I blog di Alessioempoli

Data 9 aprile 2016

GINOCCHIO

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                                GINOCCHIO

 

 

ANATOMIA

 

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10-40 K

 

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12A- 196 K

 

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SEMEIOTICA

 

SEGNI DI ALTERAZIONE ARTICOLARE

Segni di sinovite e/o artrite sono:

 

 Tumefazione articolare

 

– da versamento intraarticolare o da flogosi dei tessuti molli periarticolari,

– talora si ha ispessimento della membrana sinoviale con o senza versamento  palpatoriamente apprezzabile

– all’esame fisico,la presenza di versamento articolare viene indicata attraverso il rilievo di una tumefazione visibile o palpabile della capsula articolare

– poichè il liquido sinoviale è contenuto in una cavità chiusa,la compressione di una parte di essa promuove uno spostamento di fluido verso un’altra parte che viene in tal modo ulteriormente distesa

– il versamento può rendersi manifesto anche con manovre particolari,quale ad esempio il ballottamento

 

Dolorabilità

 

– la dolorabilità articolare alla palpazione costituisce in parte una reazione soggettiva del paziente ed è quindi proporzionata al suo stato emotivo.

– l’appropriato rilievo della dolorabilità palpatoria,richiede un adeguato rilassamento muscolare. L’esistenza di una contrattura spastica,infatti,può rendere impossibile la valutazione di tale sintomo

 

Limitazione della motilità articolare

 

può essere transitoria o permanante,le cause possono essere:

 

spasmo muscolare prodotto dal dolore o dalla paura

miogelosi  (doloroso irrigidimento del muscolo) fibrositica periarticolare

sinovite e versamento intrarticolare

– “blocco” secondario a corpi liberi articolari (frattura del menisco)

proliferazione fibrosa con aderenze intra- o periarticolari,tenosinoviti,contratture dei muscoli,della fascia,dei tendini

 

Cause di ostacolata motilità permanente,sono:

 

anchilosi fibrosa od ossea

distruzione delle superfici articolari

sublussazioni

– ispessimenti capsulari

contratture tendinee e fasciali

 

Alterazioni cutanee del colorito e della temperatura

 

– la presenza di cute arrossata e calda sovrastante l’articolazione,può essere valutata per confronto con l’articolazione opposta.

Non sempre la sinovite articolare si accompagna con ipertermia e rossore cutaneo.

 

Altri segni importanti sono

 

crepitio articolare

sensazione palpabile o udibile di fruscio secco e scricchiolio prodotto dal moto.

Tale sintomo viene rilevato in presenza di superfici articolari o extraarticolari ruvide che scorrono l’una sull’altra o che siano compresse manualmente nel corso dell’esame.

Il crepitio non si accompagna obbligatoriamente a senso di disagio o dolore.

Il crepitio proviente dall’interno dell’articolazione dovrebbe essere differenziato da quello dovuto allo scivolamento dei legamenti o dei tendini sulle superfici ossee durante il moto.

 

deformità articolare

può essere dovuta ad anchilosi ossea in posizione abnorme,a lussazione,ad aumento di volume dell’osso,a contratture che modificano i normali rapporti tra i capi articolari.

Talune deformità sono tipiche,nell’artrite reumatoide (mani)

 

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PATOLOGIA

 

 

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26-81 K

 

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28-126 K

 

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INFILTRAZIONI

 

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LA RIPARAZIONE DELLE LESIONI DELLA CARTILAGINE

 

– le lesioni della cartilagine non guariscono bene autonomamente

– far guarire un danno alla cartilagine può ritardare o prevenire l’insorgenza dell’artrosi

– le tecniche chirurgiche per riparare la cartilagine sono ancora in evoluzione

– quando la cartilagine è danneggiata la superficie articolare non è più liscia e quindi il movimento provoca dolore

– la cartilagine ialina non contiene calcio e non può essere vista su una semolice radiografia e spesso anche la Risonanza Magnetica non riesce a far comprendere bene l’entità del danno

– la maggior parte dei candidati per la cura della cartilagine articolare sono i pazienti giovani ed hanno una singola lesione

– i pazienti con molte lesioni nella stessa articolazione,hanno meno probabilità di trarre beneficio

– nei pazienti anziani non esiste indicazione a questo tipo di trattamento

– con la stessa tecnica possono anche essere trattate lesione a: caviglia,spalla,anca,gomito.

