I blog di Alessioempoli

Data 29 gennaio 2016

DONNA – 8°

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ARGOMENTI TRATTATI

 

– Ciclo irregolare

– Sanguinamento uterino atipico

– Dolori mestruali

– Contraccezione

– Menotropina

– Isterosalpingografia

– Preservativo

– Coito

– Coito interrotto

– Coito riservato

– Sesso intercrurale

– Menarca

– Emmenagogo

 

 

 

Ciclo irregolare

 

Il ciclo irregolare è un disordine mestruale la cui manifestazione include cicli di lunghezza irregolare ma anche metrorragia (perdite ematiche vaginali fra due cicli previsti).

 

Cicli irregolari

 

Il ciclo irregolare è una variazione anormale della durata del ciclo mestruale di una donna. Una donna solitamente subisce delle variazioni nella durata del ciclo fino a un massimo di otto giorni fra il ciclo più lungo e il ciclo più corto. Una variazione della durata del ciclo mestruale compresa fra gli otto e i 20 giorni è considerata moderatamente irregolare mentre una variazione di 21 giorni o superiore è considerata molto irregolare.

In alternativa, un singolo ciclo mstruale può essere definito irregolare se è più corto di 21 giorni, oppure più lungo di 36 giorni.Tuttavia, se essi sono regolarmente più corti di 21 giorni, oppure più lunghi di 36 (o 35[3]) giorni, queste patologie sono chiamate rispettivamente polimenorrea o oligomenorrea.

 

 

Altre tipologie

 

Altri tipi di patologie che possono essere chiamate “cicli mestruali irregolari” includono:

 

Metrorragia, che generalmente si riferisce a perdite ematiche vaginali che si verificano fra due cicli mestruali previsti. La differenza fra durata del ciclo irregolare e metrorragia non è sempre chiara e può dipendere da come si guarda alla perdita ematica: se essa segnala il ciclo mestruale si parla di “ciclo irregolare”, oppure se è separata da esso si parla di “metrorragia”.

 

Oligomenorrea generalmente si riferisce a cicli mestruali poco frequenti, Più precisamente, si tratta di cicli mestruali che si presentano ad intervalli di tempo superiori ai 35 giorni, con un numero di clicli compresi fra i quattro e i nove nell’arco di un anno. Inoltre, i cicli mestruali dovevano essere regolari precedentemente alla comparsa di un flusso insolito e spesso (ma non sempre) a intervalli irregolari. Contrariamente ai “cicli irregolari”, l’intervallo di tempo fra un ciclo e il successivo può essere costante ma essere comunque considerato “irregolare” quando paragonato alla durata del ciclo mestruale di una donna senza oligomenorrea. Nonostante questo, anche le donne che soffrono di oligomenorrea presentano spesso cicli irregolari.

 

Polimenorrea è il termine medico per cicli mestruali a intervalli di 21 giorni o meno. Questa patologia può essere considerata come l’opposto dell’oligomenorrea.

 

 

Sanguinamento uterino atipico

 

Si definisce sanguinamento uterino atipico la anomala perdita di sangue dall’utero, manifesto con perdite intermestruali (metrorragia) o con perdite maggiori di 80 ml per ciclo (menorragia); definito anche come AUB (dall’inglese abnormal uterine bleeding), può sottendere una serie di patologie organiche o disfunzionali. In quest’ultimo caso viene definito più correttamente DUB (dall’inglese dysfunctional uterine bleeding). Questa distinzione, al di là del valore nosografico, è fondamentale per il corretto approccio diagnostico che, in un primo momento, deve essere atto ad escludere patologie organiche/sistemiche responsabili del sanguinamento. Benché nella definizione si faccia riferimento soltanto a menorragia e metrorragia, tra gli AUB rientrano anche:

 

Polimenorrea: intervallo minore di 21 giorni tra le mestruazioni

Ipermenorrea: durata del flusso mestruale maggiore di 7 giorni

Spotting: piccole perdite ematiche durante il periodo intermestruale

Oligomenorrea: intervallo maggiore di 35 giorni tra le mestruazioni

Ipomenorrea: durata del flusso mestruale minore di 2 giorni o di quantità inferiore a 20 ml/ciclo

 

Sanguinamenti uterini disfunzionali

 

In questa categoria rientrano tutti i sanguinamenti uterini in cui non è possibile identificare una patologia sottostante direttamente connessa con la perdita ematica. Siccome la trattazione degli intricati meccanismi di regolazione endocrinologica del ciclo ovarico e mestruale esula dagli obiettivi di questa voce, si rimanda a ciclo ovarico e ciclo mestruale per una migliore comprensione delle alterazioni che verranno elencate. In generale, ogni squilibrio dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio può essere responsabile di anovulazione e/o di DUB; l’anovularietà, testimoniata dall’assenza del rialzo termico e progestinico post-ovulatorio, è infatti la più diretta conseguenza dello scompenso degli equilibri endocrinologici alla base del ciclo mestruale. In questo senso, si può dedurre perché episodi di DUB siano più frequenti nel primo periodo post-menarcale e nel periodo precedente la menopausa; nel primo caso, non è stato ancora stabilita una corretta calibrazione o setting dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, nel secondo comincia a mancare la responsività ovarica agli ormoni gonadotropi. In generale è possibile elencare, a titolo esemplificativo e didascalico, una serie di cause alla base di una DUB.

 

Estrogeni elevati, progesterone basso; nel normale ciclo gli estrogeni (estradiolo, estrone, estriolo) provocano aumento dello spessore endometriale, con iperplasia e ipertrofia delle cellule epiteliali. Il successivo rialzo progestinico sostenuto dal corpo luteo è responsabile del normale trofismo del tessuto endometriale; il crollo di estrogeni e progesterone nella fase finale del ciclo è responsabile della mestruazione. Un eccessivo clima estrogenico promuove la formazione di un endometrio esuberante senza un adeguato sostegno progestinico; questo porta alla formazione di un endometrio spesso ma friabile, responsabile di spotting intermestruali.

Clima estrogenico eccessivo, normale progesterone; produzione di endometrio esuberante sostenuto dalla normale azione del progesterone. Questo può portare ad amenorrea interrotta da sanguinamento uterino massivo.

Assenza di una fase luteale; come per il discorso precedente, l’assenza del progesterone porta alla formazione di un endometrio dominato dall’azione trofica degli estrogeni. In questo caso si avrà metrorragia accompagnata o meno a spotting.

Repentino abbassamento o innalzamento degli estrogeni; benché si mantengano all’interno del range di normalità, un brusco innalzamento o abbassamento degli estrogeni può provocare rispettivamente una risposta mitotica eccessiva o un’apoptosi endometriale. Questi fenomeni sono alla base si spotting intermittenti.

Aumento del tempo di esposizione al progesterone, riduzione del clima estrogenico; tipico della sindrome di Halban, si caratterizza per la persistenza nel contesto dell’endometrio sfaldato di isole secretive. Questo quadro è responsabile di sanguinamenti irregolari tipo spotting post-mestruali.

 

Le cause sono molteplici. Tra le più frequenti si riconoscono:

 

Disfunzione nel primo periodo post-menarcale

Disfunzione nel periodo pre-menopausale

Sindrome dell’ovaio policistico

Obesità

Anoressia

Inadeguato apporto vitaminico, calorico e/o proteico

Stress

Eccessiva attività fisica

Assunzione irregolare o senza pausa di estro-progestinici, assunzione di progestinici

 

Profilo diagnostico

 

In presenza di un AUB, l’adeguata indagine anamnestica ed obiettiva è fondamentale e talora dirimente. L’età della paziente, eventuale anoressia od obesità, acne, irsutismo e altri segni di iperandrogenismo possono indirizzare eventuali altri esami. Tuttavia, il momento fondamentale è rappresentato dall’esclusione di patologie organiche alla base del sanguinamento. In questo senso può essere utile:

Dosaggio sierico della β-hCG, per escludere una gravidanza

Misurazione della pressione arteriosa, esame emocromocitometrico (eventuali discrasie ematiche), dosaggio sierico del TSH (tiroide), PT, PTT (equilibrio emostatico), AST, ALT, ALP, γ-GT (fegato), creatinina, clearance della creatinina (reni) e in casi selezionati indagini sull’asse ipofisi-surrene.

Ecografia addominale e transvaginale per l’individuazione di miomi, masse annessiali o masse uterine

Esame obiettivo vaginale, per escludere sanguinamenti cervicali o vaginali (utile eseguire anche un pap test)

Misurazione della pressione arteriosa

 

Nei casi in cui vi siano dubbi su patologie dell’utero, è possibile eseguire un’isteroscopia e un eventuale revisione di cavità uterina, talora terapeutica. Esclusa la patologia organica, si deve valutare l’eventuale ovularietà, dosando il progesterone quando ci si aspetta la fase luteale o l’eventuale rialzo termico post-ovulatorio. Nei casi di ovulazione assente, la diagnosi deve essere orientata verso un AUB (vedi sopra).

 

Terapia

 

La terapia di un sanguinamento organico si basa sull’eliminazione del processo patologico alla base dell’AUB. In caso di patologia disfunzionale, può essere utile l’impiego di:

 

Progestinici (progesterone naturale 100 mg al dì o derivati sintetici quali il noretisterone acetato), somministrazione basata sul razionale che molti DUB sono conseguenza di anovularietà e conseguente assenza di una fase luteale efficace.

Estrogeni coniugati (10 mg al dì) che, stimolando la proliferazione endometriale ed inibendone lo sfaldamento, sono molto efficaci nell’arrestare un’emorragia uterina acuta.

FANS quali il naprossene (1100 mg al dì) e l’acido mefenamico (1500 mg al dì) in grado di bloccare la sintesi delle prostacicline a livello uterino, provoncando vasocostrizione e conseguente emostasi. Efficaci e maneggevoli come terapia del sanguinamento acuto, possono essere usati solo per periodi brevi a causa della gastro- e nefrotossicità

Gestrinone, farmaco pleodinamico, con attività anti-progestinica, anti-estrogenica e anti-gonadotropa e con debole attività androgenica. L’inibizione dell’asse ipotalamo-ovaio conseguente è responsabile di una minore sensibilità dell’endometrio allo stimolo proliferativo. In tal senso, la perdita emorragica o mestruale e considerevolmente ridotta

Danazolo, farmaco con spiccatto effetto antigonadotropo e conseguente regressione endometriale. Effetti collaterali come irsutismo, acne e l’aumento di peso lo rendono poco adatto a terapie di lunga durata

Analoghi del Gn-RH, efficaci ma poco maneggevoli nel lungo periodo per effetti collaterali come osteoporosi e aumento del rischio cardiovascolare

 

In caso di DUB dovuto ad obesità o anoressia, è necessario intraprendere un percorso terapeutico poli-disciplinare che comprenda specialisti in nutrizione, endocrinologia e specialisti in psicologia e/o psichiatria al fine di pianificare una dieta appropriata ed eventuali contesti psicoterapeutici atti, in un primo step, a consolidare il difettoso senso del sé, delle relazioni affettive e dell’immagine corporea in caso di anoressia e ad arrestare i comportamenti impulsivi tipici del binge eating disorder. Un percorso analogo deve essere intrapreso in caso di stress (soprattutto se accompagnato a depressione o a disturbo d’ansia) o vigoressia. Per la terapia della PCOS si rimanda alla voce dedicata.

