorico (classicamente non dovrebbero superare le 800 Kcalorie giornaliere), impiegate comunemente nel trattamento dell’obesità patologica.

Si tratta di diete sensibilmente al di sotto del fabbisogno calorico medio giornaliero di un adulto (stimato grossolanamente nelle 2000 Kcal), pertanto potenzialmente induttrici di uno stato di malnutrizione.

Per questo motivo, al fine di evitare deficit nutrizionali, soprattutto nella sfera dei micronutrienti, nella maggior parte dei casi in queste diete è necessario sostituire i pasti con integratori in grado di rispettare le strette indicazioni caloriche, fornendo al contempo tutti i micronutrienti necessari a preservare un certo stato di benessere.

Anche in questo caso il presupposto di partenza è rappresentato da una forte limitazione calorica e glucidica, che spinge l’organismo umano verso l’utilizzo delle riserve lipidiche come principale fonte energetica.

In queste circostanze, l’aumentata ossidazione dei lipidi ad acido acetico, in condizioni complessive di carenza di ossalacetato, determina la formazione di corpi chetonici (prezioso nutrimento per il cervello in assenza di glucosio) individuando una situazione para-fisiologica nota come chetosi.

Proprio per questi accentuati risvolti metabolici, le VLCD non dovrebbero essere prolungate per oltre 12 settimane e dovrebbero necessariamente essere supervisionate da personale medico.

 

 

Indicazioni

 

Le diete fortemente ipocaloriche trovano indicazione:

 

– Nel trattamento dell’obesità patologica;

– Nella preparazione a particolari interventi chirurgici in contestuale condizione di obesità (es. Bendaggio gastrico regolabile o Pallone intragastrico)

– Nel calo di peso rapido legato a specifiche esigenze mediche;

– Nel trattamento dell’obesità, anche non patologica, resistente ad altri interventi dietetici.

 

In letteratura esistono evidenze che descriverebbero l’efficacia di questo tipo di diete, sempre sotto lo stretto controllo medico, nel trattamento di alcune manifestazioni psichiatriche anche dell’età infantile.

Chiaramente non esistono ancora indicazioni precise in merito, vista la natura del tutto sperimentale dei suddetti studi.

 

 

Potenziali benefici

Diversi studi sembrerebbero concordare sui benefici metabolici di diete fortemente ipocaloriche bilanciate e limitate nel tempo.

Trai i miglioramenti osservati vi sarebbero:

 

– Un miglioramento del profilo glicemico in pazienti diabetici ed obesi, con una riduzione dell’insulino-resistenza;

– Un miglioramento del profilo lipidemico, in particolare delle concentrazioni ematiche di colesterolo e trigliceridi;

– Un miglioramento della mobilità articolare in presenza di obesità;

– Una riduzione di alcuni marcatori infiammatori;

– Una rapida perdita di peso, stimata tra 1 e 2,5 kg a settimana.

 

 

Possibili rischi

 

La forte restrizione calorica, gli effetti metabolici della dieta e l’induzione del processo chetogenico, potrebbero esporre il paziente a possibili effetti collaterali, quali letargia, aumento della sensazione di appetito, stato di confusione, nausea, costipazione o diarrea e mal di testa.

L’uso prolungato, inoltre, potrebbe determinare un aumentato rischio di deficit nutrizionali, soprattutto nei micronutrienti, con alterazioni della normale funzionalità di organi e apparati.

Interessanti studi, inoltre, dimostrerebbero come, nonostante le VLCD risultino più efficaci nella perdita di peso a breve termine, nel lungo periodo apporterebbero invece ulteriori guadagni rispetto a diete ipocaloriche bilanciate.

 

 

Controindicazioni e precauzioni

Data la natura delle diete a bassissime calorie, questi regimi dietetici sono assolutamente controindicati durante la gravidanza e l’allattamento, nei bambini e negli adolescenti in crescita, nei soggetti già malnutriti e in presenza di particolari condizioni cliniche.

Proprio per l’invasività di questi protocolli dietetici sarebbe quantomai opportuno richiedere l’attenta supervisione medica durante tutte le fasi di questa dieta.