– l’intervento viene eseguito per via artroscopica

– In generale,il recupero da una procedura artroscopica è più veloce e meno doloroso di quello dopo la chirurgia tradizionalea cielo aperto,ma i tempi sono piuttosto lunghi

 

 

Le procedure più conosciute per il ripristino della cartilagine sono:

 

– Microfratture

– Perforazioni

– Abrasione

– Trapianto di condrociti autologhi

– Trapianto Osteocondrale autologo

– Trapianto Osteocondrale con Allograft

 

 

1) Microfratture

 

L’obiettivo delle microfratture è di stimolare la crescita di nuova cartilagine articolare creando un nuovo afflusso di sangue. Uno strumento appuntito e tagliente chiamato punteruolo o condropick viene utilizzato per praticare più fori nell’osso della superficie articolare scoperta di cartilagine. I fori dunque sono realizzati nell’osso sotto la cartilagine, chiamato osso subcondrale.

 

Questa azione crea una risposta di guarigione. Il nuovo afflusso di sangue può raggiungere la superficie articolare, portando con sé nuove cellule che formeranno la nuova cartilagine. Lo svantaggio è che il tessuto che si forma non è cartilagine ialina, cioè vera cartilagine, ma una

fibro-cartilagine che in genere non dura moltissimo nel tempo. Il vantaggio è che è una tecnica chirurgica molto semplice, veloce che può essere eseguita in artroscopia. I migliori candidati sono pazienti giovani con lesioni singole di piccole dimensioni e con l’osso subcondrale in buona salute.

 

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2) Perforazioni

Le perforazioini, come le microfratture, hanno lo scopo di stimolare la produzione di cartilagine. Alcuni fori multipli vengono praticati nella zona lesionata dell’osso subcondrale con un trapano chirurgico o un filo metallico appuntito. L’osso subcondrale viene così penetrato per creare una risposta di guarigione. Anche per le perforazioni vale quanto detto per le mcrofratture e cioè che non danno origine a cartilagine ialina ma a fibrocartilagine. Anche le perforazioni possono essere eseguite in artroscopia e sono una tecnica molto semplice ma questa tecnica è meno precisa delle microfratture e il calore generato dalla punta da trapano che gira ad elevata velocità può non giovare alla riuscita della tecnica.

 

3) Abrasione

La tecnica dell’abrasione (detta anche shaving o pulizia cartilaginea) è simile alla perforazione. Invece di trapani o fili, vengono utilizzati frese ad alta velocità per rimuovere la cartilagine danneggiata e raggiungere l’osso subcondrale. Anche questa tecnica può essere fatta in artroscopia ed è rivolta a lesioni molto superficiali e di piccole dimensioni.

 

4) Trapianto di condrociti autologhi  (ACI)

 

La tecnica ACI è una procedura che viene eseguita in due fasi. In una prima fase vengono prelevate cellule sane di cartilagine dal paziente che poi vengono coltivate in laboratorio e fatte crescere di numero per poi impiantarle in una seconda fase nel difetto della cartilagine. Nella prima fase, il tessuto cartilagineo sano viene prelevato da una zona di non carico dell’articolazione del paziente stesso. Questo passo viene eseguito come procedura artroscopica. Questo pezzettino di tessuto che contiene cellule cartilaginee sane, dette condrociti, viene poi inviato al laboratorio. Ne vengono prelevate le cellule che sono messe in coltura e aumentano di numero per un periodo da 3 a 5 settimane. Dopo questo passaggio viene eseguita una seconda procedura chirurgica a cielo aperto, cioè mediante artrotomia, per impiantare le cellule di nuova produzione. Viene preparato il difetto della cartilagine mediante curettage e viene prelevato uno strato di tessuto dalla gamba stessa del paziente, chiamato periostio che poi sarà cucito sopra la zona lesionata. Questo “coperchio” viene sigillato con colla di fibrina. Le cellule di nuova produzione vengono poi iniettate con una speciale siringa nel difetto sotto la copertura periostale.

 

La tecnica ACI è indicata per i pazienti più giovani che hanno singoli difetti più grandi di 2 cm di diametro. ACI ha il vantaggio di utilizzare cellule proprie del paziente, di creare una cartilagine ialina quindi una cartilagine normale e duratura ma ha lo svantaggio di richiedere due interventi chirurgici, un’incisione aperta e che necessita di diverse settimane per essere completato, i tempi di guarigione sono lunghi e in alcuni casi può dare problemi di rigidità del ginocchio dovuti alla crescita sproporzionata del tessuto periostale utilizzato come “coperchio”.