In alcuni selezionati casi può essere utile la terapia chirurgia, quali revisione di cavità uterina e talora isterectomia.

 

 

 

   Dolori mestruali

 

 

I dolori mestruali affliggono, in maniera più o meno importante, donne fertili di tutte le civiltà e di ogni rango sociale. Non a caso, quindi, la dismenorrea (così la chiamano i medici quando il dolore mestruale diviene particolarmente severo) è una delle più comuni condizioni di interesse ginecologico.

I dolori mestruali si possono accompagnare a sintomi come mal di schiena, nervosismo, sbalzi d’umore, stanchezza, diarrea, nausea, lombalgia, tensione mammaria, capogiri e svenimenti. Il sintomo cardine rimane comunque il susseguirsi di fitte dolorose – più o meno severe, spasmodiche e crampiformi – al basso ventre, che possono irradiarsi anche alla schiena o alla faccia interna delle cosce. La sintomatologia dolorosa può divenire talmente intensa da rendere difficile qualsiasi tipo di attività. Nelle donne giovani – in cui il ciclo mestruale si è appena stabilizzato e la dismenorrea è più comune – i dolori mestruali rappresentano la prima causa di assenteismo dalla scuola e dal lavoro. In quest’ultimo caso un consulto medico è molto importante e lo diventa ancor di più quando la dismenorrea appare improvvisamente in età adulta; alcune condizioni responsabili di dolori mestruali possono infatti determinare infertilità ed aumentare il rischio di gravidanze ectopiche (extrauterine).

 

Cause di dismenorrea

 

I dolori mestruali vengono distinti in dismenorrea primaria (detta anche intrinseca, essenziale o idiopatica) e dismenorrea secondaria. Nel primo caso, quello più frequente, i sintomi dolorosi non riconoscono una causa organica evidente, mentre nel secondo sono la conseguenza di anomalie o alterazioni dei genitali interni, come l’endometriosi, la stenosi della cervice uterina, l’adenomiosi, la malattia infiammatoria pelvica e neoplasie uterine benigne o maligne.

La dismenorrea primaria inizia tipicamente 6-12 mesi dopo il menarca, raggiunge la massima frequenza a 16-17 anni e tende ad attenuarsi nella seconda decade di vita e talvolta scompare dopo il primo figlio. La dismenorrea secondaria insorge invece insieme al menarca oppure, improvvisamente, in età adulta, spesso dissociata agli altri sintomi soprariportati (nervosismo, disturbi gastrointestinali ecc.).

Nella dismenorrea primaria i dolori mestruali iniziano tipicamente poche ore prima della mestruazioni e persistono per uno o due giorni, mentre nella dismenorrea secondaria il dolore interessa l’intero periodo mestruale e talvolta si estende anche alla fase follicolare.

Durante il periodo mestruale, la muscolatura uterina si contrae per espellere le cellule endometriali in disfacimento. Alcune prostaglandine (sostanze simili ad ormoni coinvolte nella risposta flogistica e nei sintomi dolorosi) ed altre molecole pro-infiammatiorie, amplificano le contrazioni uterine; per questo motivo, un alto livello di prostaglandine è associato ad un aumento dei dolori mestruali. Secondo alcuni autori le intense contrazioni uterine finiscono col bloccare o ridurre significativamente l’afflusso di sangue all’utero, scatenando una sintomatologia dolorosa simile a quella dell’angina pectoris, in cui l’ostruzione delle coronarie riduce l’apporto di ossigeno e nutrienti al miocardio provocando dolori oppressivi al petto. Per lo stesso motivo, i dolori mestruali possono essere peggiorati dall’attività fisica strenua; durante l’esercizio fisico intenso, infatti, si riduce il flusso ematico uterino ed aumentano i fenomeni di ischemia per il maggior apporto di sangue ai muscoli in attività; dall’altra parte, la liberazione di oppioidi endogeni può ridurre la percezione del dolore.

I fattori di rischio associati ai dolori mestruali sono la giovane età (meno di 20 anni), il menarca precoce, il non aver mai partorito (nulliparità), la familiarità per il disturbo, la menorragia (flusso mestruale abbondante), gli abusi sessuali ed un basso o eccessivo BMI.

 

Diagnosi

 

La diagnosi di dismenorrea è sostanzialmente clinica; a tale scopo il medico compie innanzitutto un’accurata anamnesi circa le caratteristiche del dolore mestruale, la sua ciclicità e irradiazione, ma anche l’età di insorgenza del menarca, l’assunzione di determinati farmaci o integratori, dolori mestruali cural’aspetto delle perdite vaginali, il mezzo contraccettivo utilizzato, la regolarità dei cicli e la presenza o meno di disturbi associati. La visita medica generale può quindi indirizzare la paziente verso un esame ginecologico accurato, in modo da indagare eventuali cause di dolori mestruali secondari. Tra le tecniche diagnostiche di comune utilizzo rientrano l’ecografia pelvica, la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica (tutti esami indolore e non invasivi), l’isteroscopia (inserimento di un piccolo tubicino nella vagina, che viene fatto risalire fino all’utero per controllare visivamente lo stato di salute dell’organo tramite una microtelecamera) e la laparoscopia (la microcamera collocata nel microcatetere accede alle aree da controllare mediante una piccola incisione in prossimità dell’ombelico).

 

Cura e trattamento

 

In presenza di dismenorrea primaria, i dolori mestruali vengono trattati essenzialmente in due modi. Il primo si basa sull’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei, particolarmente utili per attenuare la sintomatologia dolorosa; la loro azione farmacologica, tra l’altro, diminuisce la concentrazione locale di prostaglandine attraverso il blocco della ciclossigenasi. La terapia viene normalmente iniziata il giorno stesso delle mestruazioni o meglio, nel caso sia possibile stabilire il loro arrivo, già in quello precedente, quindi continuata per le successive 48-72 ore. I princìpi attivi di più comune impiego sono l’ibuprofene, il naproxene e l’acido meclofenamico, tutti controindicati in presenza di ulcera peptica.

Nel caso non vi siano controindicazioni all’uso della pillola anticoncezionale, questa si rivela spesso efficace nel ridurre la severità dei crampi mestruali, grazie alla capacità di inibire l’ovulazione e diminuire la contrattilità uterina.

In presenza di dismenorrea secondaria occorre ovviamente trattare la patologia organica di base; ad esempio, in presenza di endometriosi o fibroidi si procede con l’eliminazione del tessuto anomalo tramite interventi di chirurgia mini-invasiva, come la stessa laparoscopia. In questi casi, la somministrazione di FANS è normalmente priva di efficacia.

 

Il trattamento farmacologico di prima linea per la cura del dolore associato alla dismenorrea consiste nella somministrazione di FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei utili per mascherare il dolore. Questi medicinali esercitano la propria attività terapeutica anche bloccando le COX 1 e 2 (enzimi ciclossigenasi responsabili della formazione di prostaglandine, trombossano e prostacicline, mediatori chimici del dolore).

Quando il dolore è così intenso da generare nausea e vomito, si consiglia la somministrazione di un antiemetico, oltre chiaramente ai FANS. Discussa risulta invece la cura con l‘alverina citrato, un farmaco antispastico che esercita la propria attività terapeutica solo in alcune donne.

Da ultimo, ma non per importanza, l’assunzione regolare di un contraccettivo ormonale è indicata per le donne con forti dolori mestruali: la pillola anticoncezionale, infatti, contiene ormoni che bloccano l’ovulazione, riducendo pertanto anche il dolore associato ai crampi mestruali.

Qualora le mestruazioni dolorose dipendano da una patologia di fondo, come l’endometriosi o la presenza di fibromi, la soluzione più appropriata risulta essere la chirurgia (ablazione chirurgica del tessuto anomalo).

 

FANS: la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei per alleggerire il dolore che accompagna la dismenorrea dovrebbe iniziare il giorno prima dell’arrivo delle mestruazioni, a scopo preventivo.

 

(es. Brufen, Moment, Subitene): per il dolore medio-moderato alla gola, si consiglia di assumere per os una dose di attivo pari a 200-400 mg (compresse, bustine effervescenti), ogni 4-6 ore dopo i pasti, al bisogno. Non assumere oltre 2,4 grammi al dì. La somministrazione endovenosa per placare il dolore da dismenorrea non è indicata.

Naproxene (es. Aleve, Naprorex): si consiglia di assumere una capsula da 550 mg due volte al dì (ogni 12 ore, salvo ulteriori indicazioni del medico), al bisogno.

Flurbiprofene (es. Froben): la dose raccomandata per il controllo del dolore associato alla dismenorrea è 50 mg, da assumere per bocca 4 volte al giorno, al bisogno. Non superare le dosi indicate.

Valdecoxib (es. Bextra): farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS) appartenente al gruppo dei medicinali denominati “inibitori della ciclossigenasi-2 (COX-2)”. Il principio attivo, bloccando l’enzima COX-2, inibisce il rilascio di prostaglandine, i mediatori del dolore che favoriscono l’infiammazione e la percezione dolorosa. Indicativamente, assumere il farmaco alla dose di 20 mg, due volte al giorno. Il farmaco non è attualmente commercializzato in Italia.

Acido mefenamico (es Lysalgo): la dose raccomandata per le mestruazioni dolorose suggerisce di assumere 500 mg di farmaco per via orale, seguiti da 250 mg ogni 6 ore, a partire dal momento in cui sopraggiunge la mestruazione.

Somministrazione di ormoni estro-progestinici per il controllo delle mestruazioni dolorose:

Etinilestradiolo/Levonorgestrel (es. Loette, Microgynon, Miranova, Egogyn): si tratta di pillole contraccettive, indicate in primis per bloccare l’ovulazione (effetto contraccettivo) ed in secondo luogo per il controllo del dolore nel contesto delle dismenorrea. Questi farmaci sono reperibili in confezioni da 21-28 compresse: ogni compressa è costituita da 0,02 mg di etinilestradiolo e 0.1 mg di levonorgestrel. La cura farmacologica prevede l’assunzione di una compressa al dì, per 21 giorni, possibilmente circa alla medesima ora ogni giorno, seguita da un intervallo libero di una settimana.

Desogestrel/Etinilestradiolo (es. Gracial, Novynette, Lucille, Dueva, Securgin): si tratta di compresse rivestite da 20 mcg di etnilestradiolo e 150 mcg di desogestrel. La posologia di questi farmaci rispecchia quella sopradescritta: la corretta modalità d’assunzione di questi attivi garantisce una significativa riduzione del dolore associato alla dismenorrea.

 

 

 

Terapia non farmacologica per il controllo delle mestruazioni dolorose:

 

Applicare una borsa dell’acqua calda a livello del basso ventre

Bere liquidi caldi

Consumare pasti leggeri e frequenti (dilazionare i pasti in tanti piccoli spuntini)

Praticare tecniche di rilassamento, come yoga o meditazione

Assumere integratori minerali e vitaminici (calcio, magnesio, vitamina B6) e, nel caso l’alimentazione risulti carente, integrare la dieta con supplementi a base di omega tre (ricchi di EPA e DHA, come l’olio di pesce).