 

 

DIMAGRIRE VELOCEMENTE

 

Premessa sul dimagrimento veloce

 

UNA QUESTIONE DI PROFESSIONALITÀ

 

Come dimagrire velocemente”Nei diversi siti che hanno pubblicato le proprie (o altrui) strategie “veloci” per dimagrire, si legge frequentemente l’avvertenza: “dimagrire velocemente può essere nocivo per la salute“. Ciò è corretto. Perché, dunque, mettere a disposizione uno strumento insalubre pur essendo a conoscenza dei rischi ad esso correlati? La risposta è sintetizzabile in tre semplici parole: ipocrisia, ignoranza ed immoralità.

Ai colleghi che divulgano e consigliano certe strategie dimagranti pur conoscendone i risvolti, rammento che è possibile scrivere un buon articolo rimanendo deontologicamente corretti e soprattutto professionali; a chi invece le condivide ignorando tali aspetti suggerisco di “affrettarsi” nell’intraprendere gli studi accademici necessari per operare nel campo della dietetica e della dietoterapia.

Per com’è inteso dalla maggior parte dei lettori, in linea CONCRETA, dimagrire velocemente è SBAGLIATO; tuttavia, utilizzando un metro di paragone professionale, è possibile offrire un mezzo dietetico salutistico ed idoneo al perseguimento del calo ponderale rapido. A tale scopo, dando per scontato il buono stato di salute e l’assenza di patologie, propongo un range di dimagrimento compreso tra 1 e 3-4 kg mensili (che corrispondono a 250 e 750-1000g settimanali), dove ad 1kg equivale un dimagrimento molto lento e a 4kg corrisponde un dimagrimento parecchio veloce”.

 

Per chiudere questa brevissima introduzione, sottolineo che quanto verrà descritto in seguito NON può e NON deve sostituirsi al consulto di un professionista (dietologo – dietista – nutrizionista specializzato). Verranno citati i rischi ed i vantaggi (se ci sono) del dimagrire velocemente, nonché il mio personalissimo metodo di gestione alimentare finalizzato alla riduzione delle calore giornaliere, all’ottimizzazione del metabolismo nutrizionale e al calo ponderale in eccesso, il tutto nel pieno rispetto delle linee guida per una sana e corretta alimentazione.

 

 

Dimagrire velocemente: NO agli eccessi, Si alla consapevolezza

 

E’ probabile che la maggior parte dei lettori sia già (o sia convinta di esserlo) a conoscenza degli aspetti negativi correlati al dimagrire velocemente. Non è quindi mia intenzione annoiare gli utenti elencando e descrivendo i processi fisiologici coinvolti ma, per correttezza, li riassumerò brevemente.

ATTENZIONE! Sottolineo ancora una volta che quanto scrivo si riferisce esclusivamente a persone sane, fisiologicamente normali e prive di patologie. Se per certi soggetti dimagrire velocemente, anche nei limiti consigliati, rappresenta un fattore nocivo (ad es. nei casi di malattie renali ed epatiche, malattie delle ossa, malnutrizione, gravidanza, allattamento ecc.), per altri soggetti rappresenta un’inequivocabile via di salvezza (grandi obesi con rischio cardio-vascolare molto elevato e provocato da: ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, diabete mellito tipo 2, difetti cardiaci o circolatori, difetti della ventilazione polmonare ecc.).

Ovviamente, la valutazione della pertinenza o dell’inadeguatezza del dimagrimento veloce (o estremo) spetta ESCLUSIVAMENTE al medico curante.

Per essere concisi, dimagrire velocemente (oltre i 4 chilogrammi al mese) è SBAGLIATO per i seguenti motivi:

 

1) Sottopone la mente del soggetto ad uno stress tale da aumentare significativamente il rischio di recidiva; non a caso la maggior parte delle persone che dimagriscono velocemente riacquisisce almeno il tessuto adiposo di partenza

2) Sottopone l’organismo del soggetto ad uno stress tale da compromettere: tono muscolare, glicemia, pressione arteriosa sanguigna, prestanza atletica ed efficienza cerebrale.

3) A volte, include certi effetti collaterali quali: chetosi (intossicazione) ed aumento significativo del carico epato-renale

4) NON CONSENTE DI RAGGIUNGERE appieno le razioni raccomandate per vitamine, sali minerali ecc.