 

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5) Trapianto Osteocondrale autologo

 

Nella tecnica di trapianto osteocondrale autologo, la cartilagine viene semplicemente trasferita da una parte all’altra della stessa articolazione. Il pezzo di tessuto cartilagineo sano (innesto) viene prelevato da una zona di osso fuori dal carico. L’innesto composto di osso e cartilagine viene prelevato a forma di cilindro (carotatura). In seguito durante la stessa procedura chirurgica viene pressato ad incastro nella zona del difetto opprtunamente preparata. Ciò lascia una superficie liscia di cartilagine nell’articolazione. Con questa tecnica può essere prelevato un singolo cilindro di cartilagine o più cilindri se il difetto è più grosso o di forma anomala, questa ultima procedura è chiamata mosaicoplastica.

Il trapianto osteocondrale autologo ha lo svantaggio che non può essere utilizzato per difetti della cartilagine di grosse dimensioni. Questo perché il tessuto sano dell’innesto può essere prelevato solo da un’area limitata della stessa articolazione altrimenti il danno che viene creato per prelevare il tessuto diventerebbe inaccettabile. Ha invece il vantaggio che può essere fatto in artroscopia ma soprattutto che viene innestato un tessuto vitale già finito, cioè composto di osso e cartilagine ialina propri del paziente.

 

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6) Trapianto osteocondrale con Allograft

 

Se il difetto di cartilagine è troppo grande per un autotrapianto, allora può essere preso in considerazione un allotrapianto. Un allotrapianto è un innesto di tessuto prelevato da un donatore di organi. Come un autotrapianto, è un blocco di cartilagine e di osso. In laboratorio viene sterilizzato e preparato e viene sottoposto a tutti i test per escludere eventuali trasmissioni di malattie. Un allotrapianto è tipicamente più grande di un autotrapianto. Può essere modellato per adattarsi al profilo esatto del difetto e quindi innestato a pressione per riempire perfettamente il difetto.

 

Gli allotrapianti in genere sono eseguiti attraverso un’incisione aperta, non in artroscopia. Ha gli stessi vantaggi del trapianto osteocondrale autologo senza avere lo svantaggio del danno causato al sito donatore. Gli svantaggi sono che è una procedura open, e che l’allograft è un pezzo non vitale come quello del paziente stesso quindi il pezzo deve essere “fresco”, cioè non devono passare troppi giorni dalla morte del donatore all’innesto nel paziente, la disponibiltà diventa limitata e i costi per il Sistema Sanitario sono molto alti.

 

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7) Gli scaffold sintetici

 

Da qualche anno la ricerca ha prodotto tessuti sintetici trabecolati che mimano la struttura della matrice cartilaginea e dell’osso. Questi possono essere impiantati nel difetto cartilagineo con semplicità e in artroscopia dopo aver effettuato delle microfratture nell’osso scoperto che si vuole ricoprire.

La speranza è che dalle microfratture una piccola parte di cellule progenitrici vada ad abitare il trabecolato dello scaffold che poi col tempo diventi cartilagine sana. E’ una procedura interessante che però non ha ancora degli studi scientifici a lungo termine.

 

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8) Cellule staminali

 

La ricerca attuale si concentra su nuovi metodi per la crescita di tessuto cartilagineo sano. Questo è chiamato ingegneria tissutale. I fattori di crescita che stimolano nuovi tessuti possono essere isolati e utilizzati per indurre nuova formazione di cartilagine. L’utilizzo di cellule staminali mesenchimali è oggi oggetto di fervida ricerca. Le cellule staminali mesenchimali sono cellule umane ottenute da tessuto umano, come il midollo osseo. Quando le cellule staminali sono poste in un ambiente specifico, possono dare origine a cellule che sono simili al tessuto di quell’ambiente. La speranza è che le cellule staminali poste nei pressi di una superficie articolare danneggiata stimoleranno la crescita di cartilagine ialina. Le procedure di ingegneria dei tessuti sono ancora in fase sperimentale. La maggior parte dell’ingegneria dei tessuti è effettuata presso i centri di ricerca, nell’ambito delle sperimentazioni cliniche ma allo stato attuale dell’arte questa procedura è ancora in fase di studio e come tale non può essere proposta per i casi clinici.