Perdere peso, se necessario, e seguire un programma di regolare esercizio fisico

Praticare un massaggio a livello del basso ventre, per alleviare il dolore mestruale

 

Tisane

 

 

Le tisane contro i dolori mestruali sfruttano le proprietà emmenagoghe ed antispasmodiche di alcune droghe vegetali, dimostrate scientificamente o semplice frutto empirico della tradizione popolare. Tisana dolori mestrualiLa fonte vegetale più nota ed utilizzata in presenza di dolori mestruali è data dalle sommità fiorite di Achillea millefoglie. Viene impiegata contro la dismenorrea (mestruazioni dolorose), principalmente per le sue proprietà antispastiche.

Le droghe emmenagoghe, oggi di relativo impiego, sono quelle che provocano, facilitano od aumentano il flusso mestruale; tra queste ricordiamo l’assenzio, l’artemisia, la matricaria, il prezzemolo, lo zafferano, il senecione e la calendula.

L’effetto terapeutico delle tisane è comunque piuttosto blando ed in presenza di dolori mestruali importanti – dopo averne valutato le cause ed aver stabilito una terapia idonea – è necessario il ricorso ad estratti secchi o a tinture di droghe come la cimicifuga (radici, rizoma), l’agnocasto (frutti) e l‘olio di enotera. A livello generale, è spesso consigliata una dieta più ricca di pesce (almeno 3 assunzioni settimanali) o in alternativa l’integrazione con omega-3 (olio di lino, olio di canapa, olio di pesce); allo stesso tempo, si consiglia di limitare il consumo di zuccheri semplici ed alimenti troppo ricchi di grassi.

 

Tisana contro i dolori mestruali

 

Camomilla (fiori)       20 g

Achillea millefoglie (erba)     20 g

Melissa (foglie)          10 g

Infuso: versare acqua bollente (circa 250 ml) su 2 cucchiai da dessert di miscela. Lasciare a macero per circa 10 minuti in recipiente coperto e filtrare. Salvo diversa prescrizione medica bere, a sorsi, la tisana ancora calda in quantità di 2-3 tazze al giorno. Da consumarsi entro breve tempo perché di limitata stabilità.

 

Tisana contro le mestruazioni dolorose ed abbondanti

 

Borsa del pastore (parti aeree) 25 g

Camomilla romana (fiori) 25 g

Salvia (foglie) 25 g

Rosmarino (foglie)     25 g

Infuso (5%) : versare acqua bollente (circa 250 ml) su 12 grammi di miscela. Lasciare a macero per circa 15 minuti in recipiente coperto e filtrare. Salvo diversa prescrizione medica bere, a sorsi, la tisana ancora calda in quantità di 3-4 tazze al giorno.

 

 

Tisana contro i dolori mestruali

 

Argentina (parti aeree)         60 g

Piscidia (corteccia)     25 g

Camomilla romana (fiori)     15 g

Infuso (5%): versare acqua bollente (circa 250 ml) su 12 grammi di miscela. Lasciare a macero per circa 15 minuti in recipiente coperto e filtrare. Salvo diversa prescrizione medica bere, a sorsi, la tisana ancora calda in quantità di 3 tazze al giorno.

 

 

Tisana contro i dolori mestruali ed emmenagoga

 

Melissa (foglie)          35 g

Camomilla romana (fiori)     25 g

Calendula (fiori)         30 g

Finocchio (frutti)        10 g

Infuso (5%): versare acqua bollente (circa 250 ml) su 12 grammi di miscela. Lasciare a macero per circa 15′ in recipiente coperto e filtrare. Bere, a sorsi, la tisana ancora calda in quantità di 3 tazze al giorno.

 

 

Altri rimedi

 

Per molte donne il calore rappresenta un validissimo aiuto contro i dolori mestruali; un bagno caldo od una borsa d’acqua calda sull’addome sono tra i rimedi casalinghi più diffusi. Altri trattamenti non farmacologici comprendono massaggi circolari e delicati al basso ventre, esercizi di allungamento muscolare, tecniche di yoga e meditazione, TENS, agopuntura e psicoterapia. Gli integratori più popolari contro i dolori mestruali sono quelli di magnesio,zinco e vitamina B1, omega-3, vitamina E, . La carenza di omega-3, unitamente agli eccessi di omega-6 (tipici delle nazioni industrializzate per il ridotto consumo di pesce e l’elevato apporto di oli vegetali), favorisce la produzione di prostaglandine ed altre sostanze ad azione pro-infiammatoria; per questo motivo, aldilà dell’eventuale integrazione con EPA e DHA (omega-tre), in presenza di dolori mestruali può essere d’aiuto consumare maggiori quantità di salmone, pesce azzurro ed olio di semi di lino. Tra i rimedi erboristici indicati in presenza di dismenorrea ricordiamo l’Angelica sinensis (Dong Quai), la potentilla Anserina (Argentina) e la Cimicifuga racemosa.

 

 

 

Contraccezione

 

Per contraccezione, definita anche come controllo delle nascite o controllo della fertilità, si intendono dei metodi o dei dispositivi utilizzati per prevenire la gravidanza.

 

La progettazione e l’uso del controllo delle nascite prende il nome di pianificazione familiare.Il sesso sicuro, come ad esempio l’uso di preservativi maschili o femminili, può anche aiutare a prevenire le malattie sessualmente trasmissibili. Metodi di controllo delle nascite sono stati utilizzati fin dai tempi antichi, ma metodi efficaci e sicuri si sono resi disponibili solo nel XX secolo. Alcune culture limitano volutamente il ricorso alla contraccezione, poiché la ritengono moralmente o politicamente inaccettabile.

 

I metodi più efficaci di contraccezione sono la sterilizzazione tramite vasectomia nei maschi e la chiusura delle tube nelle femmine, l’inserimento di una spirale intrauterina (IUD) e l’uso di impianti contraccettivi sottocutanei. Molto efficaci risultano anche i contraccettivi ormonali, tra cui pillole orali, cerotti, anelli vaginali e iniezioni. Metodi meno efficaci comprendono i sistemi “a barriera” come preservativi, diaframmi e spugna contraccettiva e i metodi basati sul riconoscimento della fertilità. Metodi ancora meno efficaci sono gli spermicidi e il coito interrotto. La sterilizzazione, sebbene sia altamente efficace, non è solitamente reversibile, mentre tutti gli altri metodi sono reversibili, i più nell’immediato.

 

Metodi

 

I principali metodi di contraccezione possono essere i metodi di barriera, i metodi basati sugli ormoni, la spirale intrauterina (IUD), la sterilizzazione e l’adozione di particolari metodi comportamentali. Questi ultimi possono essere utilizzati prima o durante il rapporto sessuale, mentre i contraccettivi d’emergenza sono efficaci fino a un paio di giorni dopo il rapporto. L’efficacia è generalmente espressa come la percentuale di donne che rimangono incinte con un dato metodo durante il primo anno di utilizzo e, talvolta, come il tasso di fallimento; indice utilizzato per giudicare i metodi con elevata efficacia, come la chiusura delle tube.

 

I metodi più efficaci sono quelli a lunga azione e che non richiedono assistenza da parte degli operatori sanitari. La sterilizzazione chirurgica, gli impianti sottocutanei a rilascio ormonale e i dispositivi intrauterini, hanno tutti tassi di fallimento di meno dell’1 %. Le pillole ormonali contraccettive, i cerotti o gli anelli e il metodo di dell’amennorea dovuta alla lattazione (LAM), se usati rigorosamente, possono arrivare ad avere tassi di fallimento del primo anno (o per la LAM nei primi 6 mesi) inferiori all’1%. Se invece di un uso rigoroso si ha un uso tipico, i tassi di fallimento risultano notevolmente superiori, tra il 3% e il 9%, a causa dell’errore nell’utilizzo.Altri metodi come la consapevolezza della fertilità, i preservativi, i diaframmi e spermicidi, hanno tassi di fallimento maggiori anche se utilizzati perfettamente.

 

Dopo la sospensione o la rimozione di molti metodi contraccettivi, inclusi i contraccettivi orali, lo IUD, gli impianti sottocutanei e o le iniezioni, il tasso di gravidanza durante l’anno successivo è lo stesso di chi non ha mai utilizzato un sistema di controllo delle nascite.

 

Negli individui con specifiche patologie, alcune forme di contraccezione possono richiedere ulteriori esami medici. Per le donne che godono di buona salute molti metodi non dovrebbero richiedere una visita medica, compresa la pillola anticoncezionale, i preservativi e i contraccettivi iniettabili o impiantabili. in particolare, un esame pelvico, l’esame del seno o le analisi del sangue prima di iniziare l’assunzione della pillola anticoncezionale, non sembrano influenzare sulla salute della donna e quindi non sono ritenuti necessari. Nel 2009, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pubblicato un dettagliato elenco di criteri di idoneità medica per ogni tipo di metodo contraccettivo.

 

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Metodi basati sugli ormoni

 

I contraccettivi ormonali funzionano inibendo l’ovulazione e la fecondazione. Essi sono disponibili in una serie di forme diverse, tra cui pillole assunte per os, innesti sottocutanei, iniezioni, cerotti, IUD e anello vaginale. Sono attualmente disponibili solo per le donne. Ci sono due tipi di controllo delle nascite per via orale: la pillola contraccettiva orale combinata e la pillola solo progestinica. Se assunte durante la gravidanza non aumentano il rischio di aborto spontaneo, né causano difetti nel nascituro.

 

I contraccettivi ormonali combinati sono associati ad un rischio leggermente aumentato di formazione di coaguli di sangue venoso e arterioso. Tuttavia, il rischio è inferiore a quello associato con la gravidanza. Per via di questo rischio, tale metodo non è raccomandato nelle donne oltre i 35 anni di età che continuano a fumare. L’effetto sul desiderio sessuale è vario, con aumento o diminuzione riscontrabile, ma non vi sono altri effetti. I contraccettivi orali combinati riducono il rischio di carcinoma dell’ovaio e carcinoma endometriale ma non modificano il rischio di cancro al seno. L’uso di queste pillole spesso riduce il sanguinamento mestruale e i dolorosi crampi associati. Le basse dosi di estrogeni presenti nell’anello vaginale possono ridurre il rischio di tensione mammaria, nausea e mal di testa correlati ai prodotti con dosi di estrogeni più elevate.

 

Solo le pillole progestiniche, le iniezioni e i dispositivi intrauterini non sono associati ad un aumento del rischio di formazione di coaguli di sangue e possono essere usati da donne con precedenti casi di trombosi venosa. Nelle donne con una storia clinica di coaguli di sangue arterioso, dovrebbe essere utilizzati metodi contraccettivi non ormonali o esclusivamente progestinici. Le pillole progestiniche possono migliorare i sintomi mestruali e possono essere utilizzate durante l’allattamento in quanto non influenzano la produzione di latte. Un flusso mestruale irregolare può verificarsi solo con i metodi progestinici, con talvolta dei rari casi di amenorrea. I progestinici, drospirenone e desogestrel minimizzano gli effetti collaterali androgeni ma aumentano il rischio di coaguli di sangue e non sono quindi di prima linea. Il tipico tasso di fallimento del primo anno del progestinico iniettabile è variabile a seconda degli studi effettuati, con stime che vanno da meno dell’1% ad un massimo del 6%.