5) In alcuni casi (tipo certe varianti del digiuno controllato/intermitente), altera l’equilibrio ormonale (riduzione della secrezione tiroidea ed aumento di quella surrenalica)

6) Talvolta crea una semplice “illusione di dimagrimento” per la perdita di grosse quantità di liquidi (poi ripristinate in seguito al recupero dell’alimentazione consuetudinaria)

7) NON fornisce alcun strumento utile di dimagrimento poiché, trattandosi di una strategia potenzialmente “fastidiosa”, non può essere utilizzata per lunghi periodi o brevi periodi ravvicinati

8) DISEDUCA chi la segue e contribuisce al consolidamento di falsi miti ecc.

 

Per contro, è innegabile che dimagrire velocemente possa (ma non sempre) favorire la buona riuscita della terapia nei soggetti con un eccesso adiposo modesto. Constatare un buon progresso del calo ponderale rappresenta un’ottima fonte di motivazione anche se, il più delle volte (nel dimagrimento TROPPO veloce), questa non è sufficiente ad equilibrare i sacrifici ed il disagio di una dieta restrittiva.

 

 

 

Come dimagrire velocemente nel rispetto della salute

 

Ribadiamo ancora una volta che l’obbiettivo di chi dimagrisce velocemente NON deve oltrepassare quello dei 4kg al mese (meglio 3!). Spesso, la pratica di alcune strategie alimentari “estreme” porta alla perdita ultra rapida di liquidi, il che, inutile dirlo, non corrisponde ad un vero e proprio dimagrimento, bensì ad una disidratazione. Per evitare ciò, è fondamentale anzitutto rispettare l’equilibrio nutrizionale ed in particolar modo la quota di carboidrati; ciò esclude a priori tutte le diete iperproteiche, chetogeniche e le low carb in generale. Parallelamente, una porzione insufficiente di lipidi comporta la riduzione inevitabile dell’introito di vitamine liposolubili ed acidi grassi essenziali complessivi. Per quel che concerne le proteine, rimando le molte considerazioni salutistiche agli articoli delle diete iperproteiche. Ovviamente, anche un regime alimentare TROPPO ricco di glucidi è controproducente, a causa dello stimolo massiccio che questi esercitano sul rilascio di insulina, l’ormone anabolico responsabile del deposito adiposo; anche la forma chimica di questi ultimi costituisce un elemento discriminante, poiché digeribilità, velocità d’assorbimento e metabolizzazione (in genere legati al processo di raffinazione degli alimenti) incidono sull’indice glicemico, quindi sullo stimolo dell’ormone su menzionato.

In linea generale, è possibile affermare che per dimagrire velocemente sia comunque necessario rispettare i seguenti parametri di ripartizione nutrizionale:

 

0,8-1,5g/kg (di peso fisiologico) di proteine (delle quali circa 1/3 o 1/2 di origine animale)

25-30% di lipidi (a prevalenza insatura, quindi prevalentemente di origine vegetale)

– Il resto in carboidrati (dei quali non più del 10-16% semplici poiché buona parte di questi ultimi è costituita da saccarosio)

 

L’applicazione di questi principi, legata alla ragionevolezza delle porzioni e alla giusta ripartizione dei pasti, assicura una solida base di partenza per dimagrire velocemente. Tra l’altro, ciò garantisce (quasi del tutto) anche l’apporto dei micronutrienti (sali minerali e vitamine). L’unico accorgimento supplementare di cui tener conto è quello di mantenere una quota di fibra alimentare che si attesti intorno ai 30g al giorno.

 

 

Scelte alimentari

 

La chiave per dimagrire velocemente mantenendosi in forma

 

Dando per scontato che per dimagrire sia necessario assumere non più del 70% delle calorie complessive dettate dal fabbisogno quotidiano individuale, opportunamente ripartite in 5 pasti giornalieri, è necessario evidenziare che anche l’attività fisica (intesa come movimenti della quotidianità e pratica motoria) svolge un ruolo fondamentale; essa contribuisce ad aumentare il dispendio energetico totale, a mantenere un buon metabolismo basale e a favorire la tonicità dei muscoli.

2 Risposte a “IL DIGIUNO”

  1. dispersal scrive:

    Just wanted to say keep up the excellent job!

  2. alinaboan scrive:

    Sono contento di aver trovato questo blog, sono le informazioni giuste che
    stavo cercando!

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