 

– le cellule staminali hanno la capacità di auto-rinnovarsi

– hanno la capacità di moltiplicarsi per un lungo periodo di tempo

– possono differenziarsi in cellule specializzate (es. cardiache,fegato,adipe,osso,catilagine ecc.),questa capacità è detta “totipotente

 

– esistono due tipi di cellule staminali

 

  1. a) adulte,sono utilizzate nella ricerca per le malattie ortopediche, si ottengono dal tessuto umano vivente. La fonte più comune è il midollo osseo che contiene :

 

cellule ematopoietiche (del sangue) e

cellule staminali mesenchimali,queste possono formare:

osso trabecolare

tendini

cartilagine articolare

legamenti

 

  1. b) embrionali, ottenute in laboratorio,vengono prelevate da embrioni umani che sono stati fecondati in laboratorio o in vitro. Vengono cresciute in coltura. Sono cellule totipotenti e possono svilupparsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo.

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Le cellule staminali possono anche generare TUMORI

 

 

Come si ottengono le cellule staminali adulte

 

Le cellule staminali adulte generalmente sono ottenute dalla parte esterna del bacino, la cresta iliaca. Un ago viene inserito nell’osso iliaco e il midollo osseo che è al suo interno viene prelevato o aspirato attraverso l’ago .

 

In questo modo possono essere ottenuti diversi campioni dalla stessa sede. Le cellule staminali possono quindi essere separate dalle altre cellule del midollo osseo e coltivate o cresciute in laboratorio. Questo può richiedere circa 7-21 giorni. Quando le cellule staminali sono poste in un ambiente tessuto-specifico, come le ossa, esse si attivano. Appena si dividono, creano nuove cellule staminali di seconda generazione, cellule progenitrici. Sono le cellule progenitrici che possono differenziarsi in nuove cellule con lo stesso fenotipo del tessuto ospite.

 

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Utilizzo

 

Le cellule staminali possono essere utlizzate per riparare:

 

– Fratture ossee e pseudoartrosi

– cartilagine articolare

– legamenti e tendini (es. rottura del tendine del quadricipite o del tendine d’Achille)

 

Conclusione

 

A tutt’oggi la terapia con cellule staminali è ancora in fase di sperimentazione. Queste cellule possono essere già utilizzate, come detto in precedenza, in un ristrettissimo numero di patologie. Il futuro è molto promettente ma bisogna attendere ragionevolmente che seri studi clinici controllati su umani ne promuovano l’impiego.

 

 

ARTROSI DEL GINOCCHIO

 

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Può essere curata tramite:

 

– protesi monocompartimentali

– mini-impianti protesici

 

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Protesi totale di ginocchio

 

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Possibili complicanze della chirurgia

 

Il tasso di complicanze a seguito di Protesi totale del ginocchio è basso. Complicazioni gravi, quali l’infezione del ginocchio, si verificano in meno del 2 % dei pazienti. Le principali complicazioni mediche, come infarto o ictus si verificano anche meno frequentemente. Le malattie croniche possono aumentare il rischio di complicanze. Anche se è raro, quando però si verificano, queste complicazioni possono prolungare o limitare il pieno recupero.

 

Infezione. L’infezione può verificarsi nella ferita profonda o attorno alla protesi. Può accadere, durante l’ospedalizzazione oppure dopo, quando si va a casa. Può anche verificarsi dopo anni dall’intervento chirurgico. Infezioni localizzate nella zona della ferita sono generalmente trattate con antibiotici. Infezioni gravi o profonde possono richiedere altri interventi chirurgici fino alla rimozione della protesi. Qualsiasi infezione nel vostro corpo anche distante dal ginocchio, può diffondersi e arrivare sulla vostra protesi.

 

Coaguli di sangue (trombi). Coaguli di sangue nelle vene delle gambe sono la più comune complicanza della chirurgia di Protesi del ginocchio. Questi grumi possono essere pericolosi per la vita se si rompono, si staccano e iniziano a viaggiare verso i polmoni dando origine ad un’embolia polmonare. Il chirurgo ortopedico delineerà un programma di prevenzione, che può includere l’elevazione periodica delle gambe, esercizi per le gambe precoci per aumentare la circolazione, le calze elastiche, e farmaci per diluire il sangue.