 

 

Metodi di barriera

 

I contraccettivi barriera sono dispositivi che tentano di impedire la gravidanza evitando fisicamente che lo sperma entri nell’utero. Essi includono i preservativi maschili, i preservativi femminili, i cappucci cervicali, i diaframmi e le spugne contraccettive con spermicida.

 

A livello mondiale, i preservativi sono il metodo contraccettivo più utilizzato. I profilattici maschili vengono indossati dall’uomo sul pene in erezione con lo scopo di bloccare meccanicamente gli spermatozoi prima che entrino nel corpo della partner. I profilattici moderni sono più frequentemente realizzati in lattice, ma tuttavia alcuni sono fatti con altri materiali quali il poliuretano o l’intestino di agnello. Sul mercato sono disponibili anche i preservativi femminili, il diaframma, spesso realizzati in nitrile, lattice o poliuretano. I profilattici maschili hanno il vantaggio di essere poco costosi, facili da usare e con pochi effetti collaterali. In Giappone, circa l’80% delle coppie che ricorre all’uso degli anticoncezionali utilizza il preservativo, mentre in Germania questo valore è di circa il 25% e negli Stati Uniti del 18%.

 

I preservativi maschili e il diaframma con spermicida hanno tassi di fallimento al primo anno simili, rispettivamente del 15% e del 16%. Con un utilizzo perfetto, i preservativi maschili sono più efficaci, con un tasso di fallimento del primo anno del 2% contro il 6% del diaframma. I preservativi hanno l’ulteriore vantaggio di aiutare a prevenire la diffusione di alcune malattie sessualmente trasmissibili come l’AIDS.

 

Le spugne contraccettive combinano una barriera con uno spermicida. Come i diaframmi, esse vengono inserite nella vagina prima del rapporto e devono essere posizionate sopra la cervice per essere efficaci. I tassi tipici di fallimento durante il primo anno dipendono se una donna ha già partorito o meno, con il 24% nelle donne che hanno già avuto un figlio e il 12% nelle restanti. La spugna può essere inserita fino a 24 ore prima del rapporto sessuale e deve essere lasciata in sede per almeno sei ore dopo la conclusione. Con il loro utilizzo, si sono registrate reazioni allergiche e effetti avversi più gravi, come la sindrome da shock tossico.

 

2-40 K

 

 

Spirale intrauterina

 

Le attuali spirali intrauterine (IUD) sono dispositivi a forma di T, di piccole dimensioni, contenenti rame o levonorgestrel e che vengono inserite all’interno dell’utero. Si tratta di una forma contraccettiva di lunga durata d’azione e reversibile. I tassi di fallimento del primo anno con la spirale di rame sono di circa lo 0,8%, mentre la IUD con levonorgestrel ha un tasso di fallimento del primo anno dello 0,2%. Tra i vari tipi di contraccettivi, insieme agli impianti sottocutanei, riscuotono il più grande tasso di soddisfazione fra le utilizzatrici.

 

L’evidenza supporta l’efficacia e la sicurezza negli adolescenti e nelle donne che non hanno mai avuto figli. La IUD non influenza l’allattamento al seno e può essere inserita immediatamente dopo il parto. Può essere anche utilizzata immediatamente dopo un aborto. Una volta rimossa, anche dopo l’uso a lungo termine, la fertilità ritorna subito normale. Mentre la IUD di rame può aumentare il sanguinamento mestruale e causare crampi più dolorosi, la IUD ormonale può ridurre il sanguinamento o interrompere del tutto le mestruazioni. Altre possibili complicanze includono l’espulsione (2-5% di probabilità) e, raramente, la perforazione dell’utero (meno dello 0,7% di probabilità). I crampi possono essere trattati tramite l’assunzione di FANS.

 

A partire dal 2007, le IUD sono la forma più diffusa di controllo reversibile delle nascite, con più di 180 milioni di donne che ne fanno uso in tutto il mondo. Un precedente modello dispositivo intrauterino (lo scudo Dalkon) è stato correlato con un aumento del rischio di malattia pelvica infiammatoria, tuttavia, ciò non si verifica negli attuali modelli.

 

 

 

La spirale intrauterina o IUD (dall’inglese Intra Uterine Device) è uno strumento contraccettivo e intercettivo; esso impedisce la fecondazione (contraccezione), oppure, laddove questa sia eventualmente avvenuta, ostacola secondariamente l’annidamento dell’embrione nell’utero.

Tipologia

Esistono due tipi di IUD:

 

IUD in rame: è un piccolo supporto in plastica avvolto da un filo di rame (da qui il nome “spirale”) che viene inserito nell’utero, solitamente durante il ciclo mestruale, da un ginecologo esperto, tramite una piccola cannula flessibile.

 

IUD ormonale o Mirena: è un supporto in plastica che rilascia ormoni (progesterone) in piccole quantità. Il funzionamento è paragonabile a quello della pillola anticoncezionale o dell’anello vaginale.

 

Meccanismo d’azione del IUD in rame

Gli ioni di rame rilasciati dal IUD bloccano i movimenti e la sopravvivenza degli spermatozoi nell’utero, e rallentano la risalita degli spermatozoi dal canale cervicale, in modo che non riescano a raggiungere l’ovulo e fecondarlo. La spirale inoltre provoca une leggera reazione infiammatoria che modifica il rivestimento interno dell’utero (endometrio), rendendolo inadatto alle gravidanze, impedendo che l’ovulo – nel caso venga eventualmente fecondato – possa impiantarvisi.

 

Già nel Medioevo, e prima ancora nell’antico Egitto, era risaputo che grazie all’inserimento di corpi estranei come anelli o piccoli sassolini si potevano diminuire le probabilità di una gravidanza; tale espediente era infatti utilizzato spesso dalle prostitute dell’epoca.

 

Spirale al progesterone

Di recente sono state messe in commercio spirali che permettono un rilascio graduale di progesterone; questo ormone (rilasciato naturalmente dal corpo luteo durante la sua maturazione) altera la formazione dell’endometrio stabile, e di conseguenza anche le condizioni d’annidamento dell’ovulo.

 

Grazie ad esso sono inoltre alleviati gli eventuali sintomi negativi della spirale e del normale ciclo mestruale, che dopo circa un anno può anche essere caratterizzato dall’assenza di perdite sanguigne.

 

 

Effetti collaterali

Il 10% di coloro che usano lo IUD accusano perdite durante il mese, leggeri crampi uterini o un aumento del flusso mestruale;

in meno dell’1% questi casi diventano così gravi da dover ricorrere alla rimozione della spirale;

la perforazione delle pareti dell’utero è praticamente impossibile, se la spirale viene inserita nell’utero da un medico esperto.

 

Come si applica

 

La spirale può essere applicata dal ginecologo in qualunque momento, anche se si preferisce inserirla durante il flusso mestruale, quando il collo dell’utero è più dilatato.

 

L’applicazione può essere più o meno dolorosa, a seconda della percezione individuale. Alcune donne durante l’applicazione riferiscono un dolore simile a quello di una isteroscopia, altre un semplice fastidio simile a quello del pap-test. Per questo solitamente i ginecologi consigliano l’assunzione di un antidolorifico specifico prima dell’applicazione.

 

Controlli e durata dello IUD

 

Generalmente un IUD in rame può essere utilizzato per un periodo che va da cinque a dieci anni, dipendentemente dal tipo di dispositivo e dalla presenza o meno di sintomi negativi. Lo IUD ormonale ha una durata media di vita di 2 a 5 anni.

 

Può essere rimosso in qualsiasi momento senza particolari interventi, ed è consigliato un primo controllo dopo un mese circa dall’applicazione, e successivamente ogni 6 mesi. È sconsigliato l’autocontrollo dei fili da parte della donna, nel caso non fosse esperta, poiché questo genera frequentemente falsi allarmismi.

 

Indice di sicurezza

 

L’indice di sicurezza è intorno al 98%

le gravidanze indesiderate sono meno dell’1% con i dispositivi di ultima generazione

l’inserimento dello IUD entro 3 giorni da un rapporto a rischio ha un’efficacia di circa il 99% non fornendo comunque alcuna protezione da malattie sessualmente trasmissibili.

 

3-276 K

 

 

 

Sterilizzazione

 

La sterilizzazione chirurgica è realizzabile sia tramite la chiusura delle tube per le donne, che nella vasectomia per gli uomini. Non vi sono effetti collaterali significativi a lungo termine e la chiusura delle tube diminuisce anche il rischio di carcinoma dell’ovaio. Le complicanze a breve termine appaiono venti volte meno probabili in una vasectomia rispetto a una chiusura delle tube.Dopo una vasectomia vi può essere gonfiore e dolore allo scroto, che solitamente si risolve in una settimana o due. Complicanze a seguito della chiusura delle tube si verificano nell’1%-2% delle procedure, con gravi episodi solitamente causati dalla anestesia. Nessuno dei due metodi offre protezione dalle infezioni a trasmissione sessuale.

 

La decisione di ricorrere alla sterilizzazione può portare a ripensamenti. Delle donne che hanno più di 30 anni e che hanno avuto una chiusura delle tube, circa il 5% rimpiange la sua decisione, rispetto al 20% di quelle sotto i 30 anni. Al contrario, meno del 5% degli uomini rimpiange la vasectomia.

 

Anche se la sterilizzazione è considerata una procedura permanente, è possibile tentare una reversione ricollegando le tube di Falloppio o i vasi deferenti. Nelle donne il desiderio di tentare una reversione è spesso associata ad un cambiamento del proprio coniuge. I tassi di successo di una gravidanza dopo inversione della chiusura delle tube sono tra il 31% e l’88% e si possono presentare alcune complicanze, tra cui un rischio aumentato di incorrere in una gravidanza ectopica. Il numero di maschi che richiede l’inversione si attesta tra il 2% e il 6%. Le probabilità di successo nell’avere un figlio sono tra il 38% e l’84%, con risultati migliori se l’inversione avviene in un breve periodo di tempo da quando è stata effettuata la vasectomia. L’estrazione testicolare dello sperma, seguita dalla fecondazione in vitro, può anche essere un’opzione per i maschi che si sono sottoposti alla chiusura dei dotti deferenti.

 

 

Metodi comportamentali

 

Metodi comportamentali contraccettivi sono ad esempio il metodo Ogino-Knaus o sistemi per evitare l’introduzione degli spermatozoi nell’apparato riproduttivo femminile, sia quando un uovo può essere presente che in qualsiasi momento. Se usati perfettamente, il tasso di fallimento del primo anno è ritenuto essere intorno al 3,4%, se usati non correttamente questo valore può avvicinarsi all’85%.

 

Riconoscimento della fertilità

 

I metodi di riconoscimento della fertilità prevedono la determinazione dei giorni più fertili del ciclo mestruale evitando, quindi, di avere rapporti sessuali non protetti in quel periodo. Tali metodi includono il monitoraggio della temperatura corporea basale, del muco cervicale o dell’esatto giorno del ciclo. Tipicamente presentano un tasso di fallimento al primo anno tra il 12% e il 25%. Se si ha un utilizzo perfetto del metodo, questi valori scendono a circa l’1%-9%. I dati su cui si basano queste stime, tuttavia, sono scarsi. A livello globale, tali metodiche, sono utilizzate da circa il 3,6% delle coppie.

 

Il metodo sintotermico si basa sia sull’osservazione combinata del muco cervicale che della temperatura basale al risveglio. Sono stati riportati tassi di gravidanza tra l’1% e il 20% per gli utenti tipici di questo metodo.

 

Coito interrotto

 

Il coito interrotto (in latino coitus interruptus, detto anche onanismo) è una pratica contraccettiva, che consiste nella tempestiva estrazione del pene eretto dalla vagina prima dell’eiaculazione, nel tentativo di evitare il contatto diretto dello sperma con quest’ultima. Il rischio principale di questo metodo è dato dalla difficoltà da parte dell’uomo di estrarre il pene correttamente e tempestivamente. Al primo anno, i tassi di fallimento variano dal 4% con l’uso perfetto, al 22% con l’utilizzo tipico. Alcuni medici specialisti non lo considerano un vero sistema contraccettivo.

 

Vi sono poche prove per quanto riguarda il contenuto di sperma nel liquido pre-eiaculatorio. Anche se la ricerca sperimentale non ha dimostrato la presenza di spermatozoi, uno studio li ha rilevati in 10 tra 27 volontari. Il coito interrotto viene utilizzato come metodo contraccettivo in circa il 3% delle coppie.

 

Astinenza

 

Se per molti gruppi l’astinenza sessuale è intesa come l’astensione da ogni attività sessuale, nel contesto del controllo delle nascite il termine di solito prende il significato di evitare esclusivamente i rapporti vaginali. Praticare l’astinenza è efficace al 100% nel prevenire la gravidanza. Tuttavia, non tutti coloro che intendono praticarla si astengono da ogni attività sessuale e in molte popolazioni vi è un rischio significativo di gravidanza di rapporti sessuali non consensuali.

 

Un’educazione sessuale improntata alla sola astinenza non riduce le gravidanze adolescenziali. I tassi di gravidanze tra gli under 18 sono più alti negli studenti che hanno ricevuto questo tipo di educazione rispetto a quelli che hanno potuto avere una più completa istruzione sui metodi contraccettivi. Alcune autorità raccomandano che coloro che usano l’astinenza come metodo primario, possano disporre anche di altri contraccettivi (quali preservativi o pillole contraccettive di emergenza).

 

Rapporti sessuali deliberatamente non penetrativi, rapporti non vaginali o il solo sesso orale sono a volte considerati dei metodi per evitare la gravidanza. Anche se ciò è in gran parte vero, la gravidanza può ancora verificarsi con il sesso intercrurale e altre pratiche in cui il pene si trova vicino alla vagina (ad esempio per sfregamento genitale o quando il pene esce dopo un rapporto anale) in cui lo sperma può spostarsi lungo i fluidi lubrificanti all’interno di essa.

 

Amenorrea da allattamento

 

Il metodo contraccettivo basato sull’amenorrea da allattamento implica l’uso della naturale infertilità post-partum di una donna e che può essere prorogata tramite l’allattamento al seno.Ciò di solito implica l’assenza del ciclo (amenorrea), l’esclusivo allattamento al seno e un periodo non superiore ai 6 mesi dalla gravidanza.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che, se l’allattamento al seno è l’unica fonte di nutrimento del neonato, il tasso di fallimento sarà del 2% nei sei mesi successivi al parto. Gli studi hanno trovato tassi di fallimento tra lo 0% e il 7,5%. Tali valori aumentano al 4-7% ad un anno e del 13% a due anni se si ricorre all’alimentazione artificiale, all’uso di un ciuccio e ad alimenti solidi. Nelle donne che allattano esclusivamente al seno, circa il 10% inizia ad avere il ciclo prima dei tre mesi e il 20% prima dei sei mesi dal giorno del parto. In quelle che non allattano, la fertilità può ritornare fin da quattro settimane dopo.

 

4-249 K

 

Contraccezione di emergenza

 

I metodi contraccettivi di emergenza sono farmaci (a volte erroneamente indicati come “pillola del giorno dopo”) o dispositivi utilizzabili a seguito di un rapporto sessuale non protetto, al fine di tentare di prevenire la gravidanza. Essi operano principalmente prevenendo l’ovulazione o la fecondazione. Vi è la disponibilità di una serie di opzioni diverse, tra cui la pillola anticoncezionale ad alto dosaggio, il levonorgestrel, il mifepristone, l’ulipristal acetato e la IUD. La pillola levonorgestrel, se usata entro 3 giorni, diminuisce la probabilità di gravidanza dopo un singolo rapporto sessuale non protetto o la rottura del preservativo di circa il 70% (con un conseguente tasso di gravidanza del 2,2%). L’ulipristal, se usato entro 5 giorni, diminuisce la probabilità di gravidanza di circa l’85% (tasso di gravidanza 1,4%) risultando leggermente più efficace del levonorgestrel. Anche il mifepristone è più efficace del levonorgestrel, mentre l’inserimento di una IUD di rame è il metodo con maggior probabilità di evitare la gravidanza. La IUD può essere inserita fino 5 giorni dopo il rapporto sessuale e prevenire circa il 99% delle gravidanze dopo un rapporto sessuale non protetto (il tasso di gravidanza è tra lo 0,1% e lo 0,2%). Questo dato la rende la forma più efficace di contraccezione d’emergenza.

 

Fornire pillole contraccettive di emergenza in anticipo non influenza i tassi di infezione da malattie a trasmissione sessuale, l’uso del preservativo, i tassi di gravidanza globali o l’assunzione di comportamenti sessuali a rischio. Tutti i metodi hanno effetti collaterali minimi.

 

Doppia protezione

 

Per doppia protezione si intende il ricorso a due metodologie che impediscano sia il contagio di malattie sessualmente trasmissibili, sia la gravidanza. Questo si ottiene con i preservativi, utilizzati da soli o insieme ad un altro metodo contraccettivo o evitando rapporti penetrativi. In caso di forte preoccupazione per una gravidanza è, allo stesso tempo, una scelta ragionevole.L’utilizzo di due metodi contraccettivi in contemporanea è raccomandato anche a chi assumeva il farmaco anti acne isotretinoina a causa dell’alto rischio di difetti per il nascituro se veniva assunto durante la gravidanza.

 

Effetti sulla salute

 

Si stima che l’uso dei contraccettivi nei paesi in via di sviluppo abbia permesso la diminuzione del numero di casi di mortalità materna del 40%, cifra che può essere traducibile in circa 270.000 decessi evitati nel 2008, e potrebbe prevenire il 70 % delle morti se l’intera domanda di controllo delle nascite fosse soddisfatta. Questi benefici si ottengono per via della riduzione del numero di gravidanze non desiderate alle quali segue un aborto effettuato con metodi non sicuri e prevenendo le gravidanze nelle donne che presentano alti rischi nell’affrontarla.

 

La possibilità di ricorrere ad un controllo delle nascite, migliora anche la sopravvivenza dei bambini nel mondo in via di sviluppo attraverso l’allungamento del tempo tra le gravidanze. In questa popolazione vi si riscontrano i peggiori risultati quando una donna rimane incinta entro diciotto mesi dopo un precedente parto. Ritardare un’altra gravidanza dopo un aborto spontaneo però non sembra alterare il rischio e alle donne si consiglia, in questa situazione, di tentare una gravidanza ogni volta che si sentono pronte.

 

Le gravidanze nelle adolescenti, soprattutto in quelle più giovani, sono a maggior rischio di esiti avversi, tra cui la nascita prematura, un basso peso alla nascita e la morte del bambino. Negli Stati Uniti, l’82% delle gravidanze di ragazze tra i 15 e i 19 anni sono non pianificate. Una educazione sessuale completa e l’acceso ai metodi contraccettivi sono efficaci nel ridurre i tassi di gravidanza in questa fascia di età.

 

Posizioni giuridiche

 

I vari accordi inerenti ai diritti umani chiedono alla maggior parte dei governi di fornire metodi per la pianificazione familiare e servizi di informazione sulla contraccezione. Questi includono l’esigenza di creare un piano nazionale per i servizi di pianificazione familiare, di eliminare le leggi che limitano l’accesso ai metodi contraccettivi e assicurare la disponibilità di una grande varietà di essi tra cui quelli di emergenza. Si chiede inoltre una specifica preparazione per gli operatori sanitari. Se i governi non riescono a garantire questi aspetti, ciò può metterli nella condizione di aver violato obblighi derivanti da trattati internazionali vincolanti.

 

Le Nazioni Unite hanno lanciato, nel 2010, il programma Every Woman Every Child per valutare i progressi verso il soddisfacimento dei bisogni contraccettivi femminili. L’iniziativa ha fissato l’obiettivo di aumentare il numero di utenti del moderno controllo delle nascite a 120 milioni di donne in 69 paesi più poveri del mondo entro il 2020. Inoltre, vogliono sradicare la discriminazione contro le ragazze e le giovani donne che cercano contraccettivi.

 

Opinioni religiose

 

Le opinioni delle religioni riguardo l’etica del controllo delle nascite variano ampiamente. La Chiesa Cattolica Romana riconosce ufficialmente, in alcuni casi, solo la pianificazione familiare naturale, anche se un gran numero di cattolici, compresi alcuni teologi, tra i quali Vito Mancuso, accettano i moderni metodi di contraccezione. Tra i protestanti vi è una vasta gamma di punti di vista che vanno da sostenere tutti i metodi di controllo a rifiutarli in toto. Visto nella gamma giudaismo dalla setta ortodossa più severe per i più tranquilli riforma setta. Agli indù è consentito utilizzare sia i contraccettivi naturali che quelli artificiali. Una visione comune nella pratica buddista è che la prevenzione del concepimento sia accettabile, pur negando qualsiasi intervento dopo che esso sia avvenuto.

 

Nell’Islam, i contraccettivi sono consentiti se non minacciano la salute, anche se il loro uso è sconsigliato da alcuni. Il Corano non fa alcuna dichiarazione esplicita sulla moralità del controllo delle nascite, ma contiene dichiarazioni incoraggianti nell’avere figli. Si ritiene che il profeta Maometto abbia detto di “sposarsi e procreare”.

 

Fraintendimenti

 

Vi sono un certo numero di idee comuni sbagliate per quanto riguarda i rapporti sessuali e la gravidanza. Il ricorso a irrigazioni dopo il rapporto sessuale non è una forma efficace di controllo delle nascite. Inoltre, tale pratica è correlata ad un certo numero di problemi di salute e quindi non è raccomandata. Le donne possono rimanere incinte la prima volta che hanno rapporti sessuali e in qualsiasi posizione sessuale. È possibile, anche se non molto probabile, che una donna possa rimanere incinta durante le mestruazioni.

 

Stato della ricerca

 

Contraccezione femminile

 

Si ritiene che siano necessari miglioramenti sui metodi anticoncezionali femminili esistenti. Circa la metà delle donne che rimangono incinte senza volerlo utilizzano un sistema contraccettivo.Dal 2013 sono in fase di studio una serie di miglioramenti dei metodi contraccettivi esistenti, tra cui un’evoluzione del preservativo femminile, un migliore diaframma, un cerotto contenente solo progestinico e un anello vaginale contenente progesterone a lunga azione. Quest’ultimo sembra poter essere efficace per tre o quattro mesi ed è attualmente disponibile in alcune aree del mondo.