 

Problemi dell’impianto. Anche se i disegni degli impianti e dei materiali, nonché le tecniche chirurgiche, continuano ad avanzare, le superfici impiantate possono logorare e le componenti della vostra protesi possono allentarsi e mobilizzarsi. Inoltre, anche se in media la flessione di 115 ° del vostro ginocchio è generalmente prevista dopo l’intervento chirurgico, occasionalmente possono svilupparsi aderenze cicatriziali del ginocchio, che limiteranno il movimento, soprattutto in quei pazienti che avevano un movimento molto limitato già prima dell’intervento chirurgico.

 

Dolore continuo. Un piccolo numero di pazienti continuano ad avere dolore dopo una protesi di ginocchio e in alcuni casi il motivo è difficile da individuare. Questa complicanza è rara e tuttavia la stragrande maggioranza dei pazienti riferiscono un’esperienza eccellente soprattutto di sollievo dal dolore a seguito di intervento di Protesi del ginocchio.

 

Lesioni neurovascolari. Lesioni ai nervi o ai vasi sanguigni intorno al ginocchio sono una complicanza molto rara ma che può verificarsi durante l’intervento chirurgico.

 

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Protesi monocompartimentale

 

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INFILTARAZIONI CON FATTORI DI CRESCITA  (PRP)

 

– Il PRP è il Plasma Ricco di Piastrine (Platelet-Rich Plasma) anche definito

gel autologo di piastrine (Autologous Platelet Gel) ,

plasma ricco di fattori di crescita (PRGF) o

concentrato di piastrine (PC)

 

è essenzialmente un aumento della concentrazione di piastrine autologhe sospese in una piccola quantità di plasma dopo la centrifugazione del sangue del paziente stesso.

 

Fattore di crescita (growth factor) – GF o ormone della crescita

si riferisce a proteine capaci di stimolare la proliferazione e la differenziazione cellulare

 

– le piastrine giocano un ruolo fondamentale nel mediare la guarigione del tessuto danneggiato,grazie alla capacità di liberare fattori di crescita tra i quali:

 

PDGF

TGF β,

VEGF

IGF-1

FGF

EGF

 

–  I granuli contenuti nelle piastrine sono anche una fonte di “citochine“, “chemochine” e molte altre proteine variamente coinvolte nello:

 

 stimolare proliferazione e maturazione cellulare

nel modulare l’infiammazione

e attivare altre cellule regolando l’omeostasi tissutale

ed i processi rigenerativi.

 

 

Metodica di preparazione

 

La preparazione del PRP consiste nel prelievo di sangue venoso autologo (cioè del paziente stesso) che viene successivamente sottoposto a duplice centrifugazione e concentrato.

Si ha una separazione in 3 strati:

 

1) Plasma povero di piastrine ( platelet poor plasma PPP)

2) plasma ricco di piastrine (platelet rich plasma ( PRP)

3) Globuli rossi (red blood cells)

 

– l’intero processo dura circa 12 minuti e produce una concentrazione piastrinica da 3 a 5 volte quella del plasma nativo.

 

– la metodica di preparazione consente di ottenere dalle 4 alle 10 provette di concentrato piastrinico (5 cc ciascuna)

– al termine della procedura si eseguono opportuni controlli di qualità ed esami microbiologici

– le provette vengono infine conservate in idonee celle frigorifere a -30°C.

 

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Validità clinica

 

– l’uso e la validazione clinica di PRP è ancora nelle fasi iniziali

non sono ancora stati confermati studi clinici controllati su larga scala

 

– In letteratura esistono numerosi lavori scientifici che dimostrano come il trattamento di determinate patologie con infilitrazioni di fattori di crescita, parliamo ad esempio della patologia dei tendini della cuffia dei rotatori della spalla  o le infiltrazioni dei tendini come il tendine d’Achille  o infiltrazioni per l’epicondilite  etc, sia assolutamente sovrapponibile al non trattamento con PRP oppure alle terapie tradizionali o addirittura al placebo , quindi praticamente inutile.

 

– Alcune ombre poi sono state gettate sulla capacità di questo trattamento nel promuovere la possibile crescita di cellule neoplastiche

 

– in teoria il PRP ha molti potenziali effetti benefici

– è relativamente poco costoso

– è facilmente disponibile

– è tecnicamente molto semplice da realizzare

 

– Molti non hanno alcun controllo oppure hanno un campione di dimensioni limitate. In generale, gli studi scientifici che concludono per un effetto benefico non sono supportati da un valido disegno dello studio stesso. Pertanto l’utilizzo di questa terapia al momento non può essere supportata, quindi sono urgentemente necessari seri studi clinici prospettici .

 

 

In definitiva

 

Le infiltrazioni mediante utilizzo di fattori di crescita (PRP) sono una terapia promettente che necessita ancora di miglioramenti nella tecnica e nella comprensione e che al momento non sembra dare migliori risultati rispetto alle terapie tradizionali.

Poiché questa terapia ad oggi viene consigliata in alternativa a terapie valide già comprovate (infiltrazioni di Acido Ialuronico, inflitrazioni con Corticosteroidi, Fisioterapie) o come coadiuvante a terapie chirurgiche che di per sé (se eseguite con tecniche ed indicazioni corrette) comunque porterebbero alla guarigione , a nostro avviso bisogna aspettare ancora che seri studi clinici randomizzati siano univoci sul promuoverla e quindi sul decretarne l’impiego.

 

 

INFILTRAZIONI DI ACIDO IALURONICO

 

– sono utilizzate nel trattamento conservativo dell’artrosi tramite iniezione intrarticolare di

sodio ialuronato.

 

– L’iniezione intra-articolare di acido ialuronico è nota anche come viscosupplementazione, in riferimento alle proprietà visco-elastiche di questa sostanza.

 

– L’acido ialuronico è un polisaccaride, formato dal ripetersi di un disaccaride costituito da

N-acetilglucosamina ed acido glicuronico, con elevato peso molecolare (4-6 milioni di dalton) ed alta viscosità.

Prodotto dai sinoviociti di tipo B (le cellule della sinovia), l’acido ialuronico è un componente importante del liquido sinoviale, dove contribuisce a lubrificare l’articolazione e ad attutire gli stress meccanici (funzione lubrificante ed ammortizzante). Inoltre, protegge la cartilagine dalla penetrazione di cellule infiammatorie e dagli enzimi litici che la degradano.

 

 

BENEFICI

 

–  attenuazione del dolore, miglioramento della mobilità articolare e prevenzione del degrado cartilagineo con miglioramento delle attività di vita quotidiana

–  effetto antinfiammatorio, con riduzione del versamento intra-articolare

 ricostruzione dello strato amorfo superficiale della cartilagine

–   aumento della densità dei condrociti (cellule della cartilagine)

–  efficacia clinica per almeno 6 mesi – 1 anno dopo il ciclo di infiltrazioni

 

– Non tutti gli studi, tuttavia, concordano sull’efficacia delle infiltrazioni di acido ialuronico nel trattamento conservativo delle artrosi. Alcune metanalisi hanno addirittura dimostrato un’efficacia solo leggermente superiore rispetto al placebo. Altri studi, hanno stabilito che le infiltrazioni di acido ialuronico producono una riduzione del dolore equiparabile a quella delle iniezioni intra-articolari di cortisonici. Per questo, alcuni medici mettono in guardia dall’eccessiva enfasi nei confronti di questo trattamento: attualmente non esiste alcuna cura certamente e sempre efficace nella cura dell’osteoartrosi.

 

 

POSOLOGIA

 

– non esistono degli schemi terapeutici standard

–  in generale, si utilizzano infiltrazioni di 20 mg di acido ialuronico ogni 7 giorni per cinque settimane, da ripetere almeno due volte all’anno. Subito dopo l’infiltrazione il paziente può essere sottoposto ad esercizio terapeutico.

– sono sicure e ben tollerate

– individui poli-allergici possono andare incontro ad effetti sistemici con reazioni di ipersensibilità e anafilattoidi.

 

 

 

INFILTRAZIONI DI CORTISONE

 

Le infiltrazioni di cortisone sono utilizzate nel trattamento conservativo di patologie articolari che riconoscono una componente infiammatoria, come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, l’artrite gottosa e l’acutizzazione di processi artrosici. Analogamente, i cortisonici possono essere iniettati localmente per trattare tendiniti e borsiti.

 

– viene fatta un’iniezione intrarticolare che limita gli effetti collaterali del cortisone assunto per bocca

– qualunque sia il cortisonico scelto,è in genere accompagnato da un anestetico locale come la lidocaina.