 

Vi sono un certo numero di metodi in fase di studio per eseguire la sterilizzazione attraverso la cervice. Uno riguarda l’inserimento in utero della quinacrina che comporta il verificarsi di cicatrici e infertilità. Se la procedura risulta essere poco costosa e non richiede abilità chirurgiche, vi sono preoccupazioni per quanto riguarda i possibili effetti collaterali a lungo termine. Un’altra sostanza, il polidocanolo, che funziona allo stesso modo è oggetto di studio. Un dispositivo chiamato Essure, che si espande quando è immesso nelle tube di Falloppio bloccandole, è stato approvato negli Stati Uniti nel 2002.

 

Contraccezione maschile

 

I metodi contraccettivi maschili includono il preservativo, la vasectomia e il coito interrotto. Tra il 25% e il 75% dei maschi sessualmente attivi userebbe un metodo ormonale se fosse disponibile. Al 2013, un certo numero di metodi ormonali e non sono in fase di sperimentazione, e non vi è una certa ricerca esaminando la possibilità di vaccini contraccettivi.

 

Un metodo chirurgico reversibile sotto inchiesta è l’inibizione reversibile di sperma sotto controllo (RISUG) che consiste nell’iniettare un gel polimerico, la stirene-anidride maleica in dimetilsolfossido, nei vasi deferenti. Una iniezione di bicarbonato di sodio elimina la sostanza e ripristina la fertilità. Una combinazione di un androgeno e un progestinico sembra essere promettente, così come i modulatori selettivi del recettore degli androgeni. L’esecuzione di una ecografia e metodi per riscaldare i testicoli sono stati sottoposti a studi preliminari.

 

5-298 K

 

6-148 K

 

7-207 K

 

8-93 K

 

9-71 K

 

10-208 K

 

11-187 K

 

12-175 K

 

Menotropina

 

La Menotropina (chiamata anche gonadotropina umana della menopausahuman menopausal gonadotropin o HMG) è un principio attivo per il trattamento dei disordini della fertilità. Si compone di gonadotropine che vengono estratte dalle urine di donne in post-menopausa, gonadotropine che sono solitamente l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo-stimolante (FSH). Spesso, contiene anche gonadotropina corionica umana (hCG).

 

I preparati di menotropina (il Menopur e il Repronex di Ferring) sono usati per stimolare gli ormoni innescando produzione di FSH e LH nel corpo. La menotropina è stata originariamente progettata per stimolare le ovaie delle donne a produrre più follicoli, rendendole così più fertili.

 

I preparati di menotropina che hanno origine da urine umane sono esposti al rischio teorico di infezione dai donatori di urina in menopausa. Tuttavia, la mancanza di una dimostrazione inconfutabile di infettività dopo l’inoculazione intracerebrale di urina in host infetti da TSE suggerisce che il rischio associato ai prodotti derivati da urine è puramente teorico.

 

La Practice Committee of the American Society for Reproductive Medicine riferisce che: “Rispetto ai precedenti estratti animali grezzi, i moderni prodotti a base di gonadotropine urinarie e ricombinanti altamente purificate hanno una qualità, un’attività specifica e prestazioni nettamente superiori. Non ci sono differenze confermate in sicurezza, purezza, o in efficacia clinica tra i vari prodotti a base di gonadotropine urinarie o ricombinanti”.

 

 

Indicazioni

 

Nelle donne si utilizza quando si ha un incompleta maturazione follicolare e gli altri trattamenti non hanno dato la risposta sperata.

Negli uomini quando le gonadi non ricevono un’adeguata stimolazione.

 

 

 

Isterosalpingografia

 

L’isterosalpingografia è una metodica contrastografica che si utilizza per visualizzare con un’immagine “a calco” l’utero (canale cervicale, istmo, cavità uterina) e le salpingi fino all’ostio addominale (estremità della tuba che si apre nel cavo peritoneale che riceve l’ovocita al momento dell’ovulazione).

 

Grazie a questa indagine si ottengono informazioni sulla morfologia dell’apparato genitale femminile, utili ad esempio nella diagnosi differenziale delle cause di infertilità.

 

Modalità di esecuzione

Con la paziente in posizione ginecologica si inserisce una cannula nella cavità uterina o al livello della cervice e si iniettano sotto guida radioscopica circa 10ml di mezzo di contrasto iodato e dunque si acquisiscono radiogrammi seriati.

 

Il mezzo di contrasto che si utilizza in questa metodica è una sostanza radiopaca e idrosolubile. Ciò è importante quanto le tube sono in diretta comunicazione con il cavo peritoneale che è in grado di riassorbire sostanze idrosolubili.

 

Il mezzo di contrasto determina un’opacizzazione progressiva dell’utero e delle tube (o salpingi) e, arrivato all’estremità di queste, tende a riversarsi in cavità peritoneale. A questo punto l’esame si interrompe poiché con l’acquisizione di radiogrammi seriati si è ottenuta la visualizzazione dell’intero apparato riproduttore femminile.

 

 

Preservativo

 

Il profilattico o preservativo (chiamato anche con il termine inglese condom e, in alcune regioni del nord Italia, goldone) è un dispositivo medico utilizzato come contraccettivo che ha anche funzioni di protezione nei confronti di malattie veneree, ed eventualmente di raccolta dello sperma eiaculato durante il coito.

 

 

Psicologia

 

Tra molti individui, soprattutto di sesso maschile, persiste una forte resistenza psicologica e ancor più culturale all’uso del profilattico. Questa diffidenza trova diverse parziali giustificazioni, ad esempio nel costo dello stesso, nelle (rare, ma possibili) eventualità di rottura durante il rapporto, o nella riduzione della sensibilità e quindi del piacere dovuta all’applicazione del profilattico; in realtà il problema principale, sul piano psicologico, è dovuto all’ansia causata dal timore di perdere l’erezione nell’atto di indossare il profilattico prima della penetrazione sessuale. Questo timore può però essere affrontato e risolto, o perlomeno ridotto, laddove il/la partner collabori fattivamente all’uso del profilattico, aiutando il partner a indossarlo sul pene eretto, trasformando questa fase del rapporto in uno dei preliminari allo stesso.

 

Utilità

L’uso del profilattico, diffuso anche nelle coppie stabili, è consigliato a maggior ragione nei rapporti occasionali, sia come anticoncezionale ma ancor più come protezione nei confronti di malattie sessualmente trasmissibili (MST), in primo luogo l’AIDS, ma anche epatite B, sifilide, gonorrea, clamidia, herpes genitale ecc.

 

La posizione delle confessioni religiose

 

La Chiesa cattolica ne vieta fermamente l’uso, in quanto è intrinsecamente immorale ogni azione – come, per esempio, la sterilizzazione diretta o la contraccezione -, che, o in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione. Per queste ragioni, la Chiesa cattolica richiede metodi conformi ai criteri oggettivi della moralità, e cioè con la continenza periodica e il ricorso ai periodi infecondi. Durante il viaggio in Africa, in volo verso il Camerun, martedì 17 marzo 2009 Benedetto XVI rilascia una dichiarazione ai giornalisti nella quale per la prima volta un pontefice pronuncia la parola “preservativo”, pur ribadendone la condanna.

Altre confessioni religiose, come la Chiesa Evangelica Valdese, i Testimoni di Geova, le Assemblee di Dio, ritengono che invece l’utilizzo del preservativo sia perfettamente lecito in quanto non introduce problemi di natura etica.

 

Reperibilità e costi

 

Non è inusuale la preferenza di taluni nell’acquisto presso distributori automatici o presso i supermercati piuttosto che nelle farmacie, con lo scopo di evitare di pronunciare un termine sentito ancora come sconveniente; va sottolineato in questo senso che alcune farmacie evitano di esporre le confezioni di profilattici in modo visibile e facilmente accessibile al cliente, e in alcuni casi perfino la vendita degli stessi sembra essere impedita da motivi ideologici o religiosi.

 

Conformazione

 

Il profilattico è formato da una sottile guaina di lattice, ma ne vengono realizzati anche in altri materiali sintetici che consentono di evitare rare reazioni allergiche. Si adatta perfettamente alla forma e alla dimensione del pene grazie alla sua notevole elasticità. L’interno è cosparso di sostanze lubrificanti che servono per evitare irritazioni e dolore all’uomo durante la penetrazione, non essendo il pene a contatto con i lubrificanti naturalmente prodotti dalla vagina prima e durante il rapporto. In commercio sono presenti alcuni profilattici non in lattice di caucciù, ma al momento sono prodotti per la maggior parte dalla Durex, che altresì possiede il brevetto del Duron, un derivato del poliuretano, resistente il doppio del lattice, inodore e con altre caratteristiche. Il produttore Akuel fornisce anche profilattici in poliisoprene, con la sua linea “Skin”.

 

Pro e contro

 

Pro

Il profilattico offre la migliore protezione contro il contagio da malattie sessualmente trasmissibili tra tutte le metodologie anticontraccettive disponibili. Uno studio effettuato nel 2000 dal Dipartimento della salute statunitense conferma che un uso tipico del preservativo riduce dell’85% il rischio di contrarre il virus dell’HIV. Tale studio, in cui sono stati esaminati i tassi di infezione in coppie sierodiscordanti, ha ricavato tale dato appurando che il tasso di sieroconversione annuale in coppie in cui uno dei due partner era risultato sieropositivo era inferiore allo 0,9%, a fronte di un tasso di infezione fra il 6% e il 7% riscontrato fra le coppie che avevano rapporti senza protezione. È opportuno aggiungere che comunque i dati sull’uso del preservativo erano autodichiarati dai partecipanti allo studio e, pertanto, non sarebbe corretto indicare tale dato come quello indicativo dell’efficacia del preservativo, che è strettamente legata all’uso che se ne fa. Il preservativo, pertanto, rimane un mezzo assolutamente sicuro a patto che lo stesso sia indossato prima della penetrazione e che lo stesso non si rompa o si sfili.

I profilattici sono liberamente acquistabili senza ricetta e visita medica.

I profilattici vengono venduti nei supermercati e tramite appositi distributori automatici, oltre che in farmacia.

In particolare, per quanto riguarda i rapporti occasionali, a differenza dei contraccettivi ormonali come la pillola anticoncezionale, il profilattico può essere utilizzato all’occorrenza, in pochi secondi.

La sua efficacia viene stimata con un Indice di Pearl (numero di gravidanze indesiderate nell’arco di anno considerando 100 donne) variabile tra 0,2 e 2.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in riferimento a un campione costituito da coppie americane monitorate durante il primo anno di utilizzo, indica il 2% di gravidanze indesiderate in caso di uso perfetto (continuativo e corretto) e il 15% di gravidanze indesiderate in caso di uso tipico (si considera l’intero campione, indipendentemente dal fatto che vi sia stato un uso perfetto).

 

Contro

Un preservativo integro e correttamente usato è in grado di bloccare con estrema efficacia la trasmissione di virus e agenti patogeni; ma, nel caso dovesse rompersi o sfilarsi durante il rapporto (in media, un rischio presente nell’1-3% dei casi, e quasi esclusivamente dovuto a un uso scorretto dello stesso), non elimina completamente le possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili (AIDS, epatiti, candidosi, gonorrea, sifilide ecc.). Perfino in questo caso, comunque, piccolissime rotture comportano un rischio di esposizione agli agenti patogeni che si valuta rimanere lo stesso molto più basso di quello che deriverebbe dal suo mancato uso (nei modelli sperimentali, il rischio ipotetico di esposizione alla matrice liquida che contiene gli agenti patogeni rimane infatti, anche nel caso di piccole rotture, inferiore di cento volte – ovvero >0,6% di rischio relativo – rispetto al suo mancato uso).