– generalmente viene fatta una infiltrazione alla settimana per 3-5 volte

– solo una piccola quota del farmaco raggiunge il circolo sistemico,limitando così gli effetti collaterali della terapia classica

– un’ecceso di infiltrazioni può indebolire:

 

tendini

legamenti

ossa

e altre strutture articolari

 

– la piccola quota di farmaco che entra in circolo può risultare importante per alcune categorie di pazienti

 

 

CONTROINDICAZIONI

 

 

terapia anti-trombotica con warfarin (Coumadin) o acenocumarolo (Sintrom): rischio di sanguinamento all’interno dell’articolazione

atleti agonisti: rischio di positività ai controlli antidoping

diabete: aumento della glicemia dopo l’infiltrazione

ipertensione: aumento della pressione dopo l’infiltrazione

immunodepressione: aumentato rischio di infezione locale

osteoporosi severa: aggravamento dell’osteoporosi dell’articolazione trattata

 

– Per questo motivo è bene circoscrivere l’impiego delle infiltrazioni di cortisone alle fasi acute delle artropatie, quando il dolore e l’infiammazione sono importanti e limitano fortemente la mobilità articolare. Superata questa fase è preferibile il ricorso a specifiche infiltrazioni di acido ialuronico che hanno dimostrato un’efficacia antalgica sovrapponibile a quella delle iniezioni intra-articolari di cortisone.

 

–  Inoltre, l’acido ialuronico è un componente naturale dell’articolazione ed è scevro dagli importanti effetti collaterali ascritti alle terapie cortisoniche prolungate

 

–  Tra gli effetti collaterali più comuni spicca il rischio di reazione infiammatoria, con dolore e rossore locali che tendono a risolversi nell’arco di 24 ore, spontaneamente o tramite l’ausilio di farmaci antinfiammatori non steroidei.

 

 

RIABILITAZIONE

 

 

Se soffri di artrosi, devi cercare di non sollecitare eccessivamente la parte dolente, altrimenti rischieresti solo di aumentare l’infiammazione e accelerare il processo degenerativo dell’osso!

 

Se puoi cerca di limitare attività come:

 

– lunghe camminate, soprattutto se faticose (montagna, sentieri…)

– correre, fare un’eccessiva attività fisica

– portare pesi per tanto tempo, svolgere lavori pesanti

– essere in sovrappeso: il tuo peso se eccessivo è paragonabile a uno “zainetto” che ti porti dietro e che affatica le tue gambe…

 

Cerca invece di riposare il ginocchio, e rispetta il dolore senza strafare.

 

Consigli ed esercizi:

 

Vediamo insieme alcuni utili esercizi che possono darti una mano: potrai realizzarli da solo o con l’aiuto di qualcuno, a casa, in palestra, durante la giornata.

 

Prima di cominciare chiedi consiglio al medico o al tuo terapista affinché possano consigliarti quali tra questi sono più adatti per te!

 

 

1) Mobilizzazione del ginocchio

 

Un ginocchio “utile” per tutte le attività della vita quotidiana deve permettere un’estensione completa e una flessione di almeno 90°, per mantenere (o recuperare) questa libertà articolare occorre muoverlo passivamente e attivamente più volte, per recuperare pian piano il range di movimento.

Durante questa ginnastica è importante che il movimento non provochi dolore.

Come muovere un ginocchio? Il modo migliore è farsi aiutare: mettiti sdraiato supino, una persona capace ti sostiene la gamba e la coscia ed effettua un dolce movimento piegando ed estendendo il tuo ginocchio.

Un altro modo valido per mobilizzare l’articolazione è fare uso del mobilizzatore passivo di ginocchio (kinetec), che potrai affittare nei migliori negozi di ortopedia.

 

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RAFFORZARE I MUSCOLI DEBOLI

 

un ginocchio artrosico avrà molto probabilmente una muscolatura ipotrofica, cioè debole.

Sarà importante quindi seguire un programma di rinforzo muscolare che ti aiuti a recuperare la muscolatura, per far si che “non ti manchi la forza” in tutti quei gesti della vita quotidiana.

Qui di seguito ti suggerisco alcuni semplici esercizi per rinforzare la muscolatura del ginocchio:

 

2)  esercizio dell’asciugamano

 

Sdraiato a pancia in su, metti un asciugamano piccolo arrotolato sotto il ginocchio e schiaccialo in basso, tieni la contrazione per almeno 5 secondi; ripeti l’esercizio almeno 15 volte.

 

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3) sollevare la gamba

 

Sdraiato, solleva la gamba dal letto tenendo il ginocchio bene teso, ripeti per almeno 10 volte; se ti risulta troppo facile puoi  aggiungere un pesetto alla caviglia (lo trovi in tutti i negozi sportivi).

 

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4) Esercizio da seduto

 

Siediti sul letto o sulla sedia in modo che i piedi non tocchino terra ed estendi il ginocchio più volte, tienilo esteso e conta fino a 10; anche in questo caso puoi  aggiungere un pesetto alla caviglia.

 

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5) A pancia in giù

 

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ALLUNGARE I MUSCOLI CONTRATTI (STRETCHING)

 

Consiste nell’ allungamento dei muscoli per favorire elasticità alla gamba e correggere le posture viziate.

E’ importante dopo qualunque attività fare un buono stretching; qua sotto trovi le posture che devi mantenere per 15-20 secondi affinché siano efficaci.

 

6) Pancia in su

 

Piega le gambe e appoggia i piedi sul letto, divarica le gambe: sentirai tirare l’interno coscia.

 

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7) A pancia in su

 

Tieni la gamba sana col ginocchio piegato vicino al petto e cerca di lasciare la gamba malata il più diritta possibile sul letto: sentirai tirare la coscia e la schiena

 

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8) Seduto sul letto

 

Distendi le gambe e allunga le braccia fino a toccare le punte dei piedi (evita se hai problemi alla schiena), tieni il ginocchio il più disteso possibile: sentirai tirare la parte posteriore della coscia.

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9) Seduto sul letto

 

Distendi le gambe e con un asciugamano abbastanza lungo tira il piede verso di te finché non senti tirare il polpaccio, mantieni il ginocchio ben diritto.

 

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GINOCCHIO VARO – GINOCCHIO VALGO

 

GINOCCHIO VALGO

Per ginocchio valgo s’intende una deformità del ginocchio per cui questo tende verso l’interno. Ciò accade quando il femore e la tibia non sono perfettamente allineati, ma formano un angolo ottuso aperto lateralmente. Questa condizione viene definita, nel linguaggio comune, “ginocchia a X”.

 

 LE CAUSE

Molto spesso il ginocchio valgo si manifesta già in età puberale come un disturbo evolutivo senza cause evidenti e solitamente viene corretto senza bisogno di alcun intervento prima dei 9 anni di vita. Si procede intervenendo con delle terapie correttive oppure, in casi dove il difetto è grave, il trattamento vede solo la soluzione chirurgica.

Il ginocchio valgo è la conseguenza della mancata calcificazione ossea e compare dal momento in cui interviene l’azione del peso corporeo, cioè quando il bambino inizia a muovere i primi passi. Nell’adolescente, invece, si manifesta nei soggetti costituzionalmente gracili e con i muscoli poso sviluppati. In questo caso, la causa potrebbe essere attribuita a disturbi di tipo ormonale che ostacolano la cartilagine di coniugazione.

 

SINTOMI

 

– difficoltà a camminare

– deformazione

– zoppicamento

– dolore e gonfiore

– sindrome dolorosa rotulea

– meniscopatia

è un complesso di sintomi più o meno dolorosi che fanno soapettare la presenza di lesioni acute o croniche ad uno o entrambi  i menischi. Il menisco serve:

 

–  all’assorbimento delle forze di trasmissione del carico,

– alla trasmissione e distribuzione dei carichi in flesso-estensione

– alla stabilità articolare

– alla lubrificazione articolare

 

TERAPIA

 

osteotomia

essa permette di migliorare l’angolazione consentendo all’osso di assumere una posizione naturale e

regolare.

 

DIAGNOSI

 

RX

 

 

GINOCCHIO VARO

 

Il ginocchio invece si definisce varo quando femore e tibia non sono perfettamente allineati, ma formano un angolo ottuso aperto medialmente (cioè verso l’interno, verso l’altro ginocchio per intenderci). Questa condizione viene comunemente definita gambe a “parentesi contrapposte”, tipiche dei calciatori professionisti.

 

CAUSE

 

– le stesse del ginocchio valgo,ma anche

lesioni legamentose inveterate

fratture malconsolidate

artrosi

disturbi neurologici

malattie ossee focali ecc.

rachitismo per carenza di vitamina D

morbo di Blount

displasie osee

intossicazione da piombo o fluoro

 

DIAGNOSI

 

RX

 

 

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15 Risposte a “GINOCCHIO”

  1. antonella scrive:

    egregio dott. 15 giorni fa ho fatto inoculazione con cellule mesenchimali al ginocchio ma avverto sempre dolore. Stamattina l’ortopedico mi ha fatto una infiltrazione con cortisone. Può succedere qualcosa o ono due cose distinte e separate.
    Grazie

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