Può diminuire o alterare le sensazioni tipiche del coito per entrambi i partner, anche se alcuni modelli in commercio sostengono di enfatizzarle per il partner femminile, o di svolgere una funzione utile a ritardare deliberatamente l’eiaculazione negli uomini affetti da eiaculazione precoce.

Per alcuni soggetti il preservativo di lattice può causare reazioni allergiche.

 

Avvertenze d’uso

 

Se usato correttamente, cioè prima di cominciare la penetrazione e per tutta la durata del rapporto sessuale, sia esso vaginale sia anale, il profilattico evita che lo sperma entri a contatto con la vagina durante un rapporto sessuale, impedendo l’eventuale fecondazione. Contemporaneamente evita che le secrezioni dei partner entrino a contatto con le mucose riducendo ma non eliminando il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale, in primis il virus HIV.

È consigliabile leggere il foglio illustrativo contenuto in ogni confezione di profilattici.

È consigliabile, per chi non lo abbia mai utilizzato, provare a indossarne uno al di fuori del contesto di un rapporto sessuale. Ciò permette di prendere anticipatamente confidenza con il suo utilizzo, riducendo così il rischio di un uso scorretto o del non uso (per timore di apparire inesperti, soprattutto se giovani).

È molto importante, per non aumentare le possibilità di rottura del preservativo durante il rapporto, che lo stesso sia conservato in condizioni ambientali e di temperatura normali. Occorre pertanto evitare di conservarlo in luoghi esposti al sole oppure in portafogli o tasche dove potrebbe essere esposto al calore sviluppato dal corpo umano, e quindi danneggiarsi.

È inoltre consigliabile nel caso di rapporti anali o che pongono sotto stress il preservativo la scelta di preservativi fabbricati con materiali molto più resistenti come il poliuretano o il teflon e una minima lubrificazione degli orifizi con lubrificanti che non danneggino il profilattico: sono quindi da preferire i lubrificanti o i gel a base di acqua.

Dopo il rapporto è importante rimuovere il pene dalla vagina prima che questo si afflosci, tenendo ben saldo il preservativo tra le dita per evitare che questi si srotoli dal pene e rimanga all’interno della vagina.

 

Prima del rapporto

 

1- Strappare il contenitore avendo cura di non danneggiare il profilattico con unghie o anelli.

2- Appoggiarlo sulla punta del pene eretto. Non srotolarlo prima di indossarlo.

3- Tenendo premuto il serbatoio, srotolarlo sino alla base del pene.

4- Eliminare le pieghe lisciandolo con le mani, facendolo aderire completamente al pene, con particolare riferimento al glande.

5- Se il profilattico si sfila durante il rapporto, utilizzarne uno nuovo.

 

 

Dopo il rapporto

 

1- Togliere il pene dall’orifizio prima del termine dell’erezione avendo cura che il preservativo non si sfili: per fare ciò, tenere ferma con la mano l’estremità inferiore del profilattico sfilando lentamente il pene dall’orifizio.

2- Controllare se vi sono degli strappi tendendolo: anche una minima parte di liquido potrebbe fecondare la donna.

3- Fare scivolare il profilattico fino a toglierlo.

4- Annodarlo alla base per evitare fuoriuscite di sperma e verificarne l’integrità.

5- Gettarlo nel contenitore del secco indifferenziato/non riciclabile: il preservativo non è biodegradabile e gettato nel WC o sulla strada inquinerebbe per anni il territorio e il mare.

 

Profilattici femminili

 

Esistono in commercio, se pur poco diffusi, dei profilattici indossabili dalla donna, da inserire nella vagina prima del rapporto. Il loro funzionamento è analogo a quelli maschili.

 

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Coito

 

Cosa è il coito? Cosa significa coito interrotto? Il coito altro non è che l’atto con il quale il maschio e la femmina trovano accoppiamento, il coito è strettamente legato con la comparsa dei caratteri sessuali secondari e può avere inizio quando la maturità sessuale sia del maschio che della femmina è arrivata a maturazione, ovvero quando il maschio diventa capace di procreare e la femmina di essere fecondata.

 

Tralasciando il piacere e restando in termini biologici, il coito rappresenta un atto con la finalità di assicurare la continuazione della specie e, perché questo avvenga, le funzionalità degli apparati genitali femminili e maschili devono essere ottimali.

 

Tecnicamente durante il coito il maschio provvede a depositare le cellule seminali comunemente chiamate spermatozoi nel canale vaginale della femmina mediante l’introduzione del membro in erezione nella vagina, dove per mezzo dell’eiaculazione di sperma, gli spermatozoi hanno modo di raggiungere l’utero e le trombe uterine (luogo dove lo spermatozoo raggiunge l’uovo e lo può fecondare).

 

Prima del coito:

Il corpo prima dei coito si prepara con normali reazioni fisiologiche, nel maschio ha inizio l’erezione del pene e nella donna si innesca un meccanismo che porta ad una erezione del clitoride abbinata a quella dei capezzoli, aumento della concentrazione sanguigna nella zona delle piccole labbra e del tratto inferiore della vagina ed il restringimento del lume.

 

Durante questa fase di eccitamento le ghiandole di bartolini locate ai lati della vagina iniziano a rilasciare un liquido lubrificante che ha il compito di favorire la penetrazione del pene poi vi sono i movimenti che tipicamente si fanno durante il coito fino a raggiungere l’intensa sensazione conosciuta con il nome di orgasmo ed è proprio durante l’orgasmo che il maschio ha l’eiaculazione che consiste nella fuoriuscita dello sperma all’interno dei genitali femminili, segue poi un senso di rilassatezza e soddisfazione sia fisica che mentale.

 

Coito e fecondazione:

Se il coito avviene nel periodo fertile, ovvero quando le ovaie hanno rilasciato la cellula “ovulo” (il che avviene solitamente attorno al quattordicesimo giorno di ciclo), lo spermatozoo potrà dare atto alla fecondazione ed all’inizio della gravidanza.

 

Altre cose da sapere sul coito:

Nella donna l’orgasmo è spesso accompagnato da un riflesso contrattorio intenso da parte dei muscoli vaginali alla liberazione di oxitocina mentre durante tutto il coito tende ad avere un innalzamento della frequenza cardiaca ed un accentuarsi della respirazione. Nel maschio dopo l’orgasmo l’erezione tende a ridursi in modo più o meno rapido ed in lui subentra un periodo refrattario dalla durata variabile per il quale non risponde più agli stimoli sessuali, cosa che non avviene nella donna che potrebbe tranquillamente ripetere l’atto anche nell’immediato.

 

Problematiche inerenti al coito:

Purtroppo il coito può essere impedito per quanto riguarda il soggetto maschile, per malformazioni, disturbi nervosi o altre problematiche croniche o temporali che non consentono lui l’erezione dando vita ad un fenomeno chiamato impotenza e producendo la conseguente impossibilità alla fecondazione. Inoltre, qualora non fosse protetto con l’uso di anticoncezionali come il preservativo, il soggetto sano può essere contagiato da malattie come hiv, la sifilide,la blenorragia ed altre chiamate appunto malattie veneree.

 

Dubbi comuni sul coito:

Il coito si può effettuare anche durante la gravidanza, ma a questo punto è consigliabile astenervisi durante il primo mese, perché in quei giorni l’utero ha la tendenza a contrarsi e lo stimolo del coito può generare la ripresa del l’attività contrattile ed essere in alcuni casi causa di aborto. Pertanto meglio sempre consultarsi con il proprio ginecologo.

 

La donna durante il suo primo coito riporta la normale lacerazione/deflorazione dell’imene che in certi casi può essere anche relativamente dolorosa e comportare perdite di sangue.

 

Coito non solo per riprodursi:

Il coito, in quasi tutte le culture del mondo è comunemente inteso come normale svolgimento di un rapporto fisico eterosessuale, atto a raggiungere l’orgasmo non solo per procreare ma anche per dare piacere, in quanto scandisce una sensazione di massimo godimento per entrambi i soggetti ed è tanto importante da essere considerato di alta rilevanza dal punto di vista psicofisico per i soggetti che lo praticano.

 

 

 

Coito interrotto

 

 

Il coito interrotto (in latino coitus interruptus, detto anche onanismo) è una pratica contraccettiva, che consiste nella tempestiva estrazione del pene dalla vagina prima dell’eiaculazione, nel tentativo di evitare il contatto diretto dello sperma con la vagina.

 

Questa pratica, pur essendo ancora molto diffusa, non assicura alcun tipo di difesa dalle malattie veneree, ha inoltre una efficacia contraccettiva molto scarsa, ed è pertanto reputata un metodo contraccettivo inaffidabile e non sicuro.

 

Aspetti medici

 

La fuoriuscita pre-eiaculatoria di liquido seminale durante il rapporto sessuale è possibile sia a seguito di precedenti eiaculazioni, sia precedentemente alla prima eiaculazione, in modo quindi totalmente involontario per il soggetto maschile. Infatti, il liquido lubrificante pre-eiaculatorio costantemente emesso in modo automatico durante la penetrazione e prodotto dalle ghiandole di Cowper, è risultato contenere nel 37% dei casi quantità di spermatozoi dotati di motilità e quindi in grado di fecondare. Data poi l’ulteriore necessità dell’autocontrollo del soggetto maschile, che per le ragioni menzionate risulta comunque non sufficiente, non si può considerare il coitus interruptus un metodo in grado di offrire una sufficiente sicurezza anticoncezionale.

 

L’emissione spermatica è costituita da tre flussi, emessi con tre getti durante l’eiaculazione: nel primo si ha una prevalente componente prostatica lubrificante; nel secondo e nel terzo è preponderante la componente seminale, in una situazione solitamente individuabile dai suoi prodromi sintomatici, come calore e piacere diffuso e crescente; la terza parte svolge un’azione di pulizia all’interno dei tubuli, eliminando residui di liquido seminale eventualmente presenti. L’emissione patologica di sperma in assenza di orgasmo è detta invece spermatorrea.

 

Questi fattori sono tali da motivare il largo insuccesso di questa pratica contraccettiva.

 

Efficacia

 

In base all’indice di Pearl l’efficacia contraccettiva del coito interrotto è stimata in 18 gravidanze su 100 donne/anno, una donna su cinque che fa uso di questa pratica resta pertanto incinta. Il rischio di gravidanza può giungere anche oltre al 25%. L’efficacia del coito interrotto come metodo contraccettivo è pertanto assai scarsa. Come paragone, l’indice di Pearl con l’utilizzo della pillola contraccettiva è invece dello 0,3/0,5 per cento.

 

Aspetti psico-sessuali

 

L’utilizzo del coito interrotto, il quale insieme all’astinenza costituisce il metodo contraccettivo più antico (si ricorda infatti la figura di Onan) e fra i più applicati, può comportare problemi dal punto di vista psicologico e sessuologico, sia a livello individuale sia nella relazione di coppia.

 

Questi problemi si possono sintetizzare in due aspetti principali:

 

disparità fra uomo e donna nella gestione della contraccezione e dell’atto sessuale;

effetti potenzialmente controproducenti nella sfera del piacere.

 

Per quanto riguarda il primo punto, infatti, nella coppia che adopera il metodo del coito interrotto, la gestione della contraccezione viene rimessa all’autocontrollo del soggetto maschile. La parte femminile, quindi – ovvero il soggetto fisicamente esposto alla possibilità della fecondazione – risulta esclusa da ogni possibilità decisionale, ossia in posizione di passività rispetto alla gestione del proprio corpo, fatta salva la possibile adozione di posizioni sessuali che consentano alla donna di estrarre agevolmente il membro maschile con le mani. In questo senso, tale metodo è piscologicamente più indicato per coppie affiatate e formate da partner sessualmente esperti.

 

Per quanto riguarda il secondo aspetto, invece, il metodo, essendo basato sull’autocontrollo del maschio rispetto al proprio piacere, può dare origine a problemi sessuali, come ansia da prestazione, eiaculazione precoce oppure perdita dell’erezione.

 

Per quanto riguarda il soggetto femminile, invece, la ridotta durata dell’atto e la brusca interruzione dello stesso, nonché l’impossibilità di esercitare un controllo diretto, può determinare, insieme ad altri fattori – anche sessuologici, come la scarsa attenzione ai preliminari e all’orgasmo femminile da parte del soggetto maschile – ansia e difficoltà nell’eccitazione, fino a problemi come dispareunia e vaginismo, associate, in alcuni casi, alla mancata lubrificazione del tratto vaginale. Freud si era occupato di questa conseguenza del coito interrotto, ad esempio in uno scritto del 1895, dove collegava lo sviluppo della nevrosi d’angoscia, fra le altre cause, all’uso di questo metodo contraccettivo, in particolare laddove “il marito (…) interrompe il contatto (…) senza preoccuparsi dello stato di eccitazione della moglie”.

 

 

Coito riservato

 

Il coito riservato (lat. coitus reservatus, o unione salva), conosciuto anche come continenza maschile, è una forma di rapporto sessuale in cui il partner che esegue la penetrazione sessuale cerca di rimanere nella fase di eccitazione sessuale (o plateau) il più a lungo possibile per evitare così di raggiungere l’eiaculazione dentro il partner ricettivo: deliberatamente e volontariamente l’uomo rinuncia così al proprio orgasmo. Un altro termine utilizzato per questo tipo di relazione intima è quello di Karezza.

 

Secondo la teorizzatrice moderna di questa tecnica, l’ostetrica e ginecologa statunitense Alice Stockham (1833-1912), la parola Karezza da lei scelta per indicarla deriverebbe direttamente dall’italiano “carezza” o modalità dell'”accarezzare”; Alan Watts credeva tuttavia erroneamente trattarsi di una parola di origine persiana. Il concetto di Karezza è vagamente simile a quello di maithuna dell’induismo Tantra e del Sahaja dello Yoga.

 

Il controllo dell’orgasmo è un aspetto fondamentale delle pratiche concernenti la sessualità taoista, note come “cai Yin pu Yang” e “cai Yang pu Yin.

 

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Sesso intercrurale

 

Il sesso intercrurale (da inter- e crura-gambe), noto anche come rapporto sessuale interfemorale è uno dei tipi e delle forme di sessualità non penetrativa: il pene si trova stretto (generalmente da dietro, ma può eseguirsi facilmente anche dal davanti) tra le cosce del partner, e spinto per crear attrito spesso con l’ausilio di lubrificazione, simulando in tal modo il rapporto sessuale penetrativo. Può essere una pratica utilizzata sia nei rapporti etero che omosessuali.

 

Eterosessualità

 

Tra le sperimentazioni sessuali dell’età adolescenziale può esser presente anche il sesso intercrurale, questo soprattutto nell’interesse di evitare una gravidanza indesiderata o per mantenere intatta la verginità. La studiosa Shere Hite nelle sue ricerche del 1976-81 sulla sessualità femminile ha scoperto che alcune donne adulte, secondo quanto da loro stesse dichiarato, erano in grado di raggiungere l’orgasmo tramite contatto intercrurale il quale giungeva a stimolare il clitoride. Una variante eterosessuale del sesso intercrurale è una pratica conosciuta in Giappone come sumata.

 

Omosessualità maschile

 

Il rapporto intercrurale era il tipo più comune di sessualità pederastica nell’Antica Grecia, questo principalmente per il fatto che il sesso anale veniva considerato oltremodo degradante per il partner ricevente: il termine antico per indicare tale pratica era quello di diamērizein, ovvero “fare qualcosa tra le cosce”. Con questo nome è indicato nella commedia di Aristofane dal titolo Gli uccelli.

 

Lo storico britannico Kenneth Dover ne ha ampiamente discusso nel suo saggio del 1978 intitolato L’omosessualità nell’Antica Grecia (saggio), da cui derivano la maggior parte delle teorie vigenti in materia di sesso tra uomini nel mondo classico. Joan Roughgarden, biologa transessuale di Harvard, si riferisce alla posizione in piedi faccia a faccia descritta visivamente in molte raffigurazioni della Magna Grecia proprio come sesso intercrurale, definendolo così la “posizione del missionario gay maschile”: questo in una sezione del suo libro Evolution’s Rainbow del 2004 il quale si rifà ampiamente Dover.

 

Negli Stati Uniti il sesso intercrurale è conosciuto come “primo anno di Princeton”: il termine si riferisce al sistema in cui i veterani-rookie’s aiutavano le matricole ad adattarsi alla nuova vita universitaria in cambio di gratificazione sessuale tramite sesso intercrurale ed un sistema del tutto simile era presente anche ad Oxford dov’era conosciuto come “stile Oxford”, ma anche “sfregamento/strofinamento Ivy League” e viene incluso nell’ambito del frottage. Sembra così che in alcune università anglosassoni si sia spesso imitato il rito di iniziazione omosessuale-pederastico vigente nell’antica società greca.

 

I sinonimi riferiti all’ambito scolastico sono usati soprattutto nel corso del XIX sec per descrivere “horny young men during the long, cold winters away at all-boys schools”.

 

È stato ipotizzato che il sesso intercrurale abbia rappresentato una parte importante della vita intima di famosi personaggi della storia noti come omosessuali e/o bisessuali: secondo il suo biografo Richard Ellman il giovane Oscar Wilde fu introdotto al sesso intercrurale da Robert Ross, e sembra essere stata da allora in poi la sua attività sessuale preferita, oltre al sesso orale.

 

Si è poi speculato sul fatto che il leader Zulu Shaka possa aver incoraggiato il sesso intercrurale tra le sue truppe militari per rinsaldarne il morale e crear così la massima intimità e fedeltà reciproca.

 

Citazioni attribuite ai filosofi cinici nei riguardi di Alessandro Magno presuppongono, durante tutto il corso della sua vita, la pratica del sesso intercrurale tra il re macedone e il suo più intimo amico e compagno di battaglie Efestione.

 

Allo stesso modo i commenti fatti da uno degli amanti omosessuale di Abramo Lincoln lasciano intendere che fra i due si praticasse proprio il sesso intercrurale: cosa sostenuta anche recentemente dal biografo CA Tripp nel suo libro La vita intima di Abraham Lincoln del 2005.

 

Nonostante alcuni rappresentanti autorevoli del moderno ebraismo abbiano fatto propria la tesi secondo cui il sesso intercrurale non venga espressamente condannato in Levitico 18-20, e non riguarderebbe quindi le restrizioni religiose sulla sodomia, la questione è ancora oggetto di dibattito tra i maggiori rabbini.

 

La pratica intercrurale sembra poi esser stata comune in epoca medioevale, ad esempio un documento intitolato Il dibattito tra Elena e Ganimede descrive “le cosce scivolose e morbide di un ragazzo” come molto più desiderabili e preferibili rispetto all’ “amara e noiosa caverna/grotta femminile”. Tra le domande poste in confessionale ai giovani uomini durante il medioevo vi erano anche queste: “Hai commesso adulterio con un altro uomo tra le gambe?”, oppure “hai mai messo la tua virilità tra le gambe di un altro uomo?”.

 

Il sesso intercrurale è ancor oggi abbastanza comune in alcune società: durante una ricerca del 1997 sui bisogni e la salute sessuale, il 73% degli indiani intervistati a Calcutta hanno ammesso di avere regolari rapporti sessuali intercrurali.

 

Rapporti storico-etnologici riferiscono la pratica intercrurale tra adolescenti e bambini di sesso maschile in Sri Lanka e tra gli aborigeni australiani.

 

 

Menarca

 

Il menarca è il primo flusso mestruale della donna, che rappresenta l’inizio del periodo fertile. Esso dà segnale cosi di maturità nel sesso femminile così tale da essere in grado di sviluppare un nuovo individuo. L’età della sua comparsa è tra i 10-16, ma va negli ultimi anni a diminuire. È la fase che dà inizio all’età della pubertà, preceduta dalle fasi di adrenarca, pubarca e telarca. Il termine “menarca” deriva dal greco ed è composto dai vocaboli mén, ménos “mese” ed arché “inizio”; ciò sta ad indicare il carattere ciclico che assumerà il flusso mestruale dopo il suddetto. Il menarca è un importante indicatore sullo stato di salute della donna durante l’età della crescita, oltre che indicare il buon funzionamento dell’apparato riproduttore.

 

A provocare lo sfaldamento dell’endometrio, quindi il menarca, è la notevole quantità di androgeni liberati dall’ovaio a sua volta stimolato sempre per via ormonale dalla ghiandola ipofisi. Gli androgeni in genere provocano anche un forte scatto nella crescita in altezza.

 

Curiosità

 

Il caso di menarca riscontrato con la maggiore precocità è attribuito a Lina Medina che apparve tra gli otto mesi e i due anni e mezzo di età, il che permise alla bambina di rimanere incinta e partorire all’età di 5 anni, 7 mesi e 21 giorni.

 

 

Emmenagogo

 

Il termine emmenagogo (plurale: emmenagoghi) è utilizzato con riferimento a quei principi attivi, farmaci, o rimedi fitoterapici, in grado di stimolare l’afflusso di sangue nell’area pelvica e nell’utero, e, in alcuni casi, di favorire la mestruazione. Principi attivi con tali proprietà possono essere utilizzati nelle cosiddette terapie emmenagoghe, in quei casi in cui il flusso mestruale sia assente o rarefatto per cause diverse dalla gravidanza, come nell’amenorrea o nell’oligomenorrea.

L’etimologia proviene dal greco antico (ta)emmena = mestrui e agogos = che conduce (fuori)

 

Fitoterapia

 

Esempi di piante ritenute portatrici di proprietà emmenagoghe sono il lampone, il finocchio, la calendula (Calendula officinalis), la ruta (ruta graveolens) l’assenzio (Artemisia absinthium), l’artemisia comune (Artemisia vulgaris), il prezzemolo (Petroselinum crispum), l’angelica (Angelica archangelica), la noce moscata (Myristica fragrans), lo zenzero (Zingiber officinale), la camomilla (Matricaria chamomilla) e il ginepro sabina (Juniperus sabina).

 

2 Risposte a “DONNA – 8°”